Nania, La Russa e Chiara Moroni entrano a Palazzo Chigi, meno di un anno fa

Sempre alla ricerca dell’aiuto nemico, sempre attenti a trovare altrove il consenso che non troviamo in noi stessi, ormai ci si specchia nella pozza del berlusconismo, per tentare di trovarci attraenti. E così l’Unità on line pubblica un’intervista a Chiara Moroni, per molti anni sotto la tenda di Silvio nella sua qualità di figlia del tesoriere del Psi craxiano. Di uno dei protomartiri di Forza Italia,

Ma la Moroni ha scelto Fini e si trova necessario, doveroso, ineludibile ascoltare e apprezzare il nemico del nemico. Dunque la Moroni dice alle ragazze di scendere in piazza il 13 febbraio, anche se lei non ci sarà.

Risaputa ipocrisia da politico. E quasi la si perdonerebbe se non fosse per la successiva esplosione di quella ipocrisia profonda, radicata, degradata e confinante con l’ottusità che ci prende alla gola da decenni. Perché la Moroni come se nulla fosse prima dice che  ci troviamo di fronte  a “un degrado fortissimo dei costumi di cui forse non ci eravamo accorti”, alla ” negazione della meritocrazia”, al disconoscimento “dell’etica pubblica come valore fondante delle istituzioni e della comunità “. Ma poi  sostiene  che Berlusconi cui ha tenuto bordone per tanti anni “non rappresenta l’uomo che ho conosciuto quando ho deciso di fare un percorso con lui. Non era la persona di questi giorni. Forse le vicende della sua vita lo hanno cambiato”.

Ma davvero? Allora tutto il degrado da dove viene?  Dagli ultimi sei -sette mesi di supposto cambiamento? Non è dovuto all’imposizione di un modello culturale maschilista e autoritario, alla narcosi dei cosiddetti valori attuata attraverso il carisma televisivo?  Proprio questa mutazione antropologica non è forse il lato B dell’avventura berlusconiana?

Naturalmente alla Moroni non si chiedono spiegazioni del non senso, basta la compiacenza su qualche tema. Così certo in Italia la mutazione sarà dovuta agli alieni o magari a qualche effetto parassita della famosa egemonia culturale della sinistra, di cui anche la Moroni ha discettato a suo tempo.

Davvero abbiamo bisogno di questo? Di doverci interessare a queste penose e furbesche antinomie perché ci fanno sponda? A questo grazioso, ma desolante rifiuto di vedere la realtà del capo e quella del proprio ruolo?

Aveva proprio ragione Simone de Beauvoir quando diceva che donne non si nasce, si diventa. E c’è chi non lo diventa mai.