Cose dell’altro mondo, anzi purtroppo di questo: Concita De Gregorio rivela che nelle elezioni per il Lazio qualcuno del Pd, uno stratega incognito, ma di peso, che nell’incertezza potremmo chiamare Dalemoni, dava i numeri e faceva il tifo per la Polverini. Potrete sentire con le vostre orecchie il ragionamento (la fortunosa registrazione è alla fine del post). La Polverini è spinta da Fini, se vince, anche Fini si rafforza e può trovare la forza di mollare Berlusconi per fare il terzo polo con Casini. In questo modo – sosteneva l’altissimo personaggio- il Pd verrà danneggiato poco e , complice la crisi economica potrà convolare a giuste nozze col centro.

Sembra di sentire gli echi di chi esaltava l’alleanza Pd – Udc a Macerata e considerava roba da nulla il successo di Pisapia e De Magstris che invece incarnavano una linea del rinnovamento dal basso e posizioni assai più radicali rispetto a questi mesti giochini parlamentari e aritmetici. Oltrettutto anche un po’ idioti.

Però vedete l’Italia è uno strano Paese perché la De Gregorio che ha narrato l’episodio tra l’ilarità di tutti, alla semi sconosciuta assemblea nazionale di Tilt, ha esordito dicendo che nessuno sapeva e diceva queste cose. E così mentre dobbiamo piangere sulle fesserie dei Dalemoni viene da chiedersi chi caspita lo doveva far sapere se non il giornalista a cui sono state rivelate? Perché viene fuori dopo anni e quando la protagonista non dirige più il giornale di riferimento del Pd? Perché non lo abbiamo nemmeno visto su Repubblica dove la giornalista lavora oggi, ma lo dobbiamo ascoltare nel salotto di Tilt?

Il fatto è che tutti finiscono per partecipare delle segrete cose, per essere in qualche modo conniventi in nome del proprio interesse. Per favorire insomma quella perdita di contatto tra partito ed elettorato da cui poi nascono questi  pensieri balzani e i deserti delle idee. Io dopo aver ascoltato una cosa di questo genere avrei trovato mille modi per dirlo anche senza rivelare il nome del peccatore, avrei fatto di tutto per denunciare il dilagare dell’ottusità. Certo magari non avrei diretto ancora a lungo quel giornale: ma non mi sarei mai sognato di far diventare triste e ilare aneddoto il disorientamento totale di un  partito assieme al mio silenzio. Dicono che il tempo è galantuomo, ma a volte proprio il tempo che si fa passare è  il brigante.