Una delle caratteristiche delle trappole è che più la vittima si agita, più esse si stringono. E talvolta capita che il cacciatore si trovi impigliato nelle sue stesse corde, così che diventa preda di se stesso. Questo è ciò che appunto sta capitando a Trump: per carattere e vanagloria, oltre che ingannato da informazioni manipolate dai servizi o almeno da una certa parte dei servizi, si sta mettendo all’angolo da solo. Dapprima ha davvero pensato di poter rapidamente fare la pace in Ucraina, perché gli avevano detto che la Russia era con l’acqua alla gola e quindi sarebbe stata contentissima di qualunque offerta che avrebbe potuto salvarle la faccia. In realtà era la Nato in queste condizioni e dunque i suoi propositi di pace, basati su un bias cognitivo, sono saltati. Poi, rendendosi conto di aver deluso parte del suo elettorato e di essere sempre più esposto alle richieste della lobby sionista, ha cominciato a fare il bandito, sempre pensando che le sue vittime avrebbero ceduto facilmente alle minacce: così non è stato e allora ha dovuto mettere in piedi la scandalosa operazione Maduro e quella della Groenlandia cacciandosi in tante piccole trappole di Tucidide dalle quali è difficile tirarsi fuori. Compresa la vicenda dei dazi, che magari potrebbero anche servire a una reindustrializzazione degli Usa, ma a lungo termine, questione di decenni, mentre nel breve periodo della sua presidenza finiranno per creare solo incertezza e inflazione.
Ossessionato dalle elezioni di medio termine e convinto di poter essere messo sotto impeachment se vincessero i democratici, ha cercato di rispolverare in qualche modo l’immagine di un’America imperiale, sia pure non più unipolare che comunque piace molto, non solo ai suoi elettori e perciò si è messo in situazioni da cui adesso non può più uscire senza fare la figura del perdente. Anche e soprattutto con l’Iran, in questo caso fomentato da Israele, si è inoltrato in una strada senza uscita: convinto dai suoi consigliori e da Netanyahu che una rivoluzione colorata avrebbe potuto avere successo se accompagnata da misure economiche choc, come il crollo della divisa di Teheran, coordinata dalla finanza internazionale, si è lasciato via via invischiare in una situazione perdente. Adesso prima o poi dovrà per forza bombardare per non fare la figura del pallone gonfiato, anche se l’Iran può infliggere gravi perdite alle forze americane e può chiudere lo stretto di Hormuz così da strozzare l’afflusso del petrolio medio orientale, il 40 per cento del traffico mondiale, causando proprio all’Occidente un disastro economico senza precedenti.
Il risultato di tutto questo affannarsi senza in realtà comprendere le dinamiche reali, ha avuto un pessimo risultato per gli Usa: la sempre più netta ascesa di oro e argento e la sempre maggiore vendita di titoli del Tesoro americano, soprattutto da parte dei paesi Brics e in particolare di Cina, India, Russia e Brasile. Ci si libera di assetti in dollari e si comprano oro e argento che sono arrivati, nell’ordine, ai 177 dollari e ai quasi 4 dollari al grammo. Se si tiene conto che l’argento, oltre ad essere un bene rifugio, è un elemento necessario a gran parte dell’industria dei semiconduttori, così come dei pannelli solari o delle auto elettriche, tanto che se ne utilizzano per questi scopi 16 mila tonnellate all’anno, si può capire l’impatto che questi prezzi possono avere. L’aumento delle quotazioni di beni rifugio è quasi normale durante le grandi crisi, ma in questo caso la crescita impetuosa di oro e argento va direttamente a scapito degli investimenti in dollari e dunque comincia ad assottigliare le riserve delle banche centrali e dei privati nella divisa americana, riducendo nei fatti il potere di Washington. Dunque l’oro si sta trasformando in criptonite per Clark Kent, alias Superman, alias Trump. A volte la semplicità delle favole è molto esplicativa.
In questa situazione si potrebbe pensare che l’Europa, sottomessa com’è, continui ad essere un buon territorio di caccia per i buoni del tesoro Usa e che quindi Washington faccia tappeti rossi verso gli investitori del Vecchio Continente. Al contrario con la questione della Groenlandia, Trump sta mettendo in crisi questi rapporti. E da quello che si legge gli europei o quanto meno l’Ue e i britannici potrebbero mettere una pietra sopra lo scippo dell’isola, solo se gli Usa ritornassero a sostenere con tute le loro forze il regime del pagliaccio Zelensky. Siamo così tornati al punto di partenza, così come accade nei gironi infernali. Per non farsi mancare nulla, l’insieme di queste mosse, unita anche alle imprese omicidiarie dell’Ice, sta facendo calare in maniera impressionante il consenso nei confronti di Trump, come si vede dall’immagine a destra che può essere ingrandita cliccandoci sopra. Il che costringerà l’inquilino della Casa Bianca ad aumentare il suo avventurismo alla ricerca di una qualche vittoria. Un cane che si morde la coda pensando che sia un osso.


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Spertrump vuole la Groenlandia, non bastava un isoletta nel mediterraneo. Make amerirca great.
Ufficialmente Washington affermava che l’HAARP ha la funzione di studiare la ionosfera ed evitare gravi fenomeni atmosferici, ma più di uno studioso ipotizza che i test e le attività della megastazione dell’Alaska servano invece a creare enormi perturbazioni ambientali e climatiche. L’ utilizzo delle antenne MUOS per fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema HAARP, è stato più volte denunciato come queste tecnologie possono servire “a causare terremoti o altri fenomeni come siccità, uragani, inondazioni, ecc., sia indirizzando le emissioni sul nucleo della terra (influendo così sul magnetismo terrestre), sia indirizzandole sulla ionosfera”.
Farlo al polo nord, non vi dico che grado di penetrazione ed infiltrazione, cavitazione e risonanza ed amplificazione avrebbe. Si sono proprio Pazzi, come sostiene Putin
Immagina il pianeta ribollire, coprirsi di bolle e crosticine, vibrare ed infine collassare in un corpo fumante e senza respiro..
Gli Usa non si rassegneranno mai ad essere il numero 2.
Il regno millenario del Vril, il IV Reich è degli irriducibili.
Il Muos e Niscemi, La fine della Siria? Il karma.
Toponimo di Niscemi.
Sull’origine del nome sono state formulate varie ipotesi. Secondo alcuni documenti il nome del feudo su cui fu costruito il borgo ha sempre avuto nome Niscemi: in alcuni documenti antichi, tale nome è riportato in latino come Nixenum, ma fu anche chiamato Nixima e successivamente Niscimi. Secondo questa teoria il nome è di derivazione araba ed è dato dalla composizione di Ni che è quasi certamente la contrazione dell’arabo beni che vuol dire uomini e scemi che significherebbe siriani.
In virtù di queste considerazioni, secondo gli studiosi, Niscemi potrebbe così significare Uomini Siriani o Gente Siriana o altro ancora.
“C’è poi il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti”.Come reagisce la falda freatica a contatto di irraggiamenti di caduta, rimbalzo dalla ionosfera?Repellenza, dicesi.Il terreno non ha piu’ subsidenza e sprofonda come un soufflè.Kriptonite, già. La pietra della Kripta.