Ai tempi della guerra di Corea i cinesi utilizzarono una definizione di Mao Zedong riguardante i Paesi capitalisti in genere, ma  molto azzeccata per gli Stati Uniti: tigre di carta che si adattava benissimo allo strapotere aereo e terrestre messo in campo dagli Usa nella penisola coreana con risultati tuttavia molto mediocri contro le truppe di Pyongyang  e quelle cinesi che allora disponevano di pochissimi mezzi e avevano per giunta una superiorità numerica assai modesta. In particolare le truppe di terra americane, mal guidate tatticamente, subirono molti rovesci e si dimostrarono assai inferiori alle aspettative. Di fatto fu la minaccia del comandante in capo il nevrotico e imprevedibile Douglas Mac Arthur di usare la bomba atomica, che mise fine al conflitto e questo ci fa comprendere bene perché la Corea del Nord abbia poi ossessivamente portato avanti il suo programma nucleare.

Tigre di carta era senza dubbio un’esagerazione propagandistica, però non cadeva troppo distante dall’area della realtà, non era una delle enormità prive di senso che formano le pareti della nostra prigione contemporanea e tuttavia oggi potremmo rincarare la dose e aggiungere magari qualcosa per rappresentare meglio  la situazione: per esempio tigre di carta pesta o di carta velina. Le figuracce quasi quotidiane della Santa alleanza che ha mandato una flotta al largo delle Yemen per permettere un miglior massacro a Gaza ne sono una testimonianza evidente anche se non sufficiente a convincere i Nando Mericoni che si aggirano stralunati fra di noi. Dietro le quinte – scusate se uso un’espressione straniera invece di dire backstage che fa veramente venire il latte alle ginocchia – ci sono ben altre prove di debolezza. Dopo l’uccisione di tre soldati americani e il ferimento di altri 30 in un attacco di droni o di missili, non si ancora bene, attuato da un gruppo di liberazione irakena su una base a stelle e sriscie situata in Giordania, Washington con il suo lucido presidente ha cominciato a straparlare di guerra all’Iran ritenendo che le armi per l’attacco provenissero da Teheran, sebben gli iraniani abbiano sempre smentito.

Tuttavia i venti di guerra e le minacce erano a favore di telecamera e di microfono, sotto sotto invece c’è  una girandola di “negoziati segreti”, con l’amministrazione Biden che cercava disperatamente di segnalare una “intesa” con l’Iran senza perdere la faccia  ben sapendo che un conflitto aperto sarebbe disastroso per gli Usa e il codazzo dei servi volenterosi. Si tratta di colloqui complessi e sfaccettati perché si vocifera di un coinvolgimento diretto e indiretto di molte parti, compreso Hezbollah. In generale, gli Stati Uniti gli corrono dietro Israele con un estintore, cercando disperatamente di tenere le fiamme sotto controllo, mentre Biden, “stordito e confuso”  si agita senza comprendere bene la situazione. Ciò che si è saputo da una voce profonda proveniente dall’ambasciata svizzera in Iran è davvero incredibile: è stato riferito che gli Stati Uniti hanno implorato l’Iran , tramite appunto l’ambasciata elvetica, di permettergli di colpire alcuni obiettivi simbolici con la promessa che l’Iran non avrebbe reagito, in modo che gli Usa potessero avere la meglio e salvare la loro reputazione sulla scena mondiale. L’Iran  ha respinto questa  assurda proposta  affermando che prendere di mira il suo territorio è una linea rossa, oltre la quale  l’attaccante riceverebbe  una risposta adeguata. Il messaggio di Teheran – secondo quanto riportato da  AJArabic – dice che non vuole nemmeno una guerra con Washington, ma affronterà con forza qualsiasi avventura americana

Questi eventi e la debolezza degli Usa, che si sono fatti trascinare nella guerra di Israele contro i palestinesi  stanno determinando uno straordinario successo dell’Iran: o almeno il fatto che Hezbollah  il più potente e influente dei gruppi “sostenuti dall’Iran” poche ore dopo che si è saputo di queste pazzesche trattative, abbia improvvisamente dichiarato che “sospenderà” i suoi attacchi vuol dire che si è probabilmente raggiunto un accordo per ridurre ” le tensioni”. Se questa riduzione dell’escalation seguirà anche un cessate il fuoco a Gaza, allora ci troveremo di fronte a un trionfo iraniano in grande stile  poiché Teheran e riuscita a costringere gli Usa a rispettare sia i propri diritti di nazione sovrana sia le proprie richieste, acquisendo allo stesso tempo una vasta influenza e prestigio sulla regione. In questo contesto di negoziati segreti e di sostanziale debolezza statunitense è possibile che davvero le truppe Usa se ne vadano dalla Siria prima di essere coinvolte direttamente in una deflagrazione di tutta l’area. Dopotutto le tigri di carta possono facilmente bruciare.