Era già tutto scritto. Che un assalto all’Iran sarebbe stato un errore storico, strategico e militare era già stato detto in ripetute occasioni, addirittura a partire dalla fine degli anni ’80. Che non sia servito a nulla è un segno molto chiaro del declino delle élite politiche e in generale delle classi dirigenti occidentali, incapaci di disegnare scenari a lungo termine, persino di immaginare un futuro e incatenate all’effimero del giorno per giorno. Che questo poi si manifesti con l’immobilismo o con l’eccesso di iniziative, dipende in gran parte dai caratteri, dalle situazioni e dal potere effettivo, ma sorprende che nella trappola Iran ci sia cascato proprio Trump che inizialmente era parso volersi concentrare più sulle questioni interne degli Usa che sulla proiezione planetaria del potere. In una sessione strategica tenutasi nel 2011 presso la National Defense University da 16 alti ufficiali dell’esercito statunitense e poi ampiamente divulgata in libri e in analisi si diceva letteralmente:
“La finestra sull’egemonia americana si sta chiudendo. Siamo a un punto in cui abbiamo ancora delle scelte. Entro il 2021, non avremo più scelte… Gli Stati Uniti dipendono troppo dalle loro forze armate e dovrebbero ridurre drasticamente la loro “impronta globale” ponendo fine a tutte le guerre, in particolare in Afghanistan, e chiudendo le basi militari in tempo di pace in Germania, Corea del Sud, Regno Unito e altrove… Tutto questo è un mezzo per raggiungere un fine, che è quello di ripristinare la vitalità economica dell’America. Pertanto, raccomandiamo al Pentagono di ridurre il suo bilancio di almeno il 20%… la maggior parte dei risparmi verrebbe spesa per priorità civili come infrastrutture, istruzione e aiuti esteri. … Nessuno qui pensa che la politica cambierà da un giorno all’altro; tutto ciò che stiamo dicendo è che siamo nei guai se non lo si farà. Non si tratta di ideologia; si tratta di capire dove ci troviamo come Paese”.
Veramente incredibile visto che, sia pure in termini più evoluti, diceva le stesse cose che erano all’origine della spinta trumpiana. Ma già molto prima, nel 1988, il Center for Strategic and International Studies pubblicò uno studio nel quale si mettevano in guardia gli Usa dal voler fare tutto da soli e di non riuscire a collegarsi sufficientemente con le potenze regionali: “Il divario tra le capacità e la credibilità degli Stati Uniti potrebbe ampliarsi ulteriormente man mano che il mondo diventa sempre più multipolare”. Già allora c’era chi aveva correttamente previsto lo sviluppo delle cose e dunque anche la necessità di mantenere la presa sul Medio Oriente o in altre aree, grazie a una complessa trama di alleanze che non consistesse solo di adesioni estorte con la forza o con il ricatto. E si diceva a chiare lettere:
“I decisori politici americani dovrebbero avere ben chiaro in mente che la base per determinare la struttura delle forze e le spese militari degli Stati Uniti in futuro non dovrebbe essere semplicemente la risposta alle singole minacce, ma piuttosto ciò che è necessario per preservare l’aura complessiva della potenza americana”.
Sta di fatto che nessuna delle amministrazioni ha poi realmente seguito questa strada e alla fine con il trio Obama – Biden – Trump si è dissolta proprio quell’aura di potenza che era imperativo mantenere, commettendo errori fatali, prima con l’avventura in Ucraina e adesso con l’inconsulto tentativo di assalto all’Iran. La capacità di proiezione di potenza degli Usa, in questo caso intervenuti direttamente e non per interposta massa di carne di cannone, si è rivelata piuttosto debole sia in relazione alle realtà tecnologiche, sia in termini di capacità effettivamente mobilitabili. Dopo una settimana, quando gli iraniano hanno cominciato a lanciare missili e droni più avanzati le difese, peraltro già ampiamente consumate, sono state regolarmente traforate. Di fatto proprio nel tentativo di asserire l’invincibilità dell’apparato bellico americano, Trump ne ha messo totalmente a nudo le debolezze, tanto da non poter garantire quei traffici internazionali che sono stati spesso il pretesto per interventi imperialistici. In poche parole, ha accelerato e reso visibile anche ai ciechi il declino dell’impero e di fatto perso il Medio Oriente dimostrando di non poterlo difendere, cosa davvero sorprendente perché era partito da tutt’altre premesse. Che cosa abbia favorito questa mutazione è quasi impossibile da dire: forse la stupidità delle persone di cui si è circondato, forse i ricatti di Israele, forse le forme di settarismo primitivo e pseudo religioso di cui è vittima, forse tutte queste cose insieme. Fatto sta che adesso è nudo e annaspa tra proclami di distruzione e necessità di fare la pace al più presto, prima di un’ecatombe economica e dopo aver portato a battesimo la prima forma di assistenza militare operativa tra potenze Brics. Meglio o peggio (su questo le opinioni sono diverse) non si poteva fare.


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Intanto frotte di profughi da israele invaderanno l’europa. La sinistra dirà ch’è nostro dovere accoglierli in quanto profughi (e con essi i crimnali) e destra dira’ con salvini che bisogna rimpatriarli in quanto clandestini. Intanto un nutrito gruppo è già arrivato in Polonia dove fan il diavolo a quattro i polacchi perchè non li vogliono. Ma come, i popoli ordici non eran di mentalità piu’ aperta dei maiali latini? Ritorneranno con le immobiliari al nostro Sud per comprare la terra? Del resto, i savoia avevan fatto lo stesso…
Che sia la volta buona che si cambia?
speriamo , ma ricordate che i vari Trump , Biden , Obama , Bush non contano un cazzo chi decide sono altri .
Per fortuna, meglio così. Adesso i popoli europei potrebbero sollevasi, ammessao e non concesso che sappiano cogliere l’attimo.In i-taja, non credo. Son troppo contenti ad essere stupidi e farsi inculare.
Lo aveva già detto Putin: siete un popolo di gay passivi.