Le amministrazioni americane hanno sempre avuto parecchio a che fare con Hollywood che per molti anni è stata la manifestazione più tangibile della american way of life, il megafono propagandistico di Washington durante la guerra fredda e successivamente l’arma impropria del potere planetario. In effetti le varie agenzie governative hanno costantemente sorvegliato le produzioni e garantito che non vi fossero “eresie” nella narrazione. Ma oggi la situazione è cambiata a tal punto che Trump si è deciso a sovvenzionare la produzione: certo è una mossa per avere più potere contrattuale in un ambito dove trova gli ostacoli maggiori per il suo Maga, ma è anche il riconoscimento della perdita di centralità del cinema americano al di fuori dell’Occidente con la ricaduta di problemi economici e di struttura, tanto che oggi è molto più economico produrre film o serie altrove che non a Los Angeles e dintorni. In ogni caso, per parecchi decenni dopo la seconda guerra mondiale, Hollywood ha avuto solo concorrenti minori, non tanto sul piano della qualità, quanto su quello della diffusione: solo il cinema di alcuni Paesi europei che tuttavia attraeva un modesto pubblico di cinefili in tutto il Nord America e rari estimatori altrove. Solo occasionalmente penetravano produzioni esterne, qualche film giapponese o cinese e per il resto sporadici lungometraggi nati nell’ambito di circoli filoamericani in Paesi, via via considerati ostili e spesso interamente finanziati a Langley.
Da tempo però non è più così e Hollywood non è più in grado di controllare la narrazione planetaria: attori, sceneggiatori e registi dell’epoca d’oro sono ormai anziani, le produzioni diventano sempre più o ideologiche o di una banalità sconcertante, i dialoghi sono stati soffocati dagli effetti speciali, le storie sono diventate ripetitive fino alla nausea, l’uso della macchina da presa codificato a tal punto da suscitare un irresistibile effetto noia e anche il pubblico si è frammentato in maniera impressionante, spingendo verso la riproposizione continua di ciò che ha avuto più successo. Nel frattempo sono nate cinematografie diverse e più attrattive per gli spettatori al di fuori del mondo occidentale strettamente inteso. Non è solo Bollywood, ma anche gli studi Hengdian in Cina, i più grandi del mondo, o quelli di Manila per non parlare della rinascita russa, tanto per fare un esempio. Persino le produzioni africane stanno crescendo, hanno già una Nollywood in Nigeria, cui si contrappongono quella del Ghana, del Senegal o del Sudafrica. Insomma a questa immensa massa di spettatori non importa un fico secco di Hollywood divenuta ormai scontata; non seguono la notte degli Oscar; hanno divi locali e non attendono più Spencer Tracy e Katharine Hepburn; non palpitano per le avventure di Indiana Jones e men che meno per Top Gun che singolarmente è stato scelto dalla biblioteca del Congresso in quanto “culturalmente, storicamente o esteticamente significativo”, pur essendo un polpettone con niente di notevole in nessuno di questi ambiti. Oggi abbiamo la possibilità di sperimentare diversi tipi di narrazione, da quella orientale dove gli eventi fanno da sfondo alle emozioni a quella africana con il continuo rimando a qualcosa di ancestrale così che anche un’indefinita nostalgia diventa lotta politica o azione comica.
Probabilmente non si trova più un regista che per fregiarsi di un Oscar faccia liberare Auschwitz dagli americani e il cinema americano deve constatare che non è più il tempo in cui gli Usa potevano chiamare World series un campionato nazionale. È vero che siamo sepolti sotto una nevicata continua di banalità generata in serie dai nuovi padroni dell’intrattenimento come Netflix e compagnia, ma anche questo è un rischio perché molte cinematografie nell’ambito del Washington consensus possono fare il verso a Hollywood sfornando serie e film imitativi e di mercato che tuttavia risultato spesso più interessanti a causa di subliminali differenze culturali che rendono questi prodotti meno standardizzati. Il fatto che Trump giunga in soccorso con le sue sovvenzioni e con i dazi per le produzioni estere, dimostra che non è poi così semplice far ritornare grande l’America.


