Come sempre l’informazione mainstream raggiunge il suo scopo che principalmente è quello di confondere le idee, in maniera che l’intero puzzle venga poi riscostruito secondo i disegni che verranno suggeriti.  Così non soltanto non si coglie il fatto che l’Iran ha già vinto nel momento stesso in cui ha resistito al colpo iniziale ed ha avuto un ordinato passaggio di poteri, invece che quella immaginata  confusione e disperazione foriera di un cambio di regime che Washington e Tel Aviv speravano. Ma che ha già vinto perché ormai le difese israeliane e americane si stanno esaurendo come del resto era prevedibile, anzi addirittura pianificato da dementi che davvero pensavano di far fuori in un giorno le resistenze di una nazione millenaria. Ora i missili iraniani colpiscono con precisione i loro obiettivi senza più essere abbattuti in numero significativo e distruggono tutta l’infrastruttura di basi e di tecnologie su cui si fonda, anzi si fondava, il potere americano in Medio Oriente e di conseguenza l’impunità di Israele.

Tuttavia ciò che rimane ancora più nascosto è l’entità della sconfitta: siamo molto distanti dalle scaramucce dell’anno scorso, qui siamo a un punto di svolta che cambia le logiche del potere planetario. Il primo punto è che la proiezione di potenza sviluppato dagli Usa nei decenni del dopoguerra, ma in sostanza a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, è ormai obsoleto di fronte ai cambiamenti tecnologici: le portaerei che costituiscono il fulcro di tale proiezione sono ormai bersagli facili a patto di disporre di reti satellitari e infatti in questo caso si sono tenute ben lontane dal cuore della battaglia, hanno fatto più che altro parata. Le stesse tecnologie che oggi – e probabilmente per parecchio tempo –  danno un enorme vantaggio all’attacco piuttosto che alla difesa, rendono anche più insicure e vulnerabili le basi militari, il che mette a repentaglio le alleanze estorte con la forza. La distruzione del reticolo militare americano in Medio Oriente e i danni provocati ai Paesi che lo ospitavano, mettono in forse un assetto di potere che pareva abbastanza solido e con esso anche le sorti del petrodollaro. I 2000 miliardi di dollari che gli Stati del Golfo hanno in investimenti negli Stati Uniti, prenderanno il volo, magari alla chetichella, ma la bussola segna costantemente non più l’Ovest, bensì l’Est. La chiusura dello stretti di Hormuz inoltre mette in luce la fragilità del sistema globale occidentale:  all’Iran è bastato minacciarlo ed avere i mezzi per farlo concretamente perché le assicurazioni occidentali ritirassero le loro garanzie e quindi le navi di fermassero. Ora solo le petroliere o i cargo  cinesi e russi possono passare impunemente. Questo mette in crisi proprio le economie del Washington consensus, a parte il Medio Oriente, Corea e Giappone ad Est ed Europa a Ovest, completando un quadro piuttosto fosco per gli amici dell’America. C’è anche l’India di cui parlerò più avanti,

Qui vorrei dire qualcosa sui pareri, per lo più disinformati, secondo cui Cina e Russia non avrebbero aiutato l’Iran e quindi avrebbero messo in forse la tenuta di un’alleanza economica che fa fatica a diventare operativa sul piano della reciproca difesa. Al contrario Russia e soprattutto Cina stanno fornendo  un aiuto discreto, ma essenziale: una nave cinese, tra le più avanzate , la Liaowang-1  naviga nel golfo ed è dotata di radar che possono rivelare qualsiasi segnale nel raggio  di 6000 chilometri oltre a poter mappare 1200 bersagli contemporaneamente. Ha sorvegliato  per settimane tutti i movimenti di aerei e navi nell’area e fornito informazioni in tempo reale a Teheran che così ha potuto conoscere con precisione gli obiettivi. Inoltre i satelliti Jilin hanno registrato secondo per secondo tutte le fasi della guerra, scoprendo di fatto tutti i segreti Isr americani e israeliani e sono stati fondamentali per dirigere il fuoco iraniano.  I russi dal canto loro hanno fornito S300 e $400 oltre ad alcuni radar capaci di vedere oltre l’orizzonte, senza parlare di moduli avanzata di droni le cui celle sono costruite in Iran.

Si tratta di interventi di sostanza che in realtà stanno trasformando in patto di autodifesa l’alleanza economica e tecnologica tra Cina, Iran e Russia. Tuttavia Usisrael ha conseguito un certo successo, sfruttando l’inconsistenza del governo Modi, scioccamente convinto che il colpo contro l’Iran avrebbe avuto successo ed è andato ad abbracciare Netanyahu. L’India è un membro dei Brics e di fatto ha tradito, ma ora si trova senza petrolio proveniente dal Medio Oriente e la Russia ha messo un sovrapprezzo per vendere il suo oro nero a Nuova Delhi: questo metterà in difficoltà tutte le attività industriali e anche molti milioni di piccoli agricoltori, quelli stessi che qualche anno fa avevano invaso le città indiane contro le multinazionali americane del settore, corteggiate da Modi. Del resto si tratta di un governo che da anni ha già perso la sua sfida con la Cina: la parte manifatturiera del suo pil è scesa paurosamente. Così Modi ha comprato a caro prezzo un biglietto per la sua fine politica. La bilancia tra vincitori e vinti non si sposta di molto.