In giro ci sono ancora trumpiani e questo è ancora più incredibile delle tante assurdità che vediamo. Essere trumpiani aveva un senso quando si pensava che The Donald avrebbe fatto piazza pulita degli aspetti più idioti del globalismo, un’ideologia raccogliticcia, un patchwork sospetto che faceva da schermo politico – morale all’ascesa di un innovativo sistema di rapina di diritti e di democrazia reale, in vista di un nuovo modello di profitto e di un ritorno al medioevo, con i suoi onnipotenti feudatari e i suoi servi della gleba, obbligati, per giunta, a sentirsi riconoscenti e felici per essere stati depredati della loro dignità e del loro spazio politico. Però già dopo qualche mese si è capito che qualcosa non stava funzionando, soprattutto perché una vera battaglia contro il globalismo avrebbe dovuto accompagnarsi al riconoscimento della multipolarità, che era ormai nelle cose, nei fatti, nei rapporti di potere effettivo e s’incarnava, sempre che i soldi possano farlo, nel colossale debito degli Usa. Ma anche perché restituiva senso alle differenze culturali, schiacciate dentro un meccanismo di “normalizzazione” neoliberista allargata all’intero pianeta.
C’erano tutte le premesse perché fosse questo il senso di una presidenza e, nonostante la guerra in Ucraina non fosse cessata dopo 24 ore, come da relativa promessa, c’era stato alla fine il vertice in Alaska che aveva scandalizzato i gerarchi europei i quali dicevano che così si legittimava Putin. Ora il presidente della Federazione russa può essere legittimato o delegittimato solo dai cittadini russi, non certo da un’accolita di abominevoli pedofili o complici dei medesimi che circola tra New York, Londra, Tel Aviv e Bruxelles. Nonostante le sparate dei primi giorni sulla Groenlandia e sul Canada, le intemperanze nel voler rispolverare la dottrina Monroe, quell’incontro sembrava testimoniare un cambiamento al di là dei risultati piuttosto vaghi e aleatori che aveva sortito. Poi qualcosa si è spezzato, anzi è crollato e Trump si è trasformato rapidamente in una specie di Conan il barbaro. Per prima cosa ha abbandonato il punto centrale, ovvero il mondo multipolare: ha attaccato il Venezuela con un’operazione in puro stile gangster, chiedendo ovviamente scusa ai gangster; ha tentato di chiudere il vaso di Pandora del caso Epstein, ritrovandosi implicato negli aspetti più sordidi di questa ignobile vicenda; ha sostenuto il genocidio a Gaza; ha lanciato un primo attacco contro l’Iran e ora si trova impegnato in una guerra brutale, quasi agli antipodi del territorio statunitense.
Come si sia prodotta questa mutazione non saprei dire: un fattore patologico intervenuto con l’età o da sempre presente, ma in qualche modo nascosto, oppure l’aver tardivamente scoperto di essere egli stesso uno di quei protagonisti del nuovo medioevo contro il quale si era candidato, o ancora, la consapevolezza di non poter sfuggire a un sistema basato sul ricatto. Di certo Trump non ha doti caratteriali tali da poter gestire la cosa pubblica e quanto alle capacità intellettuali siamo ai minimi termini, si direbbe appena un passo sopra la microcefalia, come del resto spesso capita a chi ha avuto la dorata infanzia, adolescenza e giovinezza dei ricchi. Del resto, lo stesso Epstein nel 2017 scrisse di lui in una mail all’ex segretario al Tesoro Larry Summers: “Il mondo non capisce quanto è stupido Trump”. Ma insomma le diagnosi psichiatriche nei termini, ma politiche nella sostanza, si sono sprecate soprattutto durante la prima presidenza di The Donald: narcisismo maligno, solipsismo, triade oscura e tutta una serie di analisi a distanza che, se prese seriamente e non quale giochino salottiero, sono francamente ridicole. Certo capita a tutti, anche a me, di definire folli le scelte del presidente. Ma Trump non è folle, come non lo era Hitler o un sacco di altri personaggi storici spesso definiti tali per l’incapacità di vedere dietro le apparenze. La vera follia è quella complessiva dell’America. Come ha scritto Allen Frances, uno di coloro che hanno contribuito a mettere a punto il concetto di disturbo narcisistico di personalità: Trump potrà anche essere un cattivo presidente, ma non è pazzo, lo è al contrario l’America. Tutti i difetti che gli vengono attribuiti appartengono all’intera società d’oltreoceano che oggi si trova a dover fare i conti con se stessa, a scontrarsi con l’apparenza della democrazia e la sostanza dell’oligarchia, una contraddizione che fino ad ora ha retto grazie al rastrellamento di risorse da tutto il mondo per la creazione di una società del debito, di fatto garantito solo dal dollaro e dalle armi. Se questo viene meno, ci saranno lotte sociali che generalmente negli States vengono considerate come un oggetto misterioso e maligno. Ma è angoscioso anche perdere l’aura di Paese eccezionale e dalla parte del bene, grazie alla quale gli Usa si sono scaricati la coscienza per centinaia di guerre, di sanguinosi cambi di regime, di atti di terrorismo teleguidato, di guerriglie e colpi di stato volti a tenere in piedi un sistema che è divenuto sempre più traballante, sempre più a rischio e dunque sempre più follemente determinato a far qualunque cosa pur di sopravvivere. American Psyco è stato da questo punto di vista un romanzo profetico: alla fine qualcuno prende l’ascia.
Una società può impazzire come una singola mente? Non solo è possibile, anzi è quasi più facile che accada. Trump pensava di poter gestire tutto questo, ma alla fine si è accorto di non poterlo fare, di non essere in grado e oggi, più di ogni altro presidente, si lascia trascinare dai bassi istinti della nazione che presiede.


