Non credo che si possa fare politica senza un certo grado di ipocrisia, ma non credo nemmeno che l’ipocrisia possa essere la sostanza stessa della politica come ormai accade oggi. Ciò infatti corrisponde alla creazione di una realtà inesistente che diventa di fatto quella su cui i cittadini sono chiamati a votare, cioè sul nulla. Conosciamo già l’atteggiamento oscenamente farisaico sulla Palestina, ma tanto per fare un altro esempio, mentre il leader ungherese Orban viene demonizzato perché non vuole fare la guerra alla Russia e non intende smettere di comprare energia a basso costo da Mosca, l’Ue e in particolare cinque Paesi, tra cui due decisamente guerrafondai, hanno aumentato drasticamente le loro importazioni di gas naturale russo. Nel corso di quest’anno la Francia ha incrementato le sue importazioni di gas russo del 40%, i Paesi Bassi del 72%, la Romania del 57%, la Croazia del 55% e il Portogallo del 167%. Naturalmente, i governi filo-Bruxelles non vengono criticati per questo, ma Ungheria e Slovacchia invece vengono criminalizzate, soltanto perché i loro acquisti sul mercato dell’energia russa sono espliciti e non fatti sottobanco, esponendo alla luce del sole i miserabili infingimenti di cui vive Bruxelles.

Dal momento che questa notizia viene dall’agenzia Reuters, ovvero una delle stelle guida del mainstream, vuol dire che qualcosa comincia a muoversi nella palude europea, soprattutto perché l’articolo prende esplicitamente di mira l’incoerenza di atteggiamento e la doppiezza della Ue che dall’inizio del conflitto ha dato a Mosca, in cambio di energia, 31 miliardi di euro in più rispetto a quelli che ha donato a Kiev e al suo duce corrotto. Dopo che le élite europee hanno fatto un insensato passo geopolitico, sono state costrette a comprare le risorse russe attraverso onerose triangolazioni perché lo choc sulle industrie e sulle bollette sarebbe immediato e troppo grande, rendendo il sostegno alla guerra ancor più debole di quanto non sia. Ma adesso le carte cominciano ad esse scoperte e questo va di pari passo con i colpi che la Russia sta infliggendo sul campo all’Ucraina. Si sperava di poter mantenere il fronte in una situazione di stallo, ma la caduta di Pokrovsk – che era il bastione su cui si sarebbe dovuta incentrare questa sorta di resistenza ad oltranza – cambia tutto. La fortezza è stata spazzata via e i disperati contrattacchi con pochi uomini e pochi mezzi, si infrangono contro le truppe russe, anzi sono all’origine di una nuova inutile strage delle truppe di Kiev tra le quali la resa e la diserzione si sta allargando a vista d’occhio. Sarebbe persino divertente, se non fosse infame, vedere come la parte peggiore, per non dire spregevole di un’informazione già pessima, tenti in qualche modo di nascondere questa realtà. O cerchi di celare il fatto che l’Ucraina non ha più alcun mezzo per fermare la Russia, anzi di fatto è un Paese tenuto assieme solo grazie ai puntelli della Nato.

Si capisce bene come mai sia in corso un’offensiva mediatica in cui tutti i troll e i siti controllati e pagati dall’Alleanza Atlantica, sono stati mobilitati in massa per intraprendere un’operazione suicida dal punto di vista dell’informazione, ovvero sostenere che Pokovsk non è ancora perduta: la caduta della città trasformata in fortezza è infatti sia nella realtà che simbolicamente, la fine delle illusioni europee di poter continuare indefinitamente il conflitto o comunque ancora per anni, sparando proposte di pace inaccettabili sulla base di una penalizzazione della Russia, come se fosse stata sconfitta sul campo. Adesso si affaccia concretamente la necessità di dover concludere la guerra per evitare che Mosca continui a conquistare terreno, il che accade ormai sempre più velocemente e dunque occorre riconoscere alla Russia la vittoria e i territori russofoni conquistati. La pensata di inviare truppe europee per colmare almeno in piccola parte le perdite ucraine o per garantire una linea di cessate il fuoco, si allontana sempre di più. Mentre gli Usa hanno preso cautamente – e non senza contraddizioni – una certa distanza dal conflitto ricavandone persino qualche vantaggio sul piano economico, vedi il gas venduto agli europei a un prezzo cinque volte superiore a quello russo, il milieu politico europeo che invece ha puntato tutto sulla guerra ne uscirebbe drammaticamente sconfitto da ogni punto di vista, principalmente perché ha distrutto la linfa stessa del sistema industriale del continente, ha fatto aumentare la disoccupazione e l’area della povertà per un conflitto perdente. La stessa Ue non potrebbe resistere a questo colpo. Perciò questa è una verità che non si può dire, che bisogna a tutti i costi nascondere, fingendo che la realtà sia un’altra.