Klaus Schwab, ormai ritiratosi nella caverna della sua inesistenza umana, è stato recentemente accusato di aver truccato le ricerche sulla competitività globale per cercare di far apparire i Brics più deboli oltre che per far sembrare la Brexit un fallimento, alterando le cifre dell’economia britannica. La cosa è venuta fuori dopo le accuse fatte da un informatore che aveva parlato delle attenzioni improprie che Schwab aveva verso le impiegate più giovani del web: indagando sulla mano morta del vecchio sporcaccione, si è scoperto che in realtà quella mano grassoccia manipolava non soltanto il lato b, ma anche le statistiche economiche. I fatti si riferiscono al 2017 – 2018, ma possiamo facilmente supporre che queste manomissioni ci siano sempre state. Viviamo nell’epoca della menzogna sistemica e della creazione di una bolla narrativa che coinvolge gli individui atomizzati, così come i massimi sistemi e del resto gli stessi criteri con cui vengono formulate le statistiche economiche sono tali da accreditare le sottostanti teorie neoliberiste. E infatti questi criteri variano frequentemente a seconda delle necessità di far apparire questo inferno come il migliore dei mondi possibili.
Ci sono tonnellate di letteratura economica che contestano l’uso del Pil e la sua struttura come indicatore economico valido e universale, ma non è questo il caso di riepilogare le ragioni per cui questo costrutto, nato alla fine della seconda guerra mondiale e adottato universalmente dopo la caduta del muro di Berlino, non risponde all’esigenza di misurare il benessere o la forza delle nazioni o ancora la loro reale capacità economica. Sappiamo bene come la Nato aveva pensato di avere facilmente ragione della Russia perché essa aveva un Pil uguale a quello dell’Olanda, cadendo nella trappola di credere alle proprie stesse narrazioni. Ci sono comunque altri indicatori assai più concreti e significativi, come ad esempio quelli inerenti al commercio estero, che spezzano la favola occidentale. Come si vede dall’immagine qui sotto ecco i Paesi (in rosso) che hanno un forte deficit commerciale e quelli invece (in verde) che al contrario hanno un notevole surplus, mentre i Paesi in grigio hanno bilance commerciali piu in equilibrio. Balza agli occhi chi sono i vincenti e i perdenti. Con qualche eccezione, l’India per esempio che pur facendo parte dei Brics, non riesce a staccarsi definitivamente dalla sua storia di colonia o, nell’altro campo, Italia e Germania che in realtà dovrebbero stare dall’altra parte per non crollare e avere invece ancora prosperità.



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Siamo davvero sicuri che avere un deficit commerciale con l’estero significhi impoverimento dello Stato e della sua popolazione e, all’opposto, averne un surplus arricchimento?
Post poco convincente, fondato su quello schema aziendalista, che tanti danni ha fatto ai popoli, applicato impropriamente agli Stati (N.B. detentori di sovranità monetaria in regime di moneta fiduciaria o “fiat”) …
Se il PIL NON è indicatore economico valido e universale, quest’altro indicatore, qui proposto e sostenuto, appare altrettanto inattendibile se non, peggio, assai funzionale proprio a quell’ideologia malata schwabiana che il post intendeva criticare…
Comunque io aspetterei prima di dire che il wef é morto, Milano Firenze e altre città stanno diventando come vuole il wef….
Aridateceeeeeee Bossi !
Io ce l’avrei nun premio da dare a questo individuo . Ma so no indeciso a chi darlo tra lui e Pina la campana ….stonata . Povera Italia come e’ scesa cosi’ in basso , direi rasoterra .
Odia talmente i musulmani , che questo odio cieco , lo rende incapace di articolare un minimo di ragionamento razionale .
Lui va cosi’ , a capocchia , a simpatia e antipatia . E pensare che a volte ha anche ragione , come sull’accanimento dei magistrati suglli sbarchi ! Che dire , in sintesi una nullita’ politica e umana .
Come tutti gli orologi rotti, 2 volte al giorno segna l’ora esatta. Lo stesso capita al cazzaro verde, anche contro la sua volontà,
Chissà chi lo protegge
un grazie alla redazione