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Descrizione perfetta di un paese in corsa verso il fallimento, soprattutto psichico. Condivido ogni parola.
Ormai un secolo fa l’aveva ben descritta in Babbit Sinclair Lewis, la “buaggine” di quel popolo… non poteva che finire così!
Speriamo bene per noi tapini in questo Stivale consunto e ammaccato… ribelliamoci e rifiutiamo le contaminazioni infelici da importazione. Ma sarà ormai troppo tardi?! Forse sì, visto come siamo messi!|
A noi Tajans, occorre vedere il documentario del 2004 Diario del saccheggio (titolo originale: Memoria del saqueo), diretto da Fernando “Pino” Solanas.
Il film denuncia il governo neoliberale di Carlos Menem, Presidente dell’Argentina negli anni Novanta, che secondo Solanas e molti critici ha portato il Paese al collasso economico e sociale, culminato nella grave crisi del 2001. Quanto attinente allo sfarzo vacuo del governo Meloni, tutto Armani ed estetista( dietro la facciata, niente), parrucchino dal rosa all fulvo, trump style e il lavoro (degli altri, gli sfruttati).
Politiche neoliberiste: Viene documentata la svendita delle risorse nazionali e la sottomissione agli interessi delle multinazionali e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Impatto sociale: Il film giustappone lo sfarzo con cui Menem e i suoi uomini si presentavano in televisione alla miseria delle zone abbandonate del Paese, evidenziando il forte contrasto sociale.
A causa delle sue denunce pubbliche contro Menem, il regista Fernando Solanas subì un attentato nel 1991, venendo ferito alle gambe. Il film è considerato un’importante testimonianza del periodo e delle sue conseguenze.
Che l’Italia spazzi via lo sparatore delle bistecche, prima che lui spari a noi. Smontiamo il circo e le sue bestie feroci. oggi è l’Occasione.
Se sapessi scrivere, vorrei lasciare poche note entro una bottiglia e sperare che le corrrenti le portino sino ad un’isola sperduta, un piccolo continente incatenato, privato della cultura millenaria e libertà, sottratto lo sviluppo per darlo in pasto al porto delle nebbie, qui a nord.
Quell’isola sopravviverà se ognuno la sentirà un pezzo di se, ogni pezzo di carne divelto, gli appartenga e ne trattenga il sentire del non voler morire, nel farsi testimone ed esempio d’ogni giorno, del valore immenso della libertà e della giustizia, con l’amore che gli conviene d’essere una parte indomabile di un popolo consapevole, della fierezza che è inscritta nella sua identità.
La Raffinatezza eterna scritta nei componimenti di Cielo d’Alcamo, Jacopo da Lentini, semi di una civiltà su cui è posta la fondatezza del nostro cammino, invidiabile al resto del mondo, Positivo. La culla del diritto moderno. Il diritto della Donna ad essere rispettata, nonostante la sua enigmatica figura. Gli Stilnovisti, han solo raccolto, sviluppato il Primato che ci rende Esseri Umani…
qUANTA BRUTTURA DA CHI NE AB-uSA…in ogni sua negazione della Purezza.
Bravo! Jimmie M. Portland, Oregon – http://www.yourdailyshakespeare.com
Tu sei di parecchie misure assai, piu’ Grande e bravissimo, nel misurarti con l’Immensità. Shakespeare (nientemeno!). Il dramma di Amleto, è la nostra condizione. Per seguire degli avidi cretini, abbiamo perso il sonno e la ragione. Grazie di aver raccolto la bottiglia…
Impertinente, dovrei dire Voi, ad un Maestro.
The Butcher, il macellaio. Ormai siamo all’orrido. Il creatore di una catena (dalla motosega milei alla bin salman del crimine, in franchising, come ai vecchi tempi del buo Benito, Adolf, Francisco el Caudillo, tutti ammiratori delle teorie darwiniane e del maestro Le Bon. Stragi su eccidi. Una rete che nel cortile sa ha creato piu’ carne macellata dell’intera sagione del mercosur. Approdata nella nostra penisola con la strage a portella di poveri contadini, proseguita con una macelleria ad Hoc: la Demodissezioncrazia Cristiana, infine, dopo gli anni d piombo neofascisti, sino ai delitti dei Giudici, attribuiti a cosa nostra, giusto il negozietto del Carnitero Nostrano… Eppure, defiiti rozzi aalfabeti dei izzini, come se i poteri politico industriali finanziari ne fossero Intonsi. Voglio credere che quello dell’accetta, sia un resistente contraposto alla strage dei magistrati intentata: delitto soft alla Don Abbondio, con uso del Latinorum, così da intortare il volgo, popolo bue. Appunto da squartare, nelle intenzioni e , realmente, nell’ombra delle cenette eleganti con il re delle Bistecche. Un paese alla Shining, dove unaltro Accettatore, prende di mira la stessa famigia. Sembra una resa dei cConti: Lega(ndrie)-vs. Cosa Nostra. Sì, viviamo in un’epoca Meravigliosa.
Mai dubitato di boom boom trump_etta,
Basta andare indietro alla sua precedente elezione,
Non ha mancato mai, neppure una singola volta, di attaccare gli interessi russi, blocco dei conti ai consolati e alle ambasciate, taglio dell’elettricità e chiusura della fornitura dell’acqua, espulsione dei diplomatici e seguestro delle loro sedi, il tutto nell’silenzio quasi assordante del governo russo,
Per cui non sono sorpreso più di tanto nel vederlo proseguire sul cammino tracciato tanti anni fa per il dominio sul petrolio,