Se c’è qualcosa che può rendere inequivocabile non tanto e non più, l’alleanza quanto la consustanziazione delle sinistre nell’anglosfera e del resto dell’Europa con il progetto neocon – globalista, è proprio la vicenda dell’Iran. Perché non solo l’imperatore, ma anche il presunto proletario, in realtà rappresentato, a livello politico, da un borghesia parassitaria, ossia dal suo nemico storico, si sta via via denudando. A questo collaborano in ambigua sinergia tic subliminali come l’immarcescibile quanto subliminale eurocentrismo culturale, l’equivoco tra internazionalismo e globalismo, il pacifismo a corrente alternata, spesso condito di un pilatesco né con l’uno, né con l’altro e l”autoconvinzione di essere, diciamo così, moralmente superiori, una convinzione nata quando si combatteva il capitalismo e il suo intrinseco immoralismo della disuguaglianza, ma che oggi viene paradossalmente sostenuto dentro gli illusionismi del capitale internazionale. Così mentre nel mondo mussulmano e arabo ci sono molti regimi autoritari o per usare un termine grossolano, teocratici, la protesta e le rivendicazioni si dirigono sempre dove il dente del Washington consensus duole. A parlare – ma è solo un esempio – della condizione femminile in Arabia Saudita non si guadagna nessuna visibilità e forse si prendono anche dei calci in culo, ma invece a parlare dell’Iran si aprono fior di carriere.

E così siamo costretti a sentire continuamente banalità sui diritti umani, mentre si fabbrica sistematicamente il consenso e la giustificazione per attacchi punitivi, operazioni segrete, scatenamento di gruppi terroristici al fine di ottenere un cambio di regime a Teheran, che è esattamente l’obiettivo del capitalismo occidentale alle prese con le sue logiche finali finanziarie e con il disperato tentativo di procurarsi il sottostante per mantenere le sue scommesse. Lo schema è inequivocabile: mentre Donald Trump imponeva dazi del 25% ai partner commerciali dell’Iran, stringendo il cappio economico attorno ai cittadini iraniani già in difficoltà a causa delle sanzioni e delle operazioni finanziarie ad orologeria – che hanno messo sotto attacco la divisa di Teheran – mentre agenti del Mossad e terroristi di riferimento bruciavano biblioteche e uccidevano civili, la cosiddetta sinistra anti-imperialista non ha fatto altro che patetiche dichiarazioni di condanna contro il governo iraniano. Eppure non ci vuole molto a capire quello che la parlamentare laburista Zarah Sultana ha dichiarato: “In tutto il Paese, gli iraniani stanno protestando contro le reali difficoltà economiche, in gran parte aggravate dalle sanzioni statunitensi. Dal Regno Unito, una vera solidarietà significa opporsi a queste sanzioni e alle strategie e aspirazioni imperialiste che le sostengono. Allo stesso tempo, questi disordini vengono cinicamente sfruttati dal governo genocida di Netanyahu come pretesto per un intervento militare e un cambio di regime, una strada che deve essere fermamente respinta”.

Tuttavia lei stessa non tira le fila del discorso, come fosse un esempio vivente della dialettica negativa di Adorno, le belle parole sono costruite sulla battigia: non chiederà la revoca di tutte le sanzioni all’Iran, né la fine della campagna terroristica condotta da Stati Uniti e Israele. Non sosterrà la normalizzazione delle relazioni tra Stati Uniti e Teheran. Queste omissioni non sono casuali. Rivelano che lei, come i suoi colleghi, sostengano tacitamente la campagna terroristica della Cia e del Mossad, mentendo sulle proteste pacifiche e accreditando le solite stragi narrative che sono immancabili quando l’imperialismo non trova ragioni accettabili per le sue aggressioni. Ho citato Sultana, ma ci sono state prese di posizione quasi identiche da parte di Jeremy Corbin, tuttavia ancora una volta nessuna richiesta concreta. E per giunta le stesse dichiarazioni sono state rese da Nigel Farage, un altro attore della finta dialettica politica: quando si arriva al dunque tutti convergono. Come succede anche per la grottesca vicenda venezuelana nella quale ci si è subito convinti che Maduro era un dittatore e ci si compiace della squallida vicenda del premio Nobel per la pace ceduto a Trump dalla pasionaria dei petrolieri Machado. Non c’è fine allo squallore.

Dentro questa tragedia la sinistra non fa altro che echeggiare Trump, sia pure con parole più misurate, visto che l’inquilino della Casa Bianca avvolge le sue minacce di intervento vestendole di preoccupazione umanitaria, peraltro in gran parte create ad arte dagli spin doctor, ma avendo come obiettivo finale gli interessi sionisti in Medio Oriente e la creazione della Grande Israele sulla cui strada l’Iran costituisce un bell’ostacolo. Una, cento, mille Gaza, ma a questo non c’è risposta: le sinistre non osano riconoscere che non solo si è preparato il terreno per un colpo economico all’Iran, ma che le proteste pacifiche sono state utilizzate dai servizi occidentali e sionisti per attivare la guerriglia delle quinte colonne. In Usa Alexandria Ocasio-Cortez segue fedelmente il copione: “La violenta repressione dei manifestanti da parte del governo iraniano è orribile e deve cessare immediatamente. Tutti hanno il diritto di protestare contro il loro governo senza timore di violenza. Sostengo gli iraniani che scendono in piazza per chiedere un futuro migliore”. Si tratta della stessa persona che nel 2018 elogiò John McCain che secondo lei avrebbe incarnato ideali umanitari, quando questo oscuro personaggio è stato l’artefice di innumerevoli tentativi di cambio di regime e promotore dell’intervento militare in tutto il Medio Oriente, Quello che ha tirato le fila di tutta la vicenda siriana, anche lì con la complicità di una narrazione di parte che attribuiva ad Assad tutte le malefatte delle formazioni terroristiche che proprio McCain aveva armato e finanziato.

Non c’è alcun dubbio che nel caso dell’Iran ci sia una convergenza del trumpismo con la condanna progressista dell’Iran a cominciare dallo spaccio di proteste per l’inflazione, peraltro creata ad arte dalle sanzioni e dal capitalismo internazionale, per dare voce sulla pelle degli iraniani a una richiesta di cambio di regime. Insomma sono tutti virtuosi a parole, senza però mai chiedere un cambiamento delle politiche imperialiste e le loro esportazioni di una libertà che faremmo bene a procurarci proprio qui, dove soffoca tra censure, manipolazioni e governance non elette. Una condizione perfettamente esemplificata dall’immagine di apertura di chi dorme sotto la bandiera americana fingendosi alternativo. Inutile allestire barchette per Gaza per poi appoggiare oggettivamente le condizioni che ne hanno favorito il massacro. Ma è così facile, quasi irresistibile, fare le anime belle e specchiarsi in questo narcisismo politico: peccato che poi ci si ritrova alle prese con un cuore di tenebra.