Quando è iniziata l’operazione speciale con cui Mosca ha deciso di intervenire per impedire il pogrom della popolazione russofona in Ucraina, i russi già avevano missili ipersonici di cui gli americani – dunque la Nato – non disponevano e di cui non dispongono neanche oggi. Quando il prototipo che è in studio da due anni, peraltro con scarso successo, verrà messo in linea sarà comunque di gran lunga inferiore per velocità e manovrabilità a quelli russi e anche cinesi. È vero, la Russia era un po’ indietro nei sistemi Isr, ma questa lacuna oggi è stata largamente colmata e nel frattempo sono usciti l’Oresnik, che ha la potenza di una piccola bomba atomica pur essendo a carica convenzionale e può viaggiare a Mach 10, il Poseidon, una sorta di enorme siluro a propulsione nucleare che porta una testata atomica di grande potenza, capace di navigare per milioni di miglia nautiche e per un tempo indefinito per colpire a sorpresa in qualunque parte del globo. Per non parlare delle armi a energia diretta che si vanno realizzando e che la foto di apertura illustra. In ultimo è arrivato il Burevestnik un missile da crociera anch’esso a propulsione nucleare in grado di volare per settimane a dieci metri di altezza dal suolo o dall’acqua e centrare qualsiasi obiettivo sul pianeta. Quest’ultima arma realizza un sogno: quello di un reattore atomico miniaturizzato e di avviamento veloce che gli Usa avevano studiato, non riuscendo a risolvere i problemi insiti in una realizzazione di questo tipo. Si tratta di una tecnologia che avrà infinite ricadute al di là del suo utilizzo bellico.

Ho fatto questa breve panoramica per rendere chiara la situazione che si è creata e porre una domanda: come è possibile che gli Usa e l’Occidente complessivo, che fino a quarant’anni fa godevano di una superiorità tecnologica complessiva molto evidente, si ritrovano adesso così indietro? Una parte di questo declino è dovuto ad un intrinseco e subliminale razzismo che suggeriva idiozie: per esempio che delocalizzando in Cina gli autoctoni non sarebbero mai stati in grado di prendere l’iniziativa e questo pur avendo sotto gli occhi l’esempio del Giappone. Un’altra parte deriva dalla tecno ideologia neoliberista secondo cui sistemi ampiamente gestiti dal pubblico non hanno le capacità di esprimere una produttività paragonabile a quello delle società privatistiche e tendenzialmente neofeudali che si stavano affermando in Usa e nel resto dei Paesi occidentali. Quest’ultima è la causa prima della deformazione culturale da cui siamo stati travolti, che si potrebbe condensare come il passaggio dal sapere alla produttività: ciò che conta è che una nozione sia in qualche modo immediatamente produttiva e “vendibile”, in un contesto in cui l’orizzonte si restringe a volte a pochi mesi. Specialmente ai livelli alti non ha più importanza il peso specifico degli studi, la loro verità, ma la quantità: Einstein e Heisenberg sarebbero considerati fisici di terzo piano con le loro scarse pubblicazioni a confronto con le decine di paper, ricerche e interventi che oggi uno scienziato deve avere per essere considerato produttivo. Che poi si tratti di cose di nessuna importanza non conta, ci vuole la quantità. Il dubbio sistematico che è il cuore della scienza è stato sostituito da succedanei, dai format e dai protocolli di conformità che garantiscono la congruenza e l’adeguatezza. Sono queste le cose che danno accesso alle università, alle borse di studio, alle carriere, ai fondi di ricerca: si può anche essere un cretino, ma con un buon ranking costruito su mille inutili sciocchezze si è immediatamente autorevoli. Oggi bisogna esse docili per fare carriera in campi dove il sapere e la conoscenza neutrale dovrebbero essere l’imperativo categorico.

La selezione viene fatta in base alla normalizzazione e questo si vede benissimo nel meccanismo di approvazione delle ricerche: i ricercatori che fanno la revisione paritaria, si aspettano lo stesso trattamento da parte di chi li giudicherà in altre occasioni. Si tratta di un salottino dove si scambiano favori e questo ovviamente accade in tutti i campi. Così assistiamo all’ameno spettacolo degli intellettuali che si lodano tra di loro per non aver detto nulla di nuovo, ma solo quello che è giusto per i loro padroni. “Scrivi la cosa giusta”, come nei film di serie C. L’importante è conservare visibilità e dunque lo status di maître o sempre più spesso di maîtresse à penser con i relativi introiti, sempre più incatenati alla banalità e al “si dice” heideggeriano. Infatti per essere pubblicati occorre affermare ciò che ci si aspetta, ovvero significa rifriggere gli stessi ideologismi in qualche pastella che appare appetitosa, ma che è il surgelato in vendita nei supermercati del potere. Dentro tale meccanismo non solo è evidente, ma anche inevitabile che i suggerimenti che provengono dal mondo del denaro non solo siano i benvenuti, ma vengano attivamente cercati: basta che una ricerca rispetti i format e si può sostenere qualunque tesi con manipolazioni marginali o che possono apparire tali al grande pubblico e magari anche ai professionisti del settore. Basta produrre, mica comprendere o servire la verità che è faticosa, mentre la verosimiglianza è a portata di mano. Non possiamo stupirci se poi esce un vaccino che non serve a nulla, che anzi si è rivelato il farmaco più dannoso in assoluto della storia della medicina, ma che tuttavia è stato distribuito in miliardi di dosi. Scienza fasulla, anzi a pagamento, a monte e a valle caterve di bugie ridicole, cancellazioni di dati scandalose, negazioni dell’evidenza per evitare che la realtà emerga.

Ora in queste condizioni in cui il neoliberismo ha ridotto il mondo occidentale, davvero possiamo aspettarci che anche nel campo delle armi, dove militari e aziende belliche fanno salotto scambiandosi non deliziosi pasticcini, ma ancor più sostanziose mazzette, non ci sia questo decadimento? Occorre produrre e dunque tirare fuori una panoplia di sistemi bellici da vendere, non importa quanto siano efficaci, quanto siano concettualmente adatti al ruolo. Se poi si rompono spesso è una manna per i ricambi. In realtà non esiste più una reale capacità ideativa perché alla fine pensare è un’attività che rende più lenta e faticosa la produttività. L’Occidente sta annegando nella sua stessa acqua, mentre è convinto di essere il miglior nuotatore del mondo e nemmeno è consapevole del male oscuro che lo sta debilitando.