Non sono un economista, quindi non saprei calcolare quanta parte del debito pubblico italiano derivi dalle enormi risorse, dirette e indirette, che sono state concesse alla Fiat in 50 anni : di certo non si tratta di spiccioli. Eppure adesso la premiata Fabbrica Italiana Automobili Torino, sta eliminando la seconda e la terza parola dell’acronimo: si avvia a non essere più né torinese, né italiana. Ed anzi annuncia di voler chiudere dapprima lo stabilimento di Termini Imerese, ma senza un qualche chiaro impegno nemmeno sugli altri. Questione di costi, dice Marchionne, nel momento stesso in cui fa capire che ormai la Fiat è una multinazionale con interessi relativi nel nostro Paese.
Ripeto non sono un economista, ma non sono nemmeno così ingenuo da non sapere che negli Usa, il costo del lavoro è più alto che in Italia, che la Crysler è una specie di balena arenata la quale negli ultimi trent’anni ha rischiato di portare al collasso sia la Peugeot che la Mercedes, che le questioni produttive evocate non c’entrano proprio nulla, che in gioco ci sono soltanto i soldi del governo Usa, senza i quali l’impresa non sarebbe nemmeno pensabile.
In realtà la Fiat sta perdendo il pelo italiano, ma non il vizio e mentre Marchione con quell’aria da apprendista stregone sussurra di politiche industriali, sta semplicemente sostituendo lo Stato italiano, da cui ormai non si può spremere più nulla, con quello americano che invece ha ancora molto da concedere. Esattamente il contrario delle logiche di mercato alle quali ci si appella. Con in più il debole per l’America che hanno dirigenti e proprietari attuali.
Del resto tutto questo avviene nel disinteresse sostanziale del governo, che al contrario di quanto avviene altrove, si limita ad asserzioni di principio e, come dire, fa solo la mossa elettoralistica di difendere le fabbriche italiane, ma senza nessuna strategia, né idea concreta. Anzi in realtà agendo in segreto accordo con Marchionne.
Così rischia di finire tristemente tutto un capitolo dell’industrializzazione italiana, con un’azienda solo formalmente privata, ma in realtà di bandiera che ha trovato un nuovo elemosiniere. E che invece dei soldi restituirà soltanto debiti.