Il vero nemico della pace e del tortuoso percorso verso di essa che oggi è iniziato in Alaska o almeno si spera inizi, non è la bizzarria e il narcisismo di Trump o l’influenza dei potentati che dalla guerra traggono profitti e auspici per la continuazione del loro dominio, ma è la cultura dell’imbroglio che pervade l’Occidente da tempo immemorabile. Probabilmente essa deriva dagli ultimi due secoli dell’impero romano dove la complessità dei rapporti fra impero e popoli oltre il limes portò a incredibili giravolte, tradimenti, cambio di alleanze, inganni a ciclo continuo, diventando così una parte consustanziale della concezione del potere. Certo è un’ipotesi, ma quello che conta è che gli Usa e i suoi alleati, la Gran Bretagna in particolare, non possono essere ritenuti affidabili da nessuno, basta pensare al fatto che mentre Trump trattava con Teheran sul nucleare, preparava il bombardamento ai siti iraniani.

Con la Russia poi ci sono secoli di imbrogli – e tanto per restare agli ultimi cinquant’anni – occorre registrare la falsa promessa fatta a Gorbaciov da George Bush padre, e in seguito ribadita da altre amministrazioni, sul fatto che la Nato non si sarebbe espansa di un centimetro, mentre poi è andata oltre ogni immaginazione. Per non parlare del golpe a Kiev, con la deposizione di un presidente filorusso regolarmente eletto, o dei due trattati trappola di Minsk di cui gli europei si sono fatti garanti e che hanno tradito fin dal primo minuto, peraltro vantandosene a posteriori. Insomma è un po’ difficile convincere i russi della buona fede nelle trattative. La cosa patologica in tutto questo è che l’Occidente si sente depositario delle regole e dei trattati che esso stesso tradisce regolarmente. Si tratta di un vizio antico, un continuo modo di assolvere se stessi: Napoleone dopo aver invaso la Russia che era sua alleata pochi mesi prima, quando si accorse che la sua campagna stava miseramente fallendo, scrisse allo Zar lamentandosi che la tattica della terra bruciata era sleale.

Tutto è così evidente che non si capisce come i leader occidentali possano pensare di essere in qualche modo ritenuti come i garanti dell’ordine internazionale. E si stupiscono del fatto di non essere più ritenuti degni della massima considerazione, di essere stati cacciati dall’altare morale che pretendevano per sé. Gli Stati Uniti e l’Europa non hanno alcuna superiorità etica o giuridica sul resto del mondo e difficilmente rappresentano un modello di rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Quella che potremmo chiamare la maggioranza globale rifiuta la mentalità imperialista e neocoloniale dell’Occidente collettivo” e guarda al multilateralismo. Del resto nello scontro fra Israele e Palestina è evidente il rifiuto da parte di Usa e Ue di onorare i pareri consultivi della Corte internazionale di giustizia: il continuo sostegno militare, economico, politico, diplomatico e propagandistico fornito allo Stato stragista di Israele li rivela come fuorilegge internazionali e come eticamente falliti. Ma di questo molti non si accorgono, sommersi dalle continue narrazioni del mainstream e di volta in volta ritengono giusto frammentare un Paese come la Jugoslavia e considerano al contrario immorale che i sacri confini dell’Ucraina siano stati violati dai russi per evitare un tentato genocidio, esplicitamente minacciato da Kiev su ordine occidentale, proprio perché la Russia intervenisse e fosse poi umiliata dalla macchina bellica della Nato e dalle sanzioni. Ma questa volta è andata malissimo.

Quindi a questo punto il vero ostacolo è la credibilità delle proposte americane, sempre che ci siano e che siano concrete, oltre alla capacità della Casa Bianca di tenere a cuccia l’Europa che si comporta come un vecchio cane da combattimento: non si regge in piedi, ma digrigna i denti. Già ci pensano i russi che, proprio ieri, hanno fatto saltare il centro ucraino dove si stava mettendo a punto un missile balistico a medio raggio, il Sapsan, capace di raggiungere Mosca. La Germania era al centro di questo progetto e adesso si sta leccando le ferite senza ovviamente dirlo ai propri cittadini che pagano il conto. Ma è chiaro che la stagione delle balle, delle promesse inconsistenti, delle assicurazioni fraudolenti è finita.