Un modo di dire molto espressivo è “attaccarsi a un filo di paglia” che descrive molto bene la situazione in cui si trova il complesso Usisrael che adesso non sa più davvero che fare per uscire dalla guerra che ha insensatamente iniziato, sparando ancor prima dei suoi missili assassini, le sue menzogne di copertura, quelle che sentiamo ogni giorno nell’avanspettacolo dell’informazione ufficiale. Forse panico è la parola che si avvicina di più al cuore di tenebra di questo impero e della sua pulsione di morte. Qualche giorno fa, quando ormai si era capito come sarebbe andata a finire, the Donald Duck in persona, col ciuffo in tempesta, ha telefonato ad alcuni leader curdi per cercare di spingerli ad attaccare l’Iran. La discrepanza è evidente, perché questi compiti toccherebbero piuttosto al capo stazione della Cia di Erbil, la sedicente capitale dei curdi in Iraq e dunque testimonia la disperazione del capo supremo che ha persino l’ardire di presentarsi come un professionista dell’accoglienza per il ritorno del Messia sulla terra. Ci si potrebbe legittimamente chiedere come mai abbia deciso di intervenire personalmente, ma la risposta non è difficile: bisognava convincere questi capetti curdi a credere per l’ennesima volta negli spergiuri a stelle e strisce, gli stessi che li hanno abbandonati in Siria e lasciati nelle mani dei turchi e dei resti dell’Isis, prescelti poi a governare come “terroristi moderati” al posto di Assad. Ed è stato lo stesso Trump a farlo nel suo precedente mandato.

Certo i curdi devono soffrire di una certa ingenuità di fondo perché sono l’unico gruppo etnico di un certo rilievo che non ha una patria ed è diviso tra Turchia, Siria, Armenia, Iraq e Iran: si sono fidati delle promesse di molti, soprattutto degli occidentali, ma non ne hanno mai ricavato un ragno dal buco, solo buone parole quando andava bene e qualche mancetta pour les employés. Quindi convincerli ad attaccare l’Iran non era certo facile, perché sarebbe stata comunque una lotta senza speranza, buona solo per fare notizia e così il gran capo si è dovuto abbassare a colloquiare direttamente con i capipopolo locali, nella speranza che tanto onore li colpisse così nel vivo da spingerli ad agire. Però a tutto c’è un limite, peraltro sottolineato da alcuni droni che sono prontamente intervenuti a calmare i bollenti spiriti di qualcuno o magari l’avidità di chi non esita a far macellare la propria gente. Tipi umani o disumani che hanno trovato in Zelensky il loro sommo profeta.

Tutto questo dimostra l’improvvisazione, la tracotanza e la poca conoscenza della realtà con cui è stata preparata la guerra, nella radicata illusione della propria onnipotenza. E per una volta i curdi hanno fatto la cosa giusta, come si dice nei filmacci di Hollywood, hanno capito che stavano per essere fregati ancora una volta, così come le petro monarchie del Golfo stanno imparando che avere basi americane non è un fattore di sicurezza, ma di estrema insicurezza, in attesa che a noi venga questa illuminazione. Il fatto è che non si passa il Rubicone gettando dadi truccati, specie se non si è Cesare, ma un Caligola qualunque.