Questo è solo un divertissement in mezzo alla tragedia che stiamo vivendo, impastata in ugual misura di stupidità, di perdita di senso morale e di rispetto delle regole che persino l’immoralismo più radicale deve avere. E dunque mi metto a spiegare il titolo che non vuole soltanto sottolineare la grossolanità del presidente americano e il suo essere dominato da passioni intestinali, ma ha un preciso riferimento anche a un personaggio storico ovvero Marco Licinio Crasso, che in latino restituto, suona più o meno come Markus Likinius Crassus. Egli fece parte del primo triumvirato con Pompeo e Cesare, una specie di alleanza informale tra personaggi eminenti della politica romana che si scambiavano reciprocamente favori. In realtà egli era stato coinvolto in questa formula politica esclusivamente a causa della sua immensa ricchezza immobiliare perché politicamente i tre erano distanti gli uni dagli altri: Cesare aveva combattuto dalla parte dei democratici per ripristinare i diritti dei tribuni della plebe, Pompeo si era barcamenato un po’ tra gli uni e gli altri, mentre il nostro Licinio stava dalla parte dell’aristocratico Silla e della sua visione oligarchica. Cosa che fece la sua fortuna: nella battaglia di Porta Collina egli riuscì, nella confusione del momento, a mettere in fuga una colonna di sanniti che stava per sopraffare l’esercito aristocratico e così gli venne concesso di appropriarsi dei beni immobiliari delle persone che erano nelle liste di proscrizione di Silla.

A quel tempo Pompeo era già considerato un grande generale, non solo per le sue imprese in Spagna e in Africa, ma anche per aver di fatto reso stabile la conquista romana dell’Anatolia e della Siria, mentre Cesare, che in realtà si pronunciava Kaesar (i latini articolavano tutto il dittongo), non aveva ancora al suo attivo la celebre campagna gallica, ma aveva grande influenza politica, visto che, tra l’altro, aveva prima sposato Cornelia, la figlia di uno degli uomini più in vista della fazione democratica, ma una volta morta, aveva impalmato in terze nozze una nipote di Silla. Fatto sta che dopo alcuni anni di scambio di favori il povero Licinio appariva come un uomo di secondo piano, buono solo a finanziare le imprese degli altri due. E allora decise di spendere la sua influenza per ottenere il governatorato della Siria con un piano segreto: allargare il territorio del suo proconsolato a spese dei Parti, in pratica dell’impero persiano. Non c’era alcun motivo strategico per farlo, ma solo questioni di ambizioni personali: infatti avanzò stupidamente con i suoi 32 mila legionari attraverso il deserto siriano, per attaccare le truppe partiche che erano note per i cavalieri catafratti, ossia pesantemente corazzati e per gli arcieri a cavallo che colpivano e poi si ritiravano in fretta. Ma non se ne preoccupava perché alcuni traditori (rivelatisi poi falsi traditori) gli avevano detto che questi cavalieri avrebbero ben presto esaurito le frecce e dunque perso la loro efficacia. Così si presentò davanti all’esercito dei Parti con gli uomini stanchi per l’attraversamento del deserto e senza alcuna idea di come poter far fronte agli arcieri a cavallo, che in realtà non esaurirono affatto le loro frecce. Vicino alla città di Carre, dove si era rifugiato dopo un primo scontro sfavorevole, fu definitivamente sconfitto e ucciso. La battaglia di Carre, cui si riferisce l’ immagine di apertura, è considerata una delle tre più grandi sconfitte – Teutoburgo e Adrianopoli sono le altre – subite dalle legioni nella lunghissima storia dell’impero romano.

Adesso abbiamo un altro Crasso, in pratica un palazzinaro come lui, che vuole conquistare la gloria e ha giocato tutto sulla convinzione, datagli da imbecilli e traditori, che i Parti avrebbero ben presto esaurito le loro frecce. Ma ancora una volta non è stato così, anzi è proprio il palazzinaro comandante che sta esaurendo le munizioni. Ora, se anche Marco Likinio fosse sopravvissuto, sarebbe stato un cadavere politico come Donald John Trump.