Dio mi scampi e liberi dall’avere qualsiasi tentazione monarchica o monorchica nel caso di certi presidenti di una repubblica evaporata, men che meno dall’avere una qualsiasi comprensione verso una dinastia montanara che prima ha tradito il Paese appoggiando il fascismo, poi ha tradito il fascismo per vendere l’Italia agli americani nel tentativo illusorio di conservare il trono, commettendo insomma una serie di catastrofici errori le cui conseguenze cominciano a cascarci addosso proprio ora. Per non parlare degli epigoni che sono una brutta copia dei Cesaroni. Ricordo bene il processo a Parigi per i fatti dell’isola di Cavallo e honni soit chi pronuncia Cavallò, di cui mi toccò fare la cronaca: ho ancora negli occhi il viso di Vittorio Emanuele fisso come una pietra tra albagia e terrore. Sapeva, come lo sapevano tutti, che lo avrebbero salvato dall’onta di una condanna definitiva e tuttavia sembrava Luigi XVI sul carretto che lo porta alla ghigliottina, anche se qui si trattava di una farsa.
Tuttavia la scomparsa dell’ultimo plausibile erede della dinastia Savoia, insomma dell’ultimo re per quanto solo in linea teorica e intellettualmente del tutto impari a questo ruolo anche solo rappresentativo, non sembra un buon presagio per un Paese che si è formato attorno al regno sabaudo e che ora rischia visibilmente di disfarsi per le tensioni e le torsioni che vengono esercitate su di esso. Nell’Ottocento il regno dei Savoia era l’unico ancoraggio possibile per una riunificazione. Nemmeno il Papa avrebbe potuto mettere insieme il Paese anche se in effetti alcuni intellettuali del campo cattolico, come Gioberti – peraltro piemontese- ci provarono proponendo un progetto “neoguelfo” piuttosto confuso in cui una confederazione di stati avrebbe dovuto essere guidata dal Pontefice. Disgraziatamente gli italiani non sanno proprio più nulla di tutto questo e lo sostituiscono facilmente con versioni da bar che sembrano una caricatura dell’Antistoria d’Italia di Fabio Cusin. Non conoscono il passato e non vogliono battersi per il futuro, mettono la testa sotto la sabbia che per esseri così diversi dagli struzzi è rappresentata da ciò che produce la Tv.
Rimane il fatto che questa ormai totale cesura col passato che avviene dentro un totale regresso del Paese di certo non più libero, ma in mano a potentati economico – finanziari, potrebbe anticipare metaforicamente la dissoluzione del Paese. Certo un eventuale regno di Vittorio Emanuele IV, ammesso che lo si potesse concepire, sarebbe stato un disastro senza fine, ma non si tratta di questo: la scomparsa dell’ultimo erede da un trono inesistente non è un liberarsi definitivamente dal passato e da persone che in qualche modo lo simboleggiavano. Sarebbe così solo se questo Paese avesse un futuro.


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Se l’Italia è un non paese e allora come conseguenza logica chi lo abita attualmente non dovrebbe avere radici storiche e invece non è vero niente, infatti ecco un capolavoro storico contro informativo che lo dimostra significativamente, ovviamente censurato dai media maistream italiani che sono telecomandati dall’estero ( Washington e Bruxelles ) in tutto e per tutto, eccolo arriva!
“Le radici degli italiani ”
di Paolo Possenti
Effedieffe, 2001
Descrizione
Un’opera sull’intera storia d’Italia, che riassume, all’inizio del III millennio, una vicenda umana e civile unica nell’arco di 3.000 anni. Possenti ha tenuto conto delle più recenti ricerche archeologiche e paleontologiche, ha approfondito gli archivi storici di Germania, Austria, Francia e Gran Bretagna, interpretando i fatti in maniera nuova e più aderente alla realtà, smontando in particolare alcuni radicati pregiudizi contro l’Italia.
