VeDrò. Ma vorrei vedere e sentire di  meglio che Felice Confalonieri strimpellare sul pianoforte Rapsody in blue. VeDrò nel caos. Ma vorrei vedere e sentire cose che non fossero le affettate banalità di gente da bere servite on the rocks con i salatini dell’inglesaccio tipico chi non ha nulla da dire.

VeDrò per chi non lo sapesse é il think thank fondato da  Enrico Letta e Giulia Buongiorno, anzi il think net che fa più figo, anche se nel caso specifico il net è pressoché inesistente e il think dev’essere finito già nella prima mezz’ora della tre giorni in corso a Fies, in Trentino, vicino Dro). VeDrò nel caos èil tema conduttore, un tentativo di vederci nella confusione di questi anni, ma solo con gli occhiali scuri del cieco, ovvero con i criteri del liberismo che ha creato il caos.

Del resto se si fa caso a chi tintancheggia in VeDrò o tincnetteggia, è una folta schiera di personaggi tra cui spiccano Angelino Alfano (Pdl), Vito De Filippo presidente della Basilicata, Nunzia De Girolamo (Pdl), Benedetto Della Vedova (Fli), Massimiliano Fedriga (Lega), Mariastella Gelmini (Pdl), Giancarlo Giorgetti (Lega),  Mauro Libè  (Udc), Maurizio Lupi (Pdl), Renata Polverini (Pdl), Laura Ravetto (Pdl), Matteo Renzi (Rottamatore), Flavio Tosi, (Lega) Adolfo Urso(Pdl-Fli-Pdl), Raffaele Volpi (Lega). Con sei o sette parlamentari del Pd a fare da accompagno.

Se ci possiamo aspettare di vedere qualcosa da questi arnesi vecchi e nuovi della destra catto fascista stiamo proprio freschi. Ma ai politici si aggiungono manager, imprenditori, giornalisti, tutti quelli insomma che hanno portato a uno strepitoso successo il sistema Italia: da Mauro Moretti, il caotico ferroviario, al radioattivo Chicco Testa, dal pio banchiere Corrado Passera a all’imprenditrice pidiellina Luisa Todini, la padroncina delle ferriere, da Gianluigi Paragone per il quale è meglio non scegliere paragoni a Oscar Giannino a Lorenzo Bini Smaghi.

Certo poi ci sono anche altri nomi per arricchire il carnet, ma siamo dentro una logica precisa che si sbilancia ben oltre l’area moderata per tenere i piedi ben saldi nel berlusconismo, edulcorato solo da un’apparenza di multilateralità sociale ed ideologica, tanto che nell’elenco figura anche uno chef. Oltre che un comitato scientifico fantasma che non del resto non si vede cosa ci starebbe  a fare, a controllare le esecuzioni di Confalonieri o le quattro chiacchiere tra sodali della mediocre classe dirigente italiana?

Ma insomma si sa che giocare fa bene e se si può farlo senza dare fastidio a nessuno per carità, liberi tutti. Senonché il leader e fondatore del think net è anche uno dei personaggi centrali del Pd e a questo punto è lecito chiedersi se la struttura di VeDrò non rispecchi le idee di parte del centrosinistra ed anzi non sia una sorta di nucleo del post Berlusconi, in grado di portarne avanti tutte le istanze: ossia ingiustizia nell’immobilismo. Non vorrei che l’attuale amico di Bersani si prepari a farci una bella sorpresa, di quelle degne dello zio Gianni, un bel governo di centro destra dove la modernità appassita e l’efficientismo di facciata vengano gestiti da qualche fascistello di borgata, dove la sinistra venga rappresentata dal rosso ferrari, anche se ci si affretta a smentirlo.

E mi sa che ci VeDrò giusto.