Si è ancora in tempo a evitare una catastrofe economica? La mia impressione è che se anche domani finisse la guerra e lo stretto di Hormuz fosse riaperto, ci sarebbe comunque un forte contraccolpo. Molti pozzi petroliferi sono stati chiusi, sia in Iraq, che in Arabia Saudita, Kuwait, Bharein ed Emirati, mentre il Quatar ha anche chiuso gli impianti necessari per liquefare il gas naturale. Migliaia di petroliere sono ferme e i prezzi salgono anche se per ora i mercati globali non hanno ancora riconosciuto la durata e la gravità della crisi dell’offerta che queste chiusure causeranno. Forse sono così obnubilati che si attendono una vittoria americana o forse si aspettano che bimbo Trump rinunci alla sua guerra, ma sta di fatto che la produzione di petrolio e gas subirà un calo per parecchio tempo. Questo perché i pozzi petroliferi una volta chiusi non possono essere riaperti premendo semplicemente un bottone: spesso occorre un lungo lavoro per poterli riutilizzare, alle volte bisogna pure riaprire il pozzo, i sedimenti possono bloccare il flusso di petrolio, le valvole possono guastarsi e, ultimo ma non ultimo, i pozzi riaperti potrebbero non tornare mai più al loro precedente tasso di produzione.
A questo si devono aggiungere che i costi delle riparazioni che sono molto elevati e il fatto che altre strutture, come le raffinerie e persino gli oleodotti, non possono essere mantenuti in funzione senza un livello minimo di produzione, pena la sostituzione di parecchi sistemi. Tenendo conto del fatto che i pozzi chiusi sono migliaia e che per riattivali occorre personale specializzato che non si trova certo dietro l’angolo, ciò significa che per ritornare alla produzione standard ci vorrà un bel po’ di tempo. Del resto l’esperienza è già stata fatta durante la psicopandemia, quando la richiesta di oro nero calò improvvisamente e alcuni produttori ebbero la cattiva idea di chiudere un po’ di pozzi.
La stessa cosa o anche peggio accade per il gas naturale liquefatto o Gnl: quando un treno di liquefazione si ferma, tutto il prodotto al suo interno deve essere rimosso. L’intera catena criogenica, una volta ferma si riscalderà e dovrà essere nuovamente raffreddata fino alle sue bassissime temperature di esercizio. Tuttavia le strutture metalliche coinvolte vengono danneggiate, per usare un eufemismo, dall’alternarsi di raffreddamento e riscaldamento ed è quasi certo che si verificheranno guasti. Insomma ci vorranno almeno due mesi per ripristinare i treni di processo del Qatar. Questo, naturalmente, solo dopo la fine della guerra e così circa il 20% della fornitura globale di Gnl sarà indisponibile per un lungo periodo di tempo.
In sostanza, nella migliore delle ipotesi, ci sarà un buco produttivo di mesi in grado di accendere l’inflazione che come è noto continua anche dopo le eventuali riprese produttive. si accumula comunque nelle tasche sempre più vuote di ampi strati sociali. Per di più questo accade in un periodo nel quale tutto l’Occidente ha enormi problemi di debito e/o di deindustrializzazione: l’assalto contro l’Iran non è un passo falso, è proprio un capitombolo e per quanto gli analisti tentino di giustificarla in qualche modo, come una sorta di guerra ai Brics, sta ottenendo l’esatto contrario: la Russia ha petrolio da vendere e lo venderà a prezzo molto maggiorato, la Cina produce l’ 84 per cento del suo fabbisogno che in ogni caso è in rapida diminuzione, il Brasile ne ha a sufficienza da esportarlo e solo l’India, grazie all’inconsistenza di Modi e alla mancanza di proprie fonti, sarà costretta a pagare prezzi molto più alti visto che la Russia non è più disposta a fare sconti a chi si sbaciucchia i sionisti di Tel Aviv. Gli stessi Stati Uniti saranno colpiti da un aumento dei prezzi ad onta della produzione interna. Quando si rompe il vaso di Pandora, poi è difficile rimettere assieme i pezzi.


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“Non ci battiamo categoricamente per un cessate il fuoco. Siamo convinti che l’aggressore debba essere colpito in faccia affinché impari la lezione e non pensi mai più all’aggressione contro il caro Iran.
L’Iran spezzerà il circolo vizioso — «negoziati di guerra-tregua e poi di nuovo guerra»
Non c’è niente da aggiungere, ha detto tutto lui.
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