Riferimento:
https://www.ibs.it/radici-degli-italiani-libro-paolo-possenti/e/9788885223271
La recensione di Anna Rita Rossi per Sovranità Popolare, 16 novembre 2019
Il Professor Possenti è un ricercatore straordinario che ha tenuto conto delle più recenti ricerche archeologiche e paleontologiche, ha approfondito gli archivi storici di Germania, Austria, Francia e Gran Bretagna, interpretando i fatti in maniera nuova e più aderente alla realtà, smontando in particolare alcuni radicati pregiudizi contro l’Italia.
Il pregiudizio più eclatante al quale ha lavorato e che ne determina l’audacia nel perseguimento della verità è quello indotto soprattutto dalla propaganda inglese, sugli italiani e la guerra. Il Professore ha dimostrato per esempio che, mentre l’impero inglese veniva costruito con poche migliaia di uomini, solo Venezia schierava contro i turchi, in guerre interminabili, oltre 100 navi da guerra e più di 100 mila uomini. Numeri che ribaltano molti luoghi comuni che invece vorrebbero gli avi dell’italica memoria più deboli davanti all’Inghilterra.
Ma facciamo un passo indietro per comprendere le “radici degli italiani”. Un passaggio illuminante che mi ha fatto tirare il fiato fino in fondo preso dal volume I del teso: «Il millennio Romano» “E’ il 21 aprile 753 avanti Cristo, il giorno in cui, secondo la tradizione, veniva fondata Roma.
È vero che su questa data, fin dall’ antichità sono stati sollevati molti dubbi ed essa rappresenta piuttosto un giorno simbolico: il Versacrum, la festa della primavera, dal vigoroso risveglio della natura e del rinnovarsi della vita.
Addirittura qualcuno, anagrammando il nome di Roma, ha scoperto che significa Amor, amore. Ma è più facile che questo nome fatidico derivi da un arcaico «Stroma», cioè la città del fiume.
Ed è questa la tesi che ci convince di più, data anche la grande importanza del Tevere per i popoli di queste zone.
Per quanto riguarda l’anno di fondazione di Roma, esiste ancor più incertezza.
Da un insediamento permanente, anche in epoca anteriore alla data convenzionale, si sviluppa il primo nucleo della città. E’ probabile che in questa epoca si siano completati degli accordi fra tribù che permisero un’intesa permanente fra le popolazioni stanziate sul Palatino e quelle del Quirinale che avevano creato la loro roccaforte sul Campidoglio.
Non è da escludere che nel frattempo gruppi etruschi si fossero già stabiliti sulle rive del Tevere nei pressi dell’isola Tiberina e nella zona del Foro, dove già nell’antichità c’era una strada che faceva riferimento preciso agli artigiani etruschi del luogo.
Il gruppo del Palatino e quello del Quirinale erano senza dubbio i due popoli principali: da un lato i Latini e dall’altro i Sabini, popolazioni piuttosto affini anche linguisticamente, ma tutt’altro che identiche.Non vi è dubbio che i Sabini, già nella tradizione romana più antica, fanno pensare ad un gruppo di provenienza nordica o alpina emigrato in Italia in epoca più recente.
Di questo gruppo, infatti, ci sono state tramandate caratteristiche fisiche centroeuropee, come capelli di frequente rossi o biondastri, statura slanciata, cranio dolicocefalo e visi piuttosto ovali. Questi dati somatici, ricavabili da alcune descrizioni antiche, sono confermati anche da alcuni reperti ossei e da sculture in nostro possesso.
I Romani facevano maschere funebri molto accurate: da esse possiamo trarre, con una certa precisione, anche alcuni dati somatici.
Il ceppo latino abitante sul Palatino, invece, si era stanziato nel Lazio e più precisamente sui colli Albani, in un’epoca anteriore ai Sabini, in zone probabilmente già abitate da genti liguri.
Pertanto avevano assorbito parte di questa popolazione ed anche molti dei caratteri psichici e somatici, di tipo più strettamente mediterraneo.
In questo, il lettore deve aver ben chiara la differenza enorme che, sia sul piano fisico sia su quello culturale, separano le varie popolazioni dell’Italia antica dagli Italiani di oggi.
