La posizione del governo italiano che vuole riconoscere l’esistenza teorica di uno Stato palestinese, ma “senza Hamas”, compendia in maniera perfetta l’ipocrisia e la caduta cognitiva di molti Paesi occidentali che solo dopo due anni di stragi per le quali hanno fornito copertura politica, diplomatica e militare, si sono risolti ad ipotizzare la formazione di uno Stato palestinese che in realtà avrebbe dovuto esistere già da decenni. Ora questo disumano ritardo viene giustificato con l’attacco del 7 ottobre da parte di Hamas, benché ormai sia abbastanza accertato il fatto che parecchie delle 1400 vittime siano state prodotte dalle stesse forze israeliane in forza della direttiva Annibale e comunque già prima delle stragi di Gaza si trattava di un piccolo numero rispetto a quelle fatte da Tel Aviv nel corso delle varie Intifade, ovvero rivolte per l’indipendenza, che si sono susseguite a partire dal 1987. Uno stillicidio di morti infinito.

Ma il fatto cruciale è che l’attacco del 7 ottobre aveva l’obiettivo esplicito di fare diventare realtà la Palestina, anzi ancora più precisamente, come si desume da decine di documenti e video, di creare le condizione per l’applicazione del diritto internazionale sul caso palestinese che rischiava di essere abbandonato e relegato nel dimenticatoio. Dunque dire sì alla nascita di una vera e propria nazione palestinese, ma no ad Hamas è una contraddizione in termini che ha davvero poco senso, così come la designazione di questa formazione come terrorista. Ora in un certo qual senso molti Paesi stanno riconoscendo la giustezza della sua causa, anche se tonnellate di propaganda in favore del genocidio nascondono questa elementare verità. E di certo non è il solo caso in cui la realtà viene sommersa dalle cartacce inchiostrate.

Del resto 156 Paesi hanno finora riconosciuto lo Stato di Palestina, mentre solo una decina, tutti peraltro appartenenti al Washington consensus, considerano Hamas un’organizzazione terroristica. Ora alcuni Paesi stanno dicendo entrambe le cose per salvare una coscienza che peraltro non possiedono più e di certo non basta mandare una fregata (mai nome è stato più appropriato) per coprire in qualche modo la la flottiglia Sumud. Ma è palese che l’attacco del 2023 fu deciso proprio perché sia il primo Trump, seguito poi da Biden, stavano cercando un accordo tra Israele e i Paesi arabi, mettendo totalmente da parte, anzi seppellendo la questione palestinese: erano i famosi accordi di Abramo (infelice nome dato per un presunto quanto inconsistente legame tra Islam e religione ebraica) che prevedevano, tra le altre cose, l’occupazione da parte di Israele del 30 per cento della Cisgiordania. Attraverso un’azione militare si sperava di creare una dura reazione di Tel Aviv che avrebbe rimesso in gioco la questione dello Sato palestinese. Hamas non si sbagliava, ma non poteva immaginare che si sarebbe arrivati a un tentato genocidio e che i Paesi occidentali rimanessero a guardare l’orrore senza fare nulla per tanto tempo, anzi voltando la testa dall’altra parte, fornendo armi e sostegno economico al governo di Tel Aviv.

Ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto e Netanyahu si trova ora di fronte proprio a ciò che aveva tentato di evitare nel corso della sua intera vita politica: ovvero il possibile riconoscimento di uno Stato palestinese che di fatto era stato cancellato dall’agenda internazionale. Da questo punto di vista e non certo da quello militare, sul quale non c’erano illusioni, si può dire che Hamas abbia vinto, sia pure a un prezzo altissimo. Ma c’è un altro perdente, ovvero l’America iscariota che ha bruciato con il consenso senza se e senza ma a Netanyahu, ciò che rimaneva della sua reputazione e dunque anche della sua pretesa di centralità planetaria. Anche l’ultima carognata, ovvero quella di impedire ai delegati palestinesi di raggiungere il palazzo dell’Onu – che non certo a caso si trova in territorio statunitense – con la scusa della sicurezza nazionale, perché si sa che i palestinesi sono terroristi, sta accrescendo sempre più il discredito non solo verso un’amministrazione chiaramente paranoica, ma verso un’intera nazione canaglia.