Voglio tornare ancora una volta sulle tesi secondo le quali Russia e Cina avrebbero lasciato solo l’Iran a vedersela contro gli stragisti seriali del complesso Usrael, altrimenti detto banda Epstein. Si tratta di una tesi priva di qualsiasi consistenza e che in alcuni casi nasce all’interno della propaganda coperta dei guerrafondai, quella che condanna le aggressioni, ma per ottenere lo scopo di mostrare come ad esse non ci si può sottrarre e che i barbari vincono sempre. Sciocchezze, e insisto su questo, perché in realtà dall’aggressione del tutto immotivata all’Iran, dalla messa al bando di ogni diplomazia se non intesa come trucco e mero inganno, sta nascendo qualcosa di nuovo che va oltre la struttura immaginata per i Brics e si trasforma in un’alleanza di difesa Ric+, nucleo che, col tempo, si libererà dei pesi morti e dei doppiogiochisti come l’India di Modi, per acquisire partner più affidabili e affermarsi con più vigore contro le pretese e le violenze di un impero in agonia. Ed è proprio per questo che un Trump disperato per il passo falso commesso, si è rivolto a Putin perché cerchi una qualche via d’uscita che non lo condanni alla gogna della storia. Ma usiamo Trump per dire America nel suo complesso.

Come è noto, la Cina ha fornito una sofisticata nave radar, tra le più avanzate del mondo, capace di mappare tutta l’area mediorientale, radar a lunghissimo raggio basati a terra, missili antinave e soprattutto una sorveglianza capillare dallo spazio per cui Pechino ha impegnato e sta impegnando quasi 300 satelliti a rotazione. La Russia dal canto suo ha dato a Teheran le batterie di S300 e S400 che intercettano con successo i missili degli ingiusti, anche se ovviamente questo è top secret per l’uomo della strada europeo o americano, ma ha anche fatto partecipe l’Iran di molte delle esperienze maturate in Ucraina, fornendo una panoplia di sistemi, dai nuovi droni Geran 3 e 5, più potenti, veloci ed elusivi, alle tecnologie di jamming alla mappatura satellitare che, insieme a quella cinese, hanno permesso di distruggere molte postazioni di Thaad, Patriot e altri sistemi di difesa aerea. Anzi a quello che si sa, già una settimana prima dell’attacco, Mosca ha trasmesso alle forze armate iraniane il piano dettagliato di attacco statunitense completo di molti obiettivi, piattaforme di lancio e sequenze di tiro. Non c’è bisogno di sottolineare come proprio questo elemento sia stato fondamentale per permettere a Teheran, nonostante la decapitazione dei vertici, di resistere al primo colpo e poi di cominciare a frantumare gli avversari. Tutto questo senza un vero e proprio patto di difesa.

Russia e Cina dal canto loro ne hanno tratto vantaggi enormi: il passaggio di petrolio attraverso Hormuz, bloccato per gli altri, è libero invece per Pechino che addirittura ha aumentato il proprio traffico di oro nero dall’area visto che i fornitori offrono sconti pur di vendere qualcosa, mentre la Russia, ormai uno dei pochi esportatori di energia non intrappolato nel Golfo, ha visto crescere non solo i prezzi delle proprie materie prime, ma anche i propri clienti e sta dirottando il proprio gas liquefatto dai porti europei a quelli asiatici dove viene pagato meglio. E questo mentre gli impianti di liquefazione del Qatar sono fuori uso e lo rimarranno a lungo anche dopo la fine del conflitto. Insomma la guerra contro l’Iran è diventata una miniera d’oro per la Russia. Nel contempo stanno ottenendo una vittoria morale sull’impero, che a questo punto rischia di diventare il diretto responsabile di un collasso economico senza precedenti: o ammette la sconfitta e la fa subito finita, sacrificando qualche pagliaccio di potere, oppure continua nell’aggressione e arriverà alla guerra civile. Inoltre non passerà molto tempo che parte dell’Europa rinnegherà quelle élite che l’hanno portata alla rovina e che anche in questa occasione la stanno trascinando nel baratro: si avvicineranno alla Russia piuttosto che ai barbari dell’estremo occidente. Non tutto il male viene per nuocere.