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Ultimo atto

imagesLe cose vanno così  in questo Paese ultimo: le rendite di posizione  e gli orpelli che la definiscono sono come i diamanti: durano per sempre, anche se non hanno più ragione di essere. Gli ex parlamentari conservano i loro uffici e ci vorrebbe la forza pubblica per sfrattarli, gli ex commis godono dei privilegi di un tempo oltre che delle liquidazioni da nababbo, ex premier e presidenti conservano le costose scorte che dimostrano meglio dell’Oreal che qualcuno vale, nonostante i guardati a vista se ne lamentino davanti alle telecamere secondo un antico e banalissimo costume ipocrita e vittimista. Così accade che Sergio De Caprio, passato alle cronache come capitano ultimo, anche se oggi è colonello, noto per aver materialmente arrestato Riina il 15 gennaio del 1993, abbia la scorta da 25 anni, nonostante non sia più in Sicilia da 18 anni, che lo stesso boss sia passato a miglior vita e che l’ufficiale si sia da gran tempo occupato di tutt’altre questioni, sia passato per i servizi segreti dai quali è stato scaricato, sia stato al centro di un clamoroso errore giudiziario, il caso Barillà, costato oltre 4 milioni all’erario e sia stato anche tentato dalla politica di estrema destra ottenendo la bellezza di 9 voti. Ora non voglio passare in rassegna i dubbi che sono nati sulla dinamica del celebre arresto, sui ritardi che hanno portato a questo esito ( ci fu anche un processo in merito dal quale De Caprio e il colonnello Mori uscìrono assolti) e sulle tesi peraltro piuttosto consistenti che fanno risalire la cattura di Riina a un accordo fra Stato e Bernardo Provenzano. I propositi di vendetta che pure sono stati ipotizzati e di cui si è avuta qualche notizia, peraltro vaga, si fermano al ’93 e riguardano la volontà di Provenzano di vendicarsi, tesi peraltro più opportuna che credibile visto che la messa fuori gioco di Riina lo incoronò re della cupola. Peccato comunque che anche questo boss sia morto e che la mafia di quel periodo sia ormai scomparsa dando origine a qualcosa di ancora più temibile, ma affaccendata in tutt’altro.

Facciamo finta che tutto questo non esista, facciamo finta di essere un paese normale: a che serve ormai la scorta a un uomo che semmai dovrebbe scortare dopo un quarto di secolo? Nessuno lo ha mai spiegato chiaramente, anche perché se davvero ci fossero dei motivi reali sarebbero inconfessabili, ma ciò nonostante tutti i tentativi di levare la scorta al personaggio più che all’uomo sono miseramente falliti a cominciare da quello del 2009 per finire al 2014. Nel settembre scorso ci hanno riprovato ma guarda caso al capitano ultimo ormai colonnello senza compiti operativi, bruciano l’auto:  un avvertimento della mafia! Certo perché se per caso qualche antico vendicatore fosse ancora all’erta dopo tanti anni, la prima cosa che fa invece di sparargli  è di bruciarli la macchina come se fosse un teppistello  da quattro soldi agli ordini di un cravattaro.  A questo punto un’assicurazione casco fornita dallo stato sarebbe più utile, ma il Tar del Lazio si è trovato nella necessità “morale” di ristabilire la scorta dopo questo fattaccio di non chiara origine, lasciando il compito a un ulteriore giudizio .

Quello che però sorprende è la veemenza con cui l’ex capitano ultimo ha reagito alla sottrazione della scorta passando ogni limite e parlando di disprezzo verso alcuni magistrati, al punto che la stessa Arma dei carabinieri si è sentita di intervenire e di “stigmatizzare il tenore delle dichiarazioni a lui attribuite, lesive del prestigio di appartenenti a pubbliche Istituzioni”. Insomma è come se lo stessero scaricando visto che il peso del personaggio “ultimo” sovrasta ormai quella del capitano e colonnello reale di cui nessuno vuole disconoscere i meriti, specialmente quelli di non essere troppo intimidito dai politici, ma che ha necessità della scorta non tanto per evitare attentati che comunque potrebbero essere messi a segno, come purtroppo sappiamo bene, quanto per mantenere in vita il proprio stesso mito. Purtroppo dal momento che la decisione è arrivata sotto Salvini ha provocato le reazioni sdegnate dell’estrema destra, alleata di Berlusconi che come ben sappiano non ha nulla a che fare con la mafia, il silenzio degli innocenti centristi e la comparsa sul palcoscenico di Rita Dalla Chiesa che si chiede perché la scorta a Saviano e al capitano ultimo no? Già, ci si potrebbe riflettere, magari c’è qualcuno che nell’ombra odia a morte i plagiari.

Credo però che nell’insieme tutto questo sia un bell’assist alla mafia e alla criminalità organizzata: se ad ogni cattura bisogna dare la scorta per mezzo secolo a chi sta dalla parte della legge, allora tanto vale dargliela vinta. Se se ne arrestassero di più, magari il problema nemmeno si porrebbe.

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