Oggi voglio mostrarvi un video realizzato nei giorni in cui Trump minacciava il Brasile di dazi se avesse osato commerciare con la Russia. Si trattava di una stronzata che aveva messo la Casa Bianca all’angolo e che ha costretto alla fine Trump a chiedere un incontro con Putin prima che le cose degenerassero. E tuttavia c’è stata una reazione immediata. Mentre il milieu politico europeo, con alla testa quella che ancora osa chiamarsi sinistra, si svendeva a più non posso agli Usa e alle oligarchie nord americane, conservandosi uno spazio di rancorosa autonomia solo per fare la guerra, altrove i ricatti sono stati immediatamente respinti. La cosa interessante è che l’invettiva contro i “traditori della patria” ovvero Bolsonaro & company (qui l’inglese è d’obbligo, visto che sono i burattini di Washington) assieme alla rivendicazione della propria autonomia e delle proprie capacità, non è il prodotto di una qualche congrega di “estrema destra” come direbbero i giornaloni e le teste vuote da Tv, ma è stato realizzato dal Partito dei Lavoratori, ovvero quello di Lula.

Da noi sarebbe impossibile che qualcuno rivendicasse le capacità dell’Italia o una qualunque autonomia rispetto al padrone, anzi da decenni ci sentiamo ripetere che saremmo nulla senza quella Ue che è davvero il nulla geopolitico, politico e culturale: sono decenni che ci viene inculcata l’idea che tutto ciò che possiamo chiamare italiano sia in realtà un sospetto residuo di sovranismo o, nel caso più benevolo, di populismo e che occorra essere omologati alla cultura anglosassone che è appunto quella globale. Questo accade in tutta l’Europa, anche se in forme diverse. Le sinistre poi, in virtù di un internazionalismo meramente scolastico e culturalmente ridicolo quanto l’inglese di Renzi, sembrano ipnotizzate da una falsa analogia col globalismo che tuttavia, privo della lotta di classe, è solo una specie di gentrificazione politica. Non hanno evidentemente mai sentito parlare di una via nazionale al socialismo, portano con sé il santino di Berlinguer, ma non ne sanno nulla. Nemmeno riflettono sul fatto che il Paese di maggior successo al mondo è proprio il frutto di una via nazionale al socialismo. Così adesso – tanto per fare un esempio – quella specie di cinema che ci ritroviamo dopo una stagione gloriosa e la televisione, non fanno altro che segnalarci la nostra abiezione culturale, proporci titoli in inglese, persone che hanno nomignoli inglesi perché non sia mai che uno abbia un nome decente, colazioni con i pancake che sono le brioche dell’età della pietra con quella pesante farina malcotta, hamburger e patatine fritte, accusando poi la pasta di farci ingrassare. Il tutto molto spesso nella cornice di un contesto sociale atono, tipico di un generone che vive di attività parassitarie.

Ma insomma non voglio continuare su questo timbro giambico, altrimenti dovrei scrivere per decine di post e, partendo dalle parruccherie, arrivare a un ambiente accademico che produce solo note a piè di pagina di ciò che si fa altrove e nemmeno più lo scrive in italiano. Ciò che mi interessa sottolineare è che guardando questo video, capiamo bene perché non siamo capaci di capire il mondo che ci sta attorno e contro il quale facciamo la faccia dell’arme, riuscendo solo a fraintendere invece di intendere, tanto per concludere con una citazione hegeliana.