Da circa tre giorni stiamo assistendo a un caso di scuola di distrazione di massa, forse preparato, ma certamente sfruttato fino all’osso delle sue possibili simbologie. Il Maga di Trump è da tempo in crisi per una serie di motivi a tutti noti: il neo presidente aveva promesso di fare tutti i nomi del caso Epstein e ora dice che si tratta di una fake news; aveva promesso la pace in 24 ore per l’Ucraina e non se ne vede la fine; aveva adottato l’aggressiva politica dei dazi promettendo che avrebbe fatto sfracelli contro i nemici dell’America e ora deve constatare il suo fallimento. Cosa c’è di meglio che un martire per riattizzare una fede che si stava perdendo? Così l’assassinio di Charlie Kirk è venuto a fagiolo, come si direbbe se non si trattasse di un orribile delitto: il noto attivista del Maga ora testimonia col suo sangue che Trump non sta abbandonando i suoi e traslocando dalle parti del globalismo.

Qualcuno ha parlato di assassinio rituale per riconquistare il favore del destino, avvenuto proprio nei giorni in cui si celebra un altro attentato, quello alle torri gemelle che col tempo è diventato esso stesso un sacrificio rituale per propiziare le fortune dell’America. Ma ci sono, dietro le quinte, altri inquietanti elementi che gettano un certo scetticismo sull’identificazione del killer, tale Tyler Robinson, una sorta di lupo solitario definito un estremista di sinistra. Già questa definizione denuncia un’altra operazione di distrazione di massa, ovvero far credere che gli ideologismi della grande finanza neoliberista abbiano qualcosa a che vedere col progressismo, ma in generale l’insieme di questa vicenda appare un po’ troppo semplice e schematica. Sul sito Grayzone, Max Blumenthal e Anya Parampil riferiscono che Kirk, il quale dirigeva la più grande organizzazione giovanile conservatrice americana, la Turning Point USA, aveva rifiutato una grossa ‘offerta in denaro fatta all’inizio di quest’anno da Benjamin Netanyahu, in cambio di una massiccia campagna a favore di Israele e delle sue presunte ragioni. In effetti Kirk, all’inizio filosionista, aveva gradualmente mutato le sue posizioni e secondo gli autori dell’articolo, avrebbe iniziato a detestare il leader israeliano oltre ad essere stato uno dei pochissimi a sconsigliare Trump dall’attaccare l’Iran.

Non c’è alcun dubbio che i sionisti siano in preda al panico per la crescente opposizione al genocidio israeliano del popolo palestinese e lo dimostra anche l’ordine giorno che ha indotto improvvisamente i governi di molti Paesi europei ad avere un atteggiamento meno entusiasta riguardo alla strage continua di Gaza. In Usa tale opposizione è fortissima soprattutto trai i giovani americani sotto i trent’anni, vale a dire proprio quelli su cui Kirk aveva una certa influenza. Siccome non è certo la prima volta che gli ardenti sionisti prendono parte a un tentativo riuscito di uccidere un politico o un militare americano (il primo si sospetta che possa essere stato Kennedy) non possiamo escludere anche questa questa ipotesi. Del resto il cambiamento di Kirk riguardo al genocidio non era ancora così nota al grande pubblico essendosi rivelata solo in un dibattito tenutosi il 13 luglio scorso e conclusosi con minacce da parte di una pasionaria sionista, tale Daniella Bloom. Dunque  il suo assassinio può ancora  essere sfruttato e “dedicato” al sionismo trumpiano, anche se ormai le notizie stanno sfondando il muro di silenzio dentro le quali tentano di confinarle. Ed è proprio sulla falsariga di  questo filone che la vittima del cosiddetto lupo solitario continuava ad insistere sul caso Epstein che, qualora qualcuno non lo sapesse, era un uomo del Mossad. Insomma la sua eliminazione fa comodo a molti e di certo è più utile da morto che da vivo sia alle lobby sioniste che a Trump.

E si potrebbe concludere che anche la distrazione di massa uccide.