Potremmo parlare di popolazioni romano-italiche per questa prima epoca e di «latini», o meglio neolatini per quelle successive, già a partire dal II secolo dopo Cristo.
Proseguimento:
https://www.sovranitapopolare.org/2019/11/16/chi-vi-ha-detto-che-siamo-un-popolo-di-vinti/
In particolare i due seguenti passaggi finali:
L’opera magistrale è di 1350 pagine di storia totalmente rivissuta e rivisitata che fanno giustizia delle storiografie “ufficiali” che dipingono l’ Italia come un paese di seconda classe, gli italiani un popolo di soldati che scappano, che vivono della luce altrui, insomma un’ italietta.
Possenti mette in crisi l’impianto protestante massonico ed anglosassone che a suo avviso mira a svilire l’Italia per svilire Roma e la Romanità e per svilire il Cristianesimo. Interi capitoli di storia italiana e storia europea che sono in grado di far risvegliare profonde memorie solo sopite o modificate a dispetto di chi la storia invece la manipola ad arte dimentico dell’esistenza degli archivi e di chi vi indaga.
REPUBBLICA MONORCHICA…
Questa è semplicemente geniale!
Si può leggere (!) :
https://newsacademy.it/scienze-e-salute/2023/11/09/boom-di-tumori-il-presidente-della-lega-italiana-tumori-solleva-il-velo-sul-legame-tra-vaccini-covid-e-lepidemia-di-tumori-in-italia-video/
Riunificazione dell’Italia nel 1860-61? C’era mai stata un’Italia unita? Quella dei Savoia fu semplicemente una guerra di conquista, con annessioni ratificate da plebisciti truffaldini e repressioni militari del dissenso definito brigantaggio ai limiti del genocidio, che permise all’apparto industriale tosco-padano di costituirsi una colonia interna, il Sud Italia, come mercato per i propri manufatti e per prelevarne manodopera a buon mercato. Così fu e così è. Lo sanno tutti ma è un argomento tabù, al punto che la classe dirigente a ranghi compatti sta costituzionalizzando lo status quo attraverso l’autonomia regionale differenziata nel silenzio furbo di una parte e nella rassegnazione dell’altra.
Quello che vuoi dire presumo sia questo :non è cambiato un cazzo in 164 anni di vita della unita Repubblica Italiana Mafiosa Capitalista Schiavista Scafista .
Nel ” Italia unita del 1860-61 si importavano subito nuovi schiavi Sudisti dal Sud Italia appena conquistato al Nord Italia per far capire agli schiavi Nordisti che se volevano continuare a lavorare NON dovevano pretendere diritti e stipendi decenti !
Praticamente quei delinquenti criminali assassini dei Monarchi dei Savoia hanno fatto l” Italia Unita solo per poter favorire i grossi Capitalisti Nordisti affinché avessero nuovi schiavi da sfruttare al Nord !
Anche i grossi Capitalisti Sudisti però ci hanno guadagnato grazie alla unità d” Italia !
Hanno ottunuto il diritto di poter fare i signorotti feudatari al Sud e di poter mantenere in schiavitù la manodopera Sudista per quasi 100 anni !
L” Italia Repubblicana senza Monarchia e senza vere industrie dal 1970 importa in Italia milioni di immigrati stranieri clandestini ( quelli regolari sono solo qualche migliaio al” anno ) e lo per poter arricchire i Capitalisti Italiani e per mantenere in schiavitù con bassi stipendi da fame e senza diritti sia i lavoratori italiani che se protestano vengono licenziati in tronco e vengono sostituiti da nuovi schiavi stranieri clandestini !
Poiché i schiavi stranieri vengono quasi subito regolarizzati in Italia se lo vogliono fare per ricattare i schiavi stranieri regolarizzati affinché non chiedano soldi e tutele ai loro datori di lavoro il regime italiano fa entrare di continuo milioni di nuovi futuri schiavi clandestini !
Credo fosse questo quello che volevi scrivere !