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Trittico sulla fine dell’impero: 3 – Il sistema America

Quando diciamo America, non intendiamo solo un continente e la sua nazione per antonomasia, ma diciamo un sistema economico e di potere che domina da ben più di due secoli che ha trovato proprio oltreoceano la sua compiuta realizzazione. E che come ogni casa è ormai invecchiato, uccidendone le virtù ed esaltandone i difetti. Per averne la dimostrazione basti pensare che l’Iran ribatte colpo su colpo, eppure è un Paese in via di sviluppo, con una popolazione di oltre 90 milioni di abitanti, un misero Pil nominale di 382 miliardi di dollari e un bilancio della difesa di appena 10 miliardi di dollari. Contro di lui abbiamo Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein, Giordania e, ovviamente Israele. Oltre a questi otto paesi direttamente coinvolti nel conflitto militare, la coalizione anti-iraniana gode anche del supporto logistico, delle basi e dell’appoggio economico di oltre una dozzina di altri paesi, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: Cipro, Grecia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Siria, Turchia, Azerbaigian e