La Russia è scesa in campo con una severa azione diplomatica nei confronti degli Stati del Golfo che avevano chiesto colloqui a Mosca, nella speranza che Putin potesse mediare una cessazione dei bombardamenti iraniani, nonostante questi Paesi ospitino basi americane coinvolte in pieno nell’aggressione all’Iran prima di essere distrutte. Lavrov che è stato al centro della riunione con il Consiglio di cooperazione del Golfo ha spiegato che non è possibile pretendere di essere tenuti fuori dal conflitto e dalle sue conseguenze nel momento stesso in cui non hanno condannato l’aggressione di America e Israele all’Iran e addirittura stia lasciando che il Bahrain prepari una mozione Onu, nella quale si condanna solo Teheran, che è l’aggredito. Insomma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca e quindi si può uscire da questa situazione chiedendo la fine delle ostilità soltanto a chi le ha iniziate e trascurando chi è stato messo sotto attacco. Se ora gli Stati del Golfo vogliono allontanare lo spettro di un disastro economico che metterebbe in serio pericolo i petro regimi di questi Paesi, devono riconoscere che la responsabilità va addebitata all’aggressione Usa – Israele.

Ma nei giorni appena precedenti la Russia è stata molto dura anche con l’India, il cui primo ministro Modi è andato in visita in Israele tre giorni prima dell’attacco. Sebbene l’India sia uno dei fondatori dei Brics, si è affannata a parlare di partenariato strategico speciale con Israele, ovviamente “per la pace, l’innovazione e la prosperità “, figurarsi. Modi ha firmato con Tel Aviv accordi e iniziative congiunte in molti campi, compreso quello militare. Il comportamento ossequioso di Modi in Israele è stato un insulto diretto agli altri membri dei Brics che non hanno ben accolto queste cordiali relazioni con un Paese colpevole di genocidio e che un pugno di ore dopo si sarebbe dedicato alle stragi in Iran. Ma questa mossa non è stata davvero una buona idea, perché la crisi petrolifera, dovuta alla guerra con l’Iran e peraltro assolutamente prevedibile, pone un problema potenzialmente catastrofico: l’India produce poco petrolio e lo deve importare quasi tutto nella misura di cinque milioni di barili al giorno. Perciò la chiusura dello stretto di Hormuz da dove Nuova Dehli prende una parte consistente di oro nero, è un problema enorme. La Russia non ha lasciato che Modi cuocesse nel suo brodo e si è detta disponibile a vendere molto più petrolio all’India, fino al 40 per cento in più. Ma mentre prima faceva forti sconti, fino a 13 dollari rispetto al prezzo di mercato, adesso chiederà un premio di 4 – 5 dollari al barile rispetto sempre al prezzo di mercato. Insomma non ha usato il guanto di velluto. Per ottenere questo aumento di import Modi ha dovuto per giunta chiedere il permesso agli Usa.
Insomma il governo che mette sempre davanti al carro l’orgoglio indiano ha poi la tendenza ad inchinarsi davanti a tutti e lo deve fare vista l’erratica e spesso inconcludente politica di Modi, che lo mette sempre in situazioni ambigue e che ha castrato la crescita economica indiana nei 12 anni di potere. In realtà la stragrande maggioranza degli indiani è dalla parte dell’Iran, solo lo stupido Modi e le élite mediatiche amano gli aggressori che suscitano orrore nella popolazione. Dico élite mediatiche perché esse sono la chiave della governance di Modi e sono riuscite a far credere alla gente che l’India avesse stravinto il breve conflitto col Pakistan, mentre le aveva prese di santa ragione. Ma del resto succede anche da noi.