Mi propongo di essere brevissimo, anche perché le cose sono talmente chiare per chi è ancora capace di pensieri chiari e distinti che non c’è bisogno di lunghe spiegazioni. Nello stesso giorno in cui una scuola a Minab è stata colpita, a quanto pare a causa di un errore di intelligenza artificiale nella selezione del bersaglio, provocando la morte di 165 bambine, Melania Trump si si appellava alle Nazioni Unite per la difficile situazione dei bambini nei conflitti. È un’immagine quasi perfetta del baratro che intercorre tra la realtà e l’auto rappresentazione dell’Occidente, convinto di esportare civiltà e progresso, così come un tempo si cantava di convertire i barbari infedeli. Dopotutto ogni cattiva coscienza deve avere un alibi, che sia un buon Dio con la barba bianca o una crudele divinità che ha un popolo eletto o il velo delle donne o un sistema di governo non gradito: questo non ha alcuna importanza perché anche il peggiore dei rapinatori deve credere di essere nel giusto, persino di condurre una battaglia sociale. Lo abbiamo sentito persino nelle esternazioni gente che scioglieva i bambini dell’acido, perché stupirsi di chi li massacra con le bombe.

Solo che questo gioco è fin troppo scoperto perché i governi occidentali mostrano sempre due pesi e due misure nella loro indignazione e nelle loro crociate. Ciò che è intollerabile in un luogo diventa non soltanto, ma persino lodevole in altri. In Iran, almeno nelle grandi città le donne non portano il velo, ma in Arabia Saudita sì, ma nessuna povera testolina ipocrita verrebbe assunta in un giornale se lo dicesse. il regime degli Ayatollah è demonizzato perché “teocratico”, ma non ha mai fatto guerre ed ha subito solo aggressioni, mentre Israele, dove l’aggressione nei confronti di altri Paesi viene teologicamente giustificata sulla base della Bibbia, sarebbe invece perfettamente democratico. In più mentre Teheran ha da decenni rinunciato alla bomba, Israele invece la possiede in barba ad ogni accordo sul nucleare. Si può davvero credere a questo manicheismo da supermercato? A quanto pare si, visto che persino quel cazzo buffo di Josep Borrell, durante il suo mandato come capo della diplomazia dell’Unione Europea, non vedeva alcuna contraddizione nel difendere tali doppi standard in quanto strumento necessario della politica. Pace all’anima sua, anche se potrei scommettere che è difficile intravederla.

Tutto è basato sugli interessi e l’interesse oggi, non certo dei popoli, ma delle élite occidentali è quello di uccidere i Brics nella culla, perché il loro potere finirebbe per estinguersi se non fosse esteso all’interno pianeta. La finanza alla fine non è che un gigantesco schema Ponzi che se fosse arrestato ai confini dell’Eurasia farebbe cadere queste concrezioni di potere che si intersecano tra imperialismo e controllo delle popolazioni, come foglie dagli alberi. Poiché l’Iran è un tassello importante della costruzione di un mondo multipolare, oltreché un ostacolo per la Grande Israele ,ecco allora che bisogna “normalizzarlo”, visto che l’Occidente non ha più la forza per uno scontro diretto con la Russia e con la Cina, ma deve mordere ai fianchi. E di certo non c’è migliore obiettivo di un Paese che ha sempre fatto da ponte tra l’Asia e l’Europa, che ha una civiltà millenaria che di certo non vuole svendersi per il piatto di lenticchie decorticate che i suoi nemici vorrebbero offrirgli. E, sebbene il futuro sia sempre in mente Dei, le cose sono semplici: se l’Iran riuscirà a resistere e a ribattere colpo su colpo come fa ora, allora la batosta per le varie incarnazioni del globalismo, deep state e Ue compresa, sarà tale da accelerarne visibilmente la fine, ovviamente non senza resistenze; se al contrario dovesse soccombere all’assalto che adesso si sta sempre più rivolgendo alle popolazioni civili, allora possiamo scordarci di essere affrancati da questa cupola e dal suo controllo su ogni atto della nostra vita, dalla barbarie morale e intellettuale che rappresenta. Di certo non sarà un Trump qualsiasi a fare da libertador, nonostante alcuni non abbiano ancora abbandonato le ingenue aspettative messianiche nei suoi confronti. Voglio dire che la lotta dell’Iran è la nostra lotta.