Non si sa come né perché, alcuni giornaloni che si ostinano a uscire su pagine piane invece che su rotoli che corrisponderebbero meglio alla loro natura – sia nell’uso moderno che in quello biblico cui tanto tengono – hanno pubblicato la notizia che l’Italia avrebbe vietato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella per le operazioni riguardo alla guerra contro l’Iran. Certe uscite hanno sempre una ragione o meglio un burattinaio nascosto e in attesa di comprendere bene quale possa essere, c’è da registrare la reazione indignata di Crosetto, ministro della Difesa per hobby e invitato a matrimoni per mestiere, il quale in un lungo e strampalato comunicato, ha detto che non è vero, che nulla è cambiato, che i patti internazionali continuano ad operare e che nessuno osi pensare che Sigonella non lavori a pieno ritmo per la guerra. L’unica cosa notevole in questo faticoso comunicato è che il ministro, davvero spericolato con le parole e le bugie, usa una parola latina e la sbaglia, scrive terzium e non tertium che è la forma corretta.

Il fatto interessante, in questa fetida commediola per filodrammatiche, è che molti hanno presa per vera la notizia e hanno esultato per la fugace quanto inattesa comparsa delle palle sui colli fatali di Roma. Ma è durata solo poche ore, giusto il tempo per creare sgomento nella sinistra guerrafondaia che non dice una parola sul tentativo di “gazare” l’Iran e in cui il pacifismo è considerato “divisivo”. Ma anche se, miracolosamente, la balla sparata dai giornali fosse stata vera, si sarebbe trattato di una mera ipocrisia: le vere operazioni contro l’Iran hanno una centrale operativa costituita dal Muos di Niscemi che è al cuore delle operazioni militari statunitensi e che permette di coordinare le azioni di droni, missili, navi e reparti operativi tramite le comunicazioni satellitari. Di questi impianti ce ne sono quattro sul pianeta, uno in Australia, un altro alle Hawaii, un terzo in Virginia e infine quello in Sicilia. Queste stazioni – che gestiscono un’apposita rete satellitare – sono il vero motore della guerra. Sigonella è solo una base secondaria in questa operazione poiché gli aerei ed i trasporti si concentrano soprattutto nelle basi americane in Grecia, più vicine al teatro di azione: Creta, dove giace la portaerei Gerald Ford, gravemente ferita dagli iraniani, Alexandroupolis, Aktion e Larissa. Si sarebbe trattato insomma dell’ennesima esondazione di doppiezza.

A mio parere tutto questo non senso ha tuttavia un senso: probabilmente il governo si appresta a prendere accordi con gli iraniani per il passaggio di petroliere dirette verso l’Italia e dunque la commediola aveva il solo scopo di ammorbidire Teheran in vista di questo scopo, facendo credere che, insomma, il governo di questa penisola americana non è poi tanto d’accordo con la guerra. Puro teatro Kabuki che nasconde il fatto di avere un padrone in più. Eh sì, altro che la riapparizione delle palle, si ha a che fare soltanto con i soliti coglioni. Che appunto tentano di fare l’unica cosa di cui sono capaci: coglionarci.