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Comincia da Weimar la liberazione delle scuole

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Qualcosa comincia a muoversi dentro l’angosciante narrazione pandemica e non si tratta solo del crescere di proteste, ma di un cambiamento di atteggiamento e di qualità: sempre più nelle cause di vario genere presso i tribunali non ci si riferisce solo alla tutela dei diritti fondamentali, ma si chiede conto della sensatezza e del fondamento scientifico delle misure prese e ogni volta le cosiddette “autorità”  non sono in grado di dare delle spiegazioni. Dopo la vicenda del tribunale di Vienna che ha autorizzato riunioni di ogni genere a causa della quasi nulla affidabilità dei tamponi sui quali erano basate la decisioni delle autorità municipali , adesso è il turno del tribunale di Weimar il quale ha stabilito che è vietato richiedere agli alunni il distanziamento sociale, le mascherine e anche l’effettuazione di test rapidi, ma al contempo ribadendo che deve essere mantenuta l’istruzione in aula .

La sentenza si riferisce al procedimento aperto dalla madre di due figli di 8 e 15 anni secondo la quale essi subivano danni fisici, psicologici e pedagogici senza alcun beneficio per loro stessi o per altri a causa delle misure anti pandemia e per la prima volta sono state  presentate prove in merito alla ragionevolezza scientifica e alla necessità delle misure  anti covid  servendosi del parere di esperti come l’igienista professor Ines Kappstein, lo psicologo Christof Kuhbandner e il biologo  Ulrike Kämmerer i quali hanno espresso un parere negativo sui distanziamenti sociali, mascherine e anche all’affidabilità dei test. E così il giudice ha stabilito che “i bambini sono fisicamente, psicologicamente e pedagogicamente danneggiati e i loro diritti sono violati senza alcun beneficio per i bambini stessi o di terzi”. E pure che “gli amministratori scolastici, gli insegnanti e altri non possono invocare le norme della legge statale su cui si basano i provvedimenti, perché incostituzionali e quindi nulli”

Dulcis in fundo il tribunale ha fatto notare che non dovrebbero essere le parti coinvolte a chiedere che sia sanzionata la violazione dei loro diritti costituzionali, ma che è lo stato ( in questo caso il Land della Turingia)  a dover presentare le prove scientifiche atte a giustificare le misure che vengono prese e anche la loro proporzionalità rispetto alle cause  e ai rischi. Nel caso specifico le misure imposte dalle autorità scolastiche “non sono supportate da fatti scientifici”. La sentenza estende anche il discorso dicendo che modellazioni matematiche astratte basate su mere ipotesi e valutazioni soggettive “non possono sostituire gli studi clinico-epidemiologici basati sulla popolazione” Il che in poche parole significa mandare a gambe all’aria una narrazione pandemica tutta costruita appunto su previsione astratte sballate o magari fortemente suggerite dal potere politico ( in Germania com’è noto il governo ha pagato alcuni ricercatori perché facessero le previsioni più allarmanti possibile)  e sulle opinioni, mai peraltro giustificate, dei virologi da tv. Interessante è lo studio presentato al tribunale dalla professoressa  Kämmerer secondo la quale il test da tampone con un solo gene target invece di tre, per obbedire ale stravaganti linee dell’Oms non ha senso: se si usassero 6 geni target come per esempio accade in Tailandia il tasso di test positivi sarebbe ridotto quasi a zero. 

Su ogni capitolo della via crucis alla quale siamo condannati, mascherine, distanziamenti, contagi l’articolato della sentenza smonta le teorie che vengono diffuse dai media e le equipara in sostanza ad un abuso  scientifico e legale.  

 

 

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