C’è qualcuno che sta vincendo questa guerra. Certamente l’Iran che sta dimostrando di resistere oltre ogni aspettativa all’aggressione israelo – americana e nel farlo sta cambiando gli equilibri planetari. Ma c’è anche un altro vincitore strategico che è la Cina, non solo la più grande potenza industriale del mondo, ma anche centro di equilibrio affidabile e agli antipodi delle follie americane. Questa potrebbe essere una sorpresa visto che i bene informati e gli analisti da tutte le stagioni ci avevano pomposamente spiegato che l’aggressione contro l’Iran, portata avanti con vergognosi pretesti, era in realtà un modo per mettere la Cina al suo posto e impedire ai Brics di divenire un’alleanza economica operativa. Ovviamente si trattava di giustificare l’ingiustificabile, di dare un qualche senso all’insensatezza e di nascondere l’esorbitante influenza di Israele sul milieu politico statunitense, ma si scontrava con dei dati di fatto che più volte, ma forse inutilmente, ho tentato di mettere in rilievo: la chiusura dello stretto di Hormuz ha certamente creato un problema di approvvigionamento a Pechino, ma in realtà marginale non solo perché le navi cinesi passano per lo stretto, ma perché solo il 15% dell’ economia cinese si basa sul petrolio e metà di questo oro nero è prodotto internamente, mentre molta parte delle importazioni deriva dalla Russia e/o da una panoplia di fornitori che non vedono l’ora di vendere più oro nero. Man mano che nuove centrali a carbone o nucleari o a gas entrano in funzione, man mano che le dighe sono trasformate in giganteschi generatori di energia, la quota del petrolio come risorsa energetica diretta diminuisce. A questo si aggiungano l’accumulo di molte riserve di petrolio accumulate negli anni e l’esplosione del solare che in Cina gode di un particolare vantaggio: il Paese ha infatti vaste aree di deserto freddo, vale a dire in latitudini temperate, e ciò permette di realizzare centrali solari senza sottrarre terreno agricolo, in zone che godono di buona insolazione per 350 giorni l’anno e per giunta con basse temperature che favoriscono il rendimento dei pannelli solari, al contrario delle zone calde.
Insomma il petrolio viene usato in gran parte per produrre urea e ammoniaca su cui si basano i fertilizzanti, acido solforico, ed elio: cito questi tre prodotti perché sono vitali per l’agricoltura, per l’estrazione dei minerali e per la produzione di apparecchiature elettroniche: Perciò paradossalmente la Cina sta traendo vantaggio (assieme alla Russia) dalla chiusura di Hormuz poiché può aumentare l’export di questi beni in altri Paesi in cui si fa già sentire la carenza di oro nero. In due parole l’influenza di Pechino, anziché diminuire, è aumentata. Se a questo aggiungiamo anche il quasi monopolio delle terre rare indispensabili all’elettronica e dunque alle armi, il fatto che Pechino centellina l’export di questi elementi, mettendo in crisi l’industria bellica americana, proprio nel momento in cui dovrebbe aumentare la produzione, si può avere un’idea di quale sia la situazione nel mondo reale. E per fare un esempio gli Usa ci metteranno anni a ricostruire i loro radar più potenti per i quali occorrono notevoli quantità di terre rare.
Ma questo è il meno. La cosa più importante è che nel corso di questa emergenza bellica, Pechino si è posta come un centro di attrazione globale, propendendo costantemente la pace e per il dialogo. Insomma la Cina si è rivelata un elemento di stabilità, laddove invece l’America appare isterica, violenta e del tutto inaffidabile. Tutti possono stare certi che un trattato con la Cina o un contratto con aziende cinesi sarà rispettato, mentre gli Stati Uniti sono totalmente inattendibili da questo punto di vista: Trump è solo l’epifenomeno di un processo di decomposizione iniziato molto tempo fa e che ora non sembra più aver bisogno di essere coperto da formalità e diplomazia, ridotta ormai a semplice inganno . Oltre a questo c’è il fatto che la Cina produce un’enormità di cose e le esporta, è ormai diventata anche una capitale mondiale della tecnologia, mentre gli Usa sono diventati essenzialmente degli importatori patologici e che basano proprio su questo il loro ricatto. Dunque è fin troppo ovvio a chi guarda la maggioranza del mondo: al supermercato e non alla banda di rapinatori che vorrebbero portar via la cassa, armi alla mano. Gaza è stata la fine di un’illusione, anzi di un’autoillusione e l’Iran ne è la prova del nove. Persino i complici si sentono ormai derubati dal capobanda che ha semplicemente messo da parte le buone maniere.


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. ” l’America appare isterica, violenta e del tutto inaffidabile.”
Penso sia inutile ricordarlo a porgi l’altra guancia putin, visto l’insistenza che dura oramai da un paio di lustri e più, nel cercare di fare accordi vantaggiosi, $$$, con gli ameri_cani a discapito dei soldati russi che muoiono o restano mutilati grazie agli euroanglo americani, per altro ricevendo solo calci nei denti.
Concordo e infatti sembra molto strana la ‘cronica’ guerra in Ukraina. Forse… chissa’, “vuolsi cosi’ cola’ dove si puote cio’ che si vuole.” A chi interessasse trascrivo il link all’ultimo video della mia serie (Shakespeare’s Views on the News -ep #5) che intreccia osservazioni sul momento (autentiche, in loco, vino sincero come diceva Renzo) con video-stralci altrettanto autentici, che (sempre a mio avviso) valgono piu’ di un trattato. — https://youtu.be/jaPhNi7ofd8