Da qualche giorno serpeggia in rete la notizia secondo cui Netanyahu sarebbe morto sotto un bombardamento, senza che tuttavia la notizia trovi né una chiara smentita né una conferma, visto gli organi ufficiali semplicemente non ne parlano. E tuttavia l’ultima volta è stato visto domenica scorsa durante la visita a un sobborgo di Tel Aviv bombardato, poi più nulla anche se lunedì era in programma un incontro con i rappresentanti Usa, Witkoff e Kuschner, che tuttavia non sono arrivati in Israele perché la missione è stata “congelata”, qualunque cosa significhi questa espressione. In televisione passano sue vecchie apparizioni, mentre l’esercito iraniano fa sapere di aver svolto tra domenica e lunedì intensi bombardamenti proprio sui luoghi frequentati dal premier israeliano. Per smentire ogni illazione basterebbe una comparsa in televisione o una visita da qualche parte, ma invece Netanyahu sembra del tutto svanito.

Questo mistero, secondo alcuni analisti, si lega a quello dell’isola di Kargh che, altrettanto misteriosamente, non è stata colpita dagli occidentali, nonostante sia di gran lunga il più grande terminale petrolifero dell’Iran. E insinuano che siano stati proprio gli Usa a non volerlo attaccare per evitare che l’Iran a sua volta devastasse gli impianti petroliferi negli Emirati, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar che hanno vergognosamente tenuto bordone all’aggressione, salvo poi pentirsene amaramente. Questo avrebbe approfondito la già gravissima crisi di Hormuz, poiché avrebbe creato un “buco” petrolifero ancora più grande e soprattutto duraturo, probabilmente esteso per anni. Tuttavia visto che ormai Israele sta esaurendo le sue difese e viene tempestata ogni giorno da decine di missili e droni che spesso distruggono risorse importanti, Netanyahu avrebbe concepito l’idea di colpire l’isola di Kargh, nonostante il diniego americano decretando, in pratica, una tempesta economica senza precedenti che avrebbe di fatto affondato Trump. Secondo questa ipotesi, suggestiva, ma tutt’altro che campata in aria, sarebbero stati proprio gli americani a favorire in qualche modo, mettiamola così, la scomparsa di Netanyahu.

Come? Magari, ma è solo un esempio, evitando di tentare l’intercettazione di missili iraniani diretti verso i luoghi frequentati dal primo ministro. Naturalmente non possiamo sapere se le premesse su cui si basa questo ragionamento siano corrette e abbiano una qualche consistenza, anche se sono verosimili: dopotutto non sarebbe la prima volta che gli Usa favoriscono o provocano la dipartita di amici per la pelle che sono diventati scomodi. Secondo altre tesi, Netanyahu sarebbe volontariamente scomparso proprio per evitare di incontrare la diabolica coppia Witkoff e Kuschner che certamente gli avrebbero rappresentato la volontà degli Usa di uscire dal conflitto: in questo caso la sopravvivenza politica di Trump avrebbe significato la morte politica del massacratore di Gaza perché dopo tante distruzioni, fare la pace senza aver ottenuto nulla, di fatto una sconfitta israeliana su tutti i fronti, sarebbe stato un colpo politicamente mortale.

Una terza ipotesi è che il primo ministro, in un primo tempo scappato in Germania, abbia fatto perdere le sue tracce per evitare di essere davvero beccato da qualche ordigno iraniano e meno persone sanno dove si trova, meno probabile è che venga colpito, ma, a mio parere, è una tesi debole: nascondersi non è mai una strategia politica vincente. L’unica cosa che si può dire con certezza è che un mondo senza Netanyahu sarebbe un mondo migliore.