Ops… un altro F15 abbattuto nei cieli del Kuwait come testimonia il breve video qui sotto. Bisogna dire che il “fuoco amico” americano è molto efficiente perché fino ad ora qualsiasi perdita non imputabile a qualche incidente, sia pure inverosimile, è solo fuoco amico. L’ottusa ostinazione con cui Usrael rifiuta di ammettere che l’Iran possa minimamente scalfire la propria macchina da guerra, non fa parte della normale propaganda bellica, almeno come la si può studiare negli ultimi due secoli: è qualcosa di diverso e di patologico. La retorica dell’eroismo, della fortuna mancata o anche il semplice disconoscimento di uno scacco subito, non hanno nulla a che fare con il radicale rifiuto della realtà che si esprime nella negazione stessa del nemico. E lo vediamo perfettamente nella follia di Trump, che ha vinto la guerra, ma poi chiede aiuto agli alleati e quando riceve dinieghi o tiepide risposte dà loro dei vigliacchi e dice che non ha bisogno di alcun supporto. In qualche caso, come in quello del Giappone, ha anche usato un violento ricatto per ottenere appoggio. Secondo lui la riapertura di Hormuz con la forza è una cosa militarmente facile, ma non spiega perché la più potente macchina da guerra che sia mai comparsa nell’universo dal momento del Big Bang, abbia bisogno di aiuto per farlo. Tutto questo naviga in una auto rappresentazione del mondo che non può essere contraddetta, pena il crollo totale delle illusioni: se un po’ di mondo reale sfondasse questa barriera scomparirebbe anche la tracotanza.