Non posso che apprezzare la letteratura fantascientifica delle previsioni meteo che di giorno in giorno lanciano l’allarme: 50 gradi invece di 40, oppure comuni temporali estivi come fossero tifoni salgariani. Lo scopo di tutta questa confusione è di arrivare a sostenere che questa sarà la più calda estate di sempre. L’importante non è agire sui fatti, sui dati, ma sulla percezione. Questo non sarebbe possibile in una società pluralista, con un’informazione anch’essa articolata, perché gli untori a pagamento del totalitarismo liberale sarebbero ben presto messi di fronte alle loro sciocchezze, ma visto che siamo di fronte a media unificati, il gioco riesce ottimamente, al punto che il New York Times ha scritto un articolo sostenendo che gli alberi fanno male all’ambiente. Ovvio visto che essi, come quasi ogni essere vivente, producono l’innocua CO2 che è uno degli ingredienti fondamentali dei cicli biologici. Una tesi che ovviamente definisce cosa sia diventato l’ambientalismo del tempo delle oligarchie e che trova mille rivoli di applicazione. Per esempio i nostri solerti sindaci si affannano ad abbattere alberi già adulti, per così dire, per sostituirli (forse) con alberelli o cespugli e prendere in tal modo i fondi europei per il rimboschimento urbano, L’immagine simbolo è quella di Bologna dove per compensare l’abbattimento di alberi sono stati messi squallidi arbusti in vaso. Lo chiamano Green Deal, ma credo che sia solo un’indecenza.

Tuttavia tutto questo, a poco a poco, sta erodendo la fiducia e facendo crescere un sano scetticismo verso le parole d’ordine ufficiali. Da qualche giorno sappiano dalla relazione annuale dell’Agicom che, per la prima volta dal tempo del maestro Manzi, la percentuale di italiani che si informa dalla televisione sia scesa al 46 virgola qualcosa per cento. È ancora tanto, troppo per una spaventosa macchina di disinformazione, ma 5 anni fa era del 67,4 per cento. Il crollo è cominciato col Covid dove sono state dette balle che oggi persino l’informazione ufficiale riconosce come tali, anche se i danni peggiori fatti dalla psicopandemia continuano ad essere tenuti nascosti. Alcuni, ma poi sempre di più, si sono accorti che la scienza era diventata uno slogan e la sanità pubblica un pulpito per le multinazionali del farmaco.

Quando il Covid ha perso il suo potere, è subentrato il millenarismo climatico come strada maestra verso il Net Zero e le sue enormi speculazioni. Stesso schema: previsioni catastrofiche, sermoni d’élite e gente comune che paga il conto. Il tutto basato su mere ipotesi senza riscontri sperimentali e accompagnato anche da palesi manipolazioni di dati, al punto che il servizio meteorologico britannico forniva temperature da un centinaio di stazioni inesistenti. La politica ambientale è diventata un gioco di parole: ideologica, punitiva e assolutamente selettiva. Ma naturalmente dire qualcosa significa essere dei negazionisti climatici anche se, paradossalmente, proprio questi ultimi sostengono che il cambiamento climatico è una costante.

Persino il mondo accademico, un tempo rifugio di eretici e di idee, ora sforna a pieno ritmo lauree inconsistenti in ogni più strana disciplina e si concede avidamente, giorno dopo giorno, a un destino di irrilevanza. È del tutto evidente che siamo entrati in un universo parallelo dove, menzogna, incompetenza, futilità non soltanto non comportano conseguenze, ma sono addirittura premiate. La gente comune continua a rispettare le regole, ma le élite che queste regole le stabiliscono, vivono in un altro mondo dove il fallimento viene premiato, la vergogna è facoltativa, mentre la responsabilità è riservata ad altri. In tutto l’Occidente assistiamo a un crollo di una fiducia così mal riposta, ma a quanto sembra la consapevolezza di essere presi in giro non riesce a tradursi in azione.