Benché questo non appaia immediatamente in mezzo ai fumi delle distruzioni, l’Iran ha già vinto la sua guerra sul piano strategico perché ha smascherato l’incapacità degli Stati Uniti di difendere davvero gli Stati del Golfo e le loro uova d’oro. Certo gli Usa non hanno bisogno del petrolio mediorientale perché sono ampiamente autosufficienti, almeno per ora, vista la rapida obsolescenza dei pozzi da fratturazione, ma non è questo il problema che hanno – ancorché, ovviamente i prezzi dei carburanti e quindi di qualsiasi altra cosa stanno aumentando anche da loro – perché tale è il sistema di profitto di cui sono gli incontrastati campioni. Il problema vero è il dominio del petrodollaro che consente agli americani di sostenere l’enorme debito dal quale sono gravati e in sostanza di mantenere uno stile di vita che fino ad ora ha garantito la pace sociale e dunque l’arricchimento senza limiti di una classe di oligarchi. Il meccanismo immagino che sia chiaro a tutti, ma cerco ugualmente di spiegarlo per far comprendere meglio la dinamica di una sconfitta che finora non appare ancora nella sua evidenza.
Qualunque Paese acquisti petrolio o gas dal Medio Oriente deve pagarlo in dollari e non in altre valute, perché questa è la condizione posta da Washington agli Stati del Golfo in cambio della loro difesa, o sarebbe meglio dire in cambio del sostegno alle petromonarchie assolute dell’area che, ben più dell’Iran, sono un anacronismo anche rispetto allo sviluppo che i soldi del petrolio hanno portato. Per comprare gas o oro nero occorre perciò procurarsi dollari che poi Arabia Saudita, Emirati, Kuwait eccetera eccetera, investono negli Usa, in operazioni di vario tipo, ma fondamentalmente in buoni del Tesoro americani che vanno a finanziare l’indebitamento di Washington. Ma cosa succede se la capacità degli Stati Uniti di difendere i Paesi, preservando gli impianti di produzione, si rivela un bluff? Per quale motivo essi dovrebbero ancora pretendere che i loro acquirenti paghino in valuta americana? È chiaramente un circolo vizioso: finanziando un debito tale che qualunque altro Paese non sarebbe in grado di sopportare, gli Usa possono mantenere una macchina militare affetta da gigantismo, ma abbastanza inefficiente se paragonata alle sue spropositate dimensioni. Però col venire meno di questo finanziamento sarà giocoforza diminuire le spese militari e ritirarsi dalle migliaia di basi piccole e grandi disseminate nel globo e in particolare attorno a quei Paesi che non stanno al gioco. Meno macchina militare, meno garanzie di difesa e crollo della pretesa che l’economia mondiale si appoggi al biglietto verde. Si tratta di un meccanismo implosivo che si è subentrato a una graduale sostituzione del regime monetario nel quale viviamo.
L’ Iran colpendo decine di infrastrutture gasiere e petrolifere ha smascherato la capacità statunitense di offrire una protezione reale e questo avrà conseguenze nel breve e lungo periodo, qualunque possa essere l’esito della guerra, perché essere sul carro del vincitore con tutte le proprie fonti di reddito distrutte, non è molto vantaggioso, tanto più che il grande Moloch di Washington sarebbe colpito in maniera probabilmente mortale dalla incapacità di ricevere flussi vitali di denaro da questa area. Senza dire che una volta morto il petrodollaro sarà un liberi tutti per l’intero pianeta. C’era ogni indizio sul fatto che un’aggressione contro l’Iran avrebbe potuto essere disastrosa per l’impero americano anche perché la guerra dei 12 giorni aveva ampiamente dimostrato la capacità di Teheran di colpire duramente Israele, anche se le salve missilistiche non si erano spinte oltre. Adesso esse colpiscono oltre alle basi americane, ai loro radar da 3 miliardi di dollari e alle installazioni petrolifere, anche gli impianti di desalinizzazione, essenziali per la vita di questi Paesi del Golfo. Cosa sarebbe Dubai senz’ acqua? Una volta finita la guerra e ripresa, con difficoltà e lentezza la loro produzione energetica che in ogni caso non tornerà più ai livelli di prima, si chiederanno perché continuano ad accettare il vincolo del petrodollaro se non ne ricavano alcun vantaggio. Ma senza quel fiume di denaro, gli Usa si avvicineranno pericolosamente all’insolvenza totale. Questo in un mondo che odierà l’America, non perché abbia a cuore giustizia e correttezza, ma perché sarà colpito da un Armageddon economico, qualunque possa essere l’esito della guerra.
L’unico modo di vincere per Washington sarebbe stato quello di non iniziare il conflitto. Adesso i rivali che gli Usa si prefiggevano di sconfiggere sono i veri vincitori: la Russia che sta mettendo in cascina un insperato tesoro e la Cina che si rafforza e consolida mentre gli Stati Uniti dilapidano la propria ricchezza e il proprio potere nel Golfo. Quando tutto sarà finito, la Cina apparirà come un alleato e un partner commerciale ben più affidabile.


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