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Da quello che vedo su tutte le TV italiane oggi comprese quelle della rete internet a pagamento sono solo esclusivamente film – telefilm -documentari e altre scemenze oggi tutti prodotti spazzatura MADE IN USA
Qui in Italia da sempre vige la censura del informazione perciò non posso sapere nelle altre nazioni al mondo cosa trasmettono al cinema in tv oppure via internet negli altri Stati ?
In Francia che ci sono stato due volte alla guida di un camion per motivi di lavoro ho visto che sulle loro TV e cinema trasmettevano perlopiù prodotti cinematografici Francesi o di altre nazioni UE o del resto del mondo snobbando i prodotti Made in USA .
Sono però passati 20 anni e da quello che vedo anche la Francia è un paese sottomesso agli USA oggi !
Perciò forse anche loro trasmettono spazzatura cinematografica made in USA .
Qui in Italia invece da sempre ad avere il monopolio quasi totale di ogni prodotto cinematografico , documentarista o spazzatura TV per imbecilli sono solo i prodotti televisivi o cinematografici MADE IN USA !
Per esempio gli unici cortometraggi – Film -comiche-vecchi documentari Sovietici Russi che ho visto sulla mia TV li ho visti via satellite sul canale K 1 non ricordo se aveva un segno più o un segno meno .
Sapevo molto bene che l” URSS Sovietica anche se neonata si era buttata a capofitto nella produzione cinematografica più o meno nella stessa epoca che nasceva Cinecittà in Italia !
Però sono rimasto scioccato e molto sorpreso poiché la produzione cinematografica del URSS non era affatto arretrata come ci hanno sempre fatto credere qui in Italia e credo in tutti i paesi NATO !
A furia di guardarmi quella TV satellitare Russa che trasmetteva solo vecchie comiche mute oppure film muti qualche vecchio documentario o cinegiornale muto e quando è arrivato il sonoro nel 1928 anche in URSS nello stesso periodo degli USA sono rimasto sconcertato .
Sono rimasto anche molto sconcertato per la libertà di opinione con censura quasi zero che godevano in Unione Sovietica .
Vedere un film sonoro del 1932 Sovietico dove si raccontano fatti reali sulla guerra civile dove un capitano partigiano bolscevico che combatte con pochi mezzi contro la grande armata zarista e straniera armata fino ai denti e che deve andare a riprendere i disertori oppure deve fermare suoi soldati ladri ed assassini che derubano e uccidono i contadini locali .
Oppure che chiede aiuto militare e viveri al” armata Rossa appena formata che si rifiuta di darglieli poiché anche loro hanno grossi problemi di soldi-viveri-munizioni .
Non MAI visto nessun film Occidentale simile a questo Sovietico dove praticamente era senza censure .
Tutte le volte che ero schifato delle trasmissioni della TV spazzatura italiana andavo a guardarmi il canale K1 satellitare Russo quasi tutti i giorni .
Anche se erano vecchie produzioni URSS di epoca Staliniana erano fatte bene .
Peccato che quel canale sia sparito presumo a causa della sua chiusura o vendita ad altra società !
US4: P4SS4TI D4L C4MMINO DELL4 F4M4 4 QUELLO DELL4 F4ME…
Tutto bene Francesca?
Se mi dai l’indirizzo, ti mando una foto del mio gluteo destro, così ti puoi trastullare nelle notti d’inverno…
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https://youtu.be/OQKZOJPqT4U?si=OrbsDpqzhgdJybcL
Fanne buon uso, imbezille:
https://previews.123rf.com/images/alexgrash/alexgrash1509/alexgrash150900037/45410147-uomo-stanco-in-camicia-bianca-si-%C3%A8-impiccato-nella-sua-cravatta-isolato-su-sfondo-bianco.jpg
Ah quindi non sono stati gli americani a liberare i prigionieri ad Auschwitz, grazie informerò un amico di nome Enrico che pare nel 1998 ancora non lo sapesse.