Un famoso detto cinese, attribuito a Confucio, anche se a torto, suggerisce di sedersi lungo la riva del fiume e aspettare il cadavere del proprio nemico. Vale a dire evitare azioni dirette, violente, inconsulte e lasciare che il nemico compia errori fatali. Certo Confucio o chi per lui non poteva immaginare che un giorno ci sarebbe stato Trump che è l’avversario ideale da questo punto di vista. E per comprenderlo bene occorre fare qualche passo indietro e ripercorrere una storia che adesso appare paradossale. Dopo aver vinto le elezioni presidenziali del 2016, Trump stracciò l’accordo nucleare statunitense con l’Iran, un accordo che imponeva un rigoroso monitoraggio internazionale per garantire che le attività di arricchimento fossero destinate esclusivamente a scopi civili e non potessero essere utilizzate per produrre un’arma nucleare. Rinnegando il solenne trattato Trump iniziò invece a imporre severe sanzioni economiche, con l’intento di strangolare l’economia iraniana e impedire a chiunque di acquistare il suo petrolio.

Ora va detto che tutto ciò già era la spia di una sottomissione di The Donald alle esigenze e alle mire imperialiste di Israele, perché quello del nucleare era solo un pretesto: difficilmente oggi si penserebbe di realizzare un’atomica con l’uranio arricchito che, oltretutto è molto sorvegliato, ma si usa invece il plutonio 239 che viene prodotto nelle centrali nucleari che usano uranio arricchito e poi separato chimicamente dal materiale esausto. Ad ogni modo le sanzioni imposte da Trump e mantenute dal suo successore Biden, che anzi le inasprì, causarono gravi danni all’Iran, disseccando la principale fonte di valuta estera del Paese. Alla fine, quasi tutto il petrolio iraniano era destinato alla Cina, che grazie alla presenza di raffinerie molto piccole e dunque in grado di non risentire in maniera significativa delle ritorsioni finanziarie americane. Poiché l’Iran non era in grado di vendere gran parte del suo petrolio, le eccedenze venivano stoccate in mare su petroliere noleggiate, in attesa che si trovasse un acquirente. Tuttavia questo metodo di strangolamento è apparso troppo lento all’impaziente Trump che alla fine si è unito a Israele nel lanciare un attacco militare su vasta scala contro Teheran,  uccidendo i suoi vertici e dando inizio a una massiccia campagna di bombardamenti che, a suo dire, avrebbero posto fine alla guerra con una vittoria totale in pochi giorni. Sebbene fosse stato avvertito delle gravi conseguenze globali di un blocco iraniano di quella vitale via navigabile, era convinto che i rischi fossero trascurabili perché avrebbe vinto subito, prima comunque he qualsiasi interruzione del traffico petrolifero potesse avere un impatto significativo.

Erano calcoli sbagliati e così adesso si ritrova con la metà delle petroliere dell’intero pianeta ferme nel golfo e senza poter nemmeno pensare di poter forzare il blocco iraniano, perché la Us Navy andrebbe incontro a una decimazione, sotto le salve di missili e di proiettili di cannone che gli iraniano hanno lungo le loro coste frastagliate. Questo scenario era stato peraltro studiato durante le  esercitazioni militari “Millennium Challenge 2002” e si vide che un simile  tentativo di tenere aperto Hormuz sarebbe stato assolutamente disastroso. Il tenente generale dei Marine Paul K. Van Riper interpretò il ruolo degli  avversari iraniani e in quell’esercitazione affondò con successo una portaerei americana insieme alla maggior parte delle navi da guerra. Ed ecco che compare il cadavere lungo il fiume: il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero aiutato l’Iran a vendere il petrolio stoccato lungo le sue coste, abolendo di fatto tutte le sanzioni messe da Trump: la paura di un collasso economico ha portato all’assurdo di permettere che l’Iran. Sebbene la notizia sia stata riportata dal New York Times , a quanto pare pochi si sono accorti di questo bizzarro sviluppo, che dà pienamente la misura delle catastrofiche scelte della Casa Bianca.