Benché sulle perdite americane gravi una stretta censura, alcuni dati finiscono per trapelare ed è possibile fare un bilancio di massima, ovviamente per difetto, di quanto gli Usa stiano soffrendo questo conflitto che pareva essere una passeggiata, secondo l’illustre parere dell’amministrazione di Washington. Lo riporto in un elenco perché sia più chiaro, anche se quasi sempre si parla di fuoco amico, incidente, errore come se gli iraniani non c’entrassero nulla e la popolazione fosse formata dafessi:

  • Abc News conferma che l’Iran è riuscito a distruggere almeno 10 installazioni radar in Medio Oriente. La maggior parte di queste era di proprietà statunitense, mentre le restanti erano state fornite agli alleati degli Stati Uniti. Si tratta di sistemi di allerta precoce dai costi stratosferici, spesso con capacità di 5000 chilometri, che costituivano la spina dorsale del sistema militare Usa in Medio Oriente e Asia centrale. Il danno economico è di parecchi miliardi di dollari, ma ancor peggio è il fatto che adesso i missili iraniani possono penetrare molto più facilmente. L’eventuale sostituzione di questi radar non è comunque questione di settimane o di mesi, ma di anni.
  • Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato ieri che la difesa aerea iraniana è riuscita a colpire almeno uno dei suoi caccia stealth F-35 che adesso, finite le munizioni missilistiche a distanza, sono costretti ad addentrarsi nello spazio aereo di Teheran. Senza lavorare troppo di fantasia, si può immaginare che anche altri velivoli dello stesso tipo siano stati danneggiati, come parrebbe da indiscrezioni. Tuttavia, anche senza badare alle voci, questo dovrebbe finalmente sfatare l’assurdità di marketing della Lockheed riguardo all'”invisibilità” dei suoi aerei da guerra. Sfata anche il mito secondo cui l’Iran avrebbe perso il controllo del proprio spazio aereo. Non solo: significa anche che gli Usa dovranno continuare ad usare armi a lungo raggio, costose e ormai contate per colpire obiettivi in Iran, invece di ricorrere ai molto più economici bombardamenti a caduta libera.
  • La portaerei Ford, la più grande e moderna degli Usa, è stata ritirata dal teatro di guerra a causa di un incendio sviluppatosi – secondo la incredibile versione ufficiale – nei locali delle lavanderie. In realtà è molto più probabile, per non dire certo, che sia stata colpita da un missile iraniano, magari non in pieno, ma rimarrà in cantiere per parecchio tempo, non meno di sei mesi. La seconda portaerei presente nella regione è stata ritirata nella parte meridionale del Mar Arabico per timore di un attacco da parte delle forze di Teheran, ma la grande distanza dal teatro delle operazioni renderà necessario il rifornimento in volo perché gli aerei possano colpire l’Iran. Un’operazione molto rischiosa e anche complicata.
  • Circa cinque aerei cisterna statunitensi KC-135 sono stati colpiti durante un attacco iraniano contro l’Arabia Saudita. Un altro è andato perduto e un altro ancora danneggiato in una collisione in volo.
  • Almeno tre caccia F-15 sono stati distrutti da presunto “fuoco amico” vicino al Kuwait.
  • Dei 100 droni MQ-9 Reaper acquisiti dall’esercito statunitense, circa 10 sono andati persi in recenti missioni di ricognizione sull’Iran.
  • Secondo calcoli di alcuni analisti gli Usa avrebbero perso complessivamente 600 uomini fra incidenti, combattimento e bombardamento delle basi americane.

Quanto al resto c’è da segnalare che oltre alla Marine Expeditionary Unit, inviata dal Giappone, anche un altro gruppo di operazioni anfibie dovrebbe partire a breve da San Diego, anch’esso diretto in Medio Oriente. Il viaggio durerà circa tre settimane. Ora questi due gruppi hanno un totale di circa 4000 uomini, ma i marines a bordo sono solo tra gli 8oo e i 1000. Secondo quanto si ipotizza essi dovrebbero sbarcare sull’isola di Kharg, dopo aver attraversato lo stretto di Hormuz che già sarebbe un’impresa. Quest’isola è tuttavia sotto tiro sia dei missili che dei cannoni iraniani e in ogni caso si tratta di forze che hanno una breve operatività e dovrebbero attendere i rinforzi di cui non si vede ancora traccia. Quindi rimane misterioso il motivo di un’operazione che si presenta come suicida. Probabilmente si tratta di una mossa di immagine più ad uso interno che militare. Anche se il cinismo e la follia potrebbero spingere un’amministrazione che sta rivelandosi fallimentare a sacrificare un po’ di uomini per suscitare un’ondata revanscista e trovare un appoggio alla guerra che ora non c’è. Purtroppo è una possibilità.

Sulle perdite di Israele invece c’è solo il più assoluto silenzio, ma di certo sono molto più gravi. Del resto non si sa nulla nemmeno sul destino di Netanyahu, ormai un morto che parla in video costruiti con l’intelligenza artificiale, sei dita, due canali auricolari, una bevanda che rimane immobile nel bicchiere agitato dal capo stragista. Vuol dire che siamo proprio dei fessi.