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La villeggiatura di Mario Moritz

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Camicia di popeline celestina col colletto abbottonato, come quei ragionieri dei film anni 50 che per convincersi di essere in ferie si sfilavano la cravatta e appoggiavano la cartella sulla sdraio a Cesenatico: il Presidente del consiglio è stato fotografato in vacanza circondato dai famigliari, moglie figli nuore e nipotini. Ma invece che a Cesenatico è in vacanza a Saint Moritz, lingua ufficiale il tedesco, moneta il franco svizzero, nota località dell’Engadina, “sinonimo di esclusività, eleganza e classe”. Il suo clima “frizzante come champagne”, è leggendario. E il suo “sole splende in media 322 giorni all’anno (record svizzero)”. Qui, nel 1928 e 1948, si sono svolti gli unici giochi olimpici della Svizzera, oltre a quattro campionati del mondo di sci alpino e annuali eventi di spicco di ogni tipo: spettacolari gare su cresta (dal 1884) e bob (dal 1890), corse a cavallo (dal 1907), tornei di polo e cricket sul lago ghiacciato, la maratona di sci dell’Engadin. Classiche montagne per sciare come Corviglia, Corvatsch e Diavolezza offrono 350 km di piste in un paesaggio invernale da sogno. La stagione invernale si completa con «Snow and Symphony», il festival della musica tra la neve primaverile. In estate hanno invece la precedenza cultura e natura, nonostante la maratona inline, i quattro campi da golf e la «Engadin Wind», la settimana di regate per velisti e amanti del windsurf. La musica risuona al festival dell’opera, nelle settimane di concerto e durante i quotidiani concerti «Golf & Symphony» nelle stazioni termali. Nella valle si parla romancio, tedesco e italiano. Giovanni Segantini, i Giacometti, Nietzsche, Hesse, Mann, Wagner, Toscanini, Strauss e von Karajan hanno trovato qui la propria ispirazione.

St. Moritz è una «stravaganza della storia culturale» (J. C. Heer), che affascina ospiti da tutto il mondo. Compresi, c’è da immaginare, quei provinciali dei cinepanettoni che vogliono sfiorare la ricchezza dinastica e l’eleganza opulenta,
Non sappiamo che ispirazione abbia cercato Monti, per preferirla a vacanze nostrane, dimenticando la pedagogia impartita dal governo: consumate italiano, siate sobri, vivete austeramente, sostenete l’euro, comprate bot. E rimuovendo, nella sospensione della realtà alla quale è incline, quelle che sono le vere cause che hanno oscurato definitivamente la credibilità della politica ben oltre la corruzione, il personalismo e gli scandali sessuali: l’inadeguatezza a governare insieme a quella tracotante, noncurante e sussiegosa separatezza, distante e schizzinosa. L’incapacità della politica lo ha assiso immeritevolmente e impropriamente su quello scranno dando forma a un inedito vulnus alla democrazia e alla sovranità popolare nella convinzione che un governo di nominati per chiara fama o appartenenza ad una elite tecnocratica, sia più forte in proporzione della sua non rispondenza agli elettori, della sua indifferenza per il consenso, della sua indipendenza dal voto, della sua lontananza dal popolo. Come se questa distanza rappresentasse indipendenza, garantisse una minore soggezione alle lobby, assicurando l’esercizio della competenza sia pure specialistica.
Sappiamo che non è così, che questo governo è più partigiano dei partiti, che è più subalterno di loro ai poteri forti, che è più condizionato dall’egemonia del “privato” e addirittura più estraneo e indifferente alla democrazia, alla solidarietà e all’uguaglianza. è più “iniquo” perché incrementa le differenze e le disuguaglianze per stabilizzare la classe di appartenenza, quella che va a Saint Moritz, per trasmettere i privilegi – così come la precarietà e l’annientamento del futuro – da una generazione all’altra secondo contagio dinastico o condanna alla sfiga.

Si tratta di un “personale” così disinteressato al nostro benessere pur avendo nominalmente a che fare con la salus rei publicae, da essere estraneo se non ostile anche al consenso, salvo quelli che desiderano perpetuare l’insperata fortuna di un incarico immeritato e prestigioso, che pensano bene di mantenere alimentando le condizioni di emergenza e consolidando la necessità di misure straordinarie e di poteri speciali, isolandosi nel rifiuto della concertazione, dell’accesso dei cittadini alla partecipazione, della consultazione, salvo il coinvolgimento di famigli e affini.
Si sa che una vocazione del potere, per riconfermarsi e darsi stabilità, è quella di dare forma a un nemico per giustificare una guerra, che è stata mossa contro di noi.
Ma lo sforzo bellico – lo vediamo ogni giorno – difetta di organizzazione, di efficienza e di competenza: quello del Monti tra i monti dell’Engadina è un governo armato di idee e una ideologia economica che presume meno Stato e più competizione tra privati, meno diritti sociali universali, più incentivi al fare da sé. E se le istituzioni e lo Stato sono ancora presenti, se sono ancora dichiarati necessari, è solo per attribuire loro il carico della spesa pubblica, del debito e dei suoi oneri.
Vogliono confermare la loro egemonia imponendo la loro ideologia e la loro visione del mondo come se fossero ineluttabili e addirittura naturali, per una legge superiore, oggettive e quindi imparziali; soprattutto necessarie. Come l’eliminazione della politica, del pluralismo delle idee e alla fine della democrazia, per accreditare l’idea che spetti agli esperti dell’economia e della finanza governare la politica, che spetti a chi ha una classe di riferimento come indice dell’interesse economico di governare una società nella quale i molti non sono parte di quella classe.

Per questo, come per un mandato divino, officiano la liturgia della loro sacerdotale superiorità, grazie al quotidiano riconoscimento di una loro condizione di èlite implacabile e invulnerabile, che non può e non deve avere un’alternativa.
Hanno ridotto anche l’elargizione delle loro improvvide lezioni, sono indifferenti alle critiche e all’opportunità, come al ridicolo, ben chiusi nelle loro enclave, interessati a incontri non casuali con i loro simili e alla dimostrazione di una inossidabile ubbidienza ai loro padroni, sperando di esserne illuminati come dal sole di Saint Moritz che splende per loro ben 322 giorni l’anno.

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