Abbiamo probabilmente sottovalutato l’impatto che hanno avuto cartoni animati e fumetti (oggi in via di estinzione) sulla psiche occidentale e in primo luogo su quella americana nel corso dei decenni che si sono susseguiti dalla fine della seconda guerra mondiale. Mentre le fiabe erano racconti immaginari, ma realistici sulle difficoltà e i tranelli che ci aspettano nell’età adulta, fumetti e cartoni sono l’esatto contrario: hanno uno scenario contemporaneo, ma forniscono un’idea totalmente immaginaria della vita. Ci sono delle caratteristiche comuni tra loro: i personaggi non muoiono mai e sono esenti dalle leggi fisiche, vincono sempre e hanno, con pochissime eccezioni, super poteri di qualche tipo. E generalmente questa pletora di personaggi simboleggiavano, anzi simboleggiano l’immaginario comune dell’America.
Ora mi domando se questo non abbia a che fare con la bizzarra vicenda dei dazi. Trump si è svegliato, si è sentito il terribile Hulk, ha imposto tariffe sulle importazioni a tutti, poi è tornato normale o quasi e le ha tolte per 90 giorni, tranne il 10 per cento; si è di nuovo trasformato aumentando i dazi alla Cina e infine si è acquietato togliendole sull’elettronica di consumo. A volte fa bene sentirsi il terribile Hulk, ma è disastroso quando si pensa di poter menare botte a tutti. La vicenda dei dazi è complessa e probabilmente lo staff di Trump voleva semplicemente ridurre gli interessi sui titoli del Tesoro americano, ma poi tutto è degenerato in una farsa azionaria dalla quale hanno guadagnato montagne di soldi i soliti noti. Il fatto è che i dazi non sono un male in sé come dice una certa opinione vetero globalista, ma lo sono quando divengono irrazionali e si trasformano in armi improprie. Lo spettacolo degli Usa che pensano di poter imporre qualsiasi cosa al resto del mondo e che soprattutto non vogliono arrendersi all’idea di non poterlo più fare, è davvero desolante. La guerra economica e commerciale che essi pensano di poter vittoriosamente condurre contro la Cina e i suoi alleati geopolitici ha qualcosa di fumettistico: il Pil di Pechino dipende solo per il 3 per cento dall’export negli Stati Uniti, di cui una metà e forse più riguarda prodotti di aziende americane che comunque non si ritrasferiranno in Usa, ma semmai altrove. Probabilmente poi Pechino potrebbe continuare a mandare merci negli States attraverso triangolazioni, ma in ogni caso il danno fatto alla Cina è tutt’altro che mortale, visto anche il gigantesco mercato interno dell’ex celeste impero che già da alcuni anni è al centro dell’agenda economica di Xi.
La stessa Goldman Sachs ha calcolato che i dazi da fine del mondo messi da Trump costeranno alla Cina uno 0,5 % del Pil mentre l’effetto collaterale sarà una diminuzione del 2% di quello Usa. O per vederla da un altro punto di vista: il Pil cinese per il 2025 è stimato al 5%, mentre le importazioni dagli Usa rappresentano al massimo il 4% del prodotto lordo complessivo di Pechino, si tratta davvero di poca cosa. E allora si capisce bene cosa sia accaduto nei mercati: le oligarchie americane si sono spaventate della fase Hulk della presidenza e lo hanno costretto a fare marcia indietro. Prima che venisse alla luce la verità: che non esiste più un “ordine statunitense” e che comunque i tentativi di ripristinarlo in qualche modo ne svelano l’imperialismo economico sottostante e trovano ostacoli che prima non esistevano. Qualcosa che sta ficcando gli Usa e purtroppo noi tutti in un tunnel insensato, dove si tenta di rabbonire la Russia per aver mano libera contro la Cina mentre contemporaneamente si minaccia l’Iran che è un alleato di Mosca. Forse Trump pensava davvero che con quattro noccioline avrebbe convinto la Russia al cessate il fuoco e l’avrebbe staccata dalla Cina, ma ciò suona terribilmente infantile.
Tutto questo dimostra l’impossibilità per gli Usa di uscire dalla parte del despota planetario: per quanto teoricamente Trump ci pensi non può rinunciare alle ossessioni della cultura imperialista in cui è nato: l’eroe non può essere sconfitto, gli Stati Uniti sono stati sotto l’influsso della kriptonite, ma adesso possono di nuovo volare. L’incapacità di cogliere quali siano i reali rapporti di forza, anzi la negazione della realtà, sono i sintomi del declino che non può essere arrestato con un atto di forza, ma semmai con un atto di umiltà.


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Gli atti di umiltà non si confanno agli psicopatici che sono per loro natura megalomani e privi di empatia verso il prossimo. Trump quindi cercherà di arrestare il declino succhiando sangue dai suoi vassalli ai quali nel frattempo ha sospeso i dazi in attesa che si rechino da lui per baciargli il culo. E chi sarà la prima che si precipiterà a farlo? Naturalmente lei, la Gioggia nazionale rappresentante del camerierato italico. Chissà cosa offrirà al ciuffolone biondo in cambio della sua benevolenza? Il loro gas mefitico già lo compriamo a caro prezzo e le armi pure. Probabilmente accetterà di pagare il costo della “protezione” militare allo stesso modo di come il commerciante paga il pizzo al malavitoso che lo ricatta, magari di continuare a finanziare debito a interessi contenuti, ma soprattutto, e questo è il pericolo più grave, potrebbe accettare di far entrare i loro fondi speculativi nel nostro stato sociale, pensioni, sanità, istruzione in modo da riparare alla nostra grave colpa di esportare troppo verso Mordor. Questa sarebbe la madre di tutte le infamità, il colpo mortale e definitivo alla nostra Costituzione che ci lascerebbe indifesi alla mercè di questi vampiri. E’ un pericolo reale che corriamo giacchè storicamente fascisti e capitalisti si sono sempre ben intesi essendo due facce della medesima medaglia.
“… fascisti e capitalisti si sono sempre ben intesi essendo due facce della medesima medaglia.”:
“rivolgersi alla sinistra, per fare riforme di destra (a beneficio del capitale)” (Sen. G. Agnelli)
Per essere precisi…
Non puoi paragonare la frasetta di un oligarca, la cui famiglia fece lingua in bocca con Mussolini, al dato storico secondo il quale i fascisti sono sempre stati lo strumento utilizzato dal capitale per reprimere qualunque tentativo di emancipazione delle classi subordinate in tutto il mondo. In Italia già nell’immediato dopoguerra le formazioni di elite del regime mussoliniano e le loro strutture di controllo furono inglobate in quelle dell’occupante statunitense in funzione antioperaia e anticomunista. Che poi partiti corrotti dal successivo regime liberalcapitalista, sedicenti di sinistra, abbiano fatto la loro sporca parte è vero ma questa è tutta un’altra storia.
Intendiamoci: la frasetta è senz’altro di un oligarca, ma non per questo meno profetica, il quale, pomiciando con Mussolini, non fece altro che confermare la sua coerenza nell’arroganza. Quello che è pornografico è stato invece il bacio di, che so, un Violante a un Berlusconi, proveniente non da una falsa sinistra, ma da una sinistra falsa. Sembra un cavillo semantico, eppure c’è tutta la differenza che corre tra una pura e semplice irrealtà e l’ipocrisia. E non è neppure inutile ricordare che, il Sommo Poeta collocava gli arroganti (superbi) in Purgatorio, mentre gli ipocriti nella VI Bolgia dell’VIII Cerchio dell’Inferno. Quindi, sì, non è affatto paragonabile…
Tolto uno psicolabile ecco uno psicoinstabile
ATTENTA ALLA DOCCIA.
E noi , che fine faremo ?
https://www.notiziegeopolitiche.net/gli-inglesi-preparano-il-governo-tecnico-per-unitalia-allineata-alluk/
Er sorcio de città e er sorcio de campagna,
Un Sorcio ricco de la capitale
invitò a pranzo un Sorcio de campagna.
– Vedrai che bel locale,
vedrai come se magna…
– je disse er Sorcio ricco – Sentirai!
Antro che le caciotte de montagna!
Pasticci dorci, gnocchi,
timballi fatti apposta,
un pranzo co’ li fiocchi! una cuccagna! –
L’intessa sera, er Sorcio de campagna,
ner traversà le sale
intravidde ’na trappola anniscosta;
– Collega, – disse – cominciamo male:
nun ce sarà pericolo che poi…?
– Macché, nun c’è paura:
– j’arispose l’amico – qui da noi
ce l’hanno messe pe’ cojonatura.
In campagna, capisco, nun se scappa,
ché se piji un pochetto de farina
ciai la tajola pronta che t’acchiappa;
ma qui, se rubbi, nun avrai rimproveri.
Le trappole so’ fatte pe’ li micchi:
ce vanno drento li sorcetti poveri,
mica ce vanno li sorcetti ric