Qualche giorno fa uno scheletro di dinosauro è stato venduto all’asta per 30 milioni di dollari, da Sotheby’s, naturalmente, dove si concentra in maniera impressionante la stupidità e il feticismo del capitalismo in fase terminale. Un mondo alieno nel quale è possibile spuntare cifre milionarie per qualsiasi cosa, compresa una fetta di torta avariata della festa di nozze della regina Elisabetta, ridotta a fluidi repellenti come si vede bella foto di apertura. Non mi soffermo su queste patologie senza scampo che si sono via via aggravate visto che, producendo sempre di meno, diventano preziosi gli scampoli del tempo che fu.  Prendo queste assurdità semplicemente come un segnale fra i tanti, anche se tra i più curiosi e malati, della caduta di una civilizzazione, Ma rimango ancora più stupito dall’acquisto di uno scheletro di dinosauro, quando ce ne sono tanti ancora viventi che si aggirano fra noi con il loro torbido respiro. Basta andare in quella macchina del tempo di Bruxelles che in appena 50 anni è riuscita a passare da un promettente futuro a un ignobile presente e infine a un esecrabile passato che non vuole passare.

L’ultima follia continentale è quella delle armi per sostenere un’ Ucraina che ha già perso la guerra, anzi, meglio, per sostenere una sorta assurdo conflitto permanente con la Russia. Da una parte bisognerà comprare i sistemi d’arma  in America come ha imposto Trump, dall’altra parte si tenta di aumentare la produzione bellica locale e soprattutto quella più tradizionale, ovvero cannoni, carri armati, blindati  e via dicendo per sostenere un’industria in caduta libera, ma soprattutto quella tedesca che deve compensare le perdite nel settore auto e chimico. Migliaia di miliardi se ne andranno così per sostenere un settore manifatturiero pesante classico, facendo mancare i soldi per quella che è la sfida cruciale dei prossimi decenni: elettronica, spazio, nuovi materiali, innovazioni di processo, robotica. Già oggi l’Europa è in grave ritardo rispetto ai suoi competitor  a tal punto che anche i nuovi investimenti per l’altro pazzia Ue, quella del Net Zero, vedono il nostro continente arrancare: praticamente tutto ciò che riguarda le energie alternative viene dalla Cina e anche i tentativi di rendersi autonomi – ancorché attraverso macchine operatrici, processi costruttivi  e personale cinese -, sono fallite. Già è difficile per un’economia finanziarizzata e fondata sui servizi tornare in breve tempo al manifatturiero o anche alla ricerca in campi non tradizionalmente sostenuti da saperi e conoscenze acquisite perché i costi sono enormi e i prodotti fuori mercato. Per giunta comincia a scarseggiare anche il personale competente per poterlo fare: la quota di laureati in materie tecnico scientifiche scende sempre di più e sta innescando circolo vizioso di declino.

Paradossalmente le tecnologie di avanguardia sono anche quelle che stanno trasformando il settore bellico: chi è il pazzo che spenderebbe 10 milioni per un carro armato che può essere facilmente messo a tappeto da un drone da poche centinaia di euro?  Del resto abbiamo visto una potente flotta americana messa in seria difficoltà dagli Houti: e dire che il costo operativo di quella flotta era superiore al Pil dello Yemen  Non dico certo che i carri armati o i cannoni o le navi da guerra  non servono  più a nulla, ma questi sistemi d’arma fanno ormai parte di un’equazione molto più complessa rispetto al passato e con questi investimenti nell’esistente, per così dire, mancheranno i soldi per esplorare le nuove incognite. Dunque con il piano di riarmo si è dato il via a qualcosa  di demenziale che rischia non solo di  spazzare via ciò che rimane del welfare, non solo di assorbire la rimanente quota di  risparmio nel continente, ma  avrà anche il concreto risultato di far perdere ulteriore terreno all’Europa sui nuovi terreni del sapere e proprio sul terreno militare che si vorrebbe invece rafforzare. Sono le antinomie di una politica che ha spiegazioni solo nella patologia e che ci sta trasformando in una torta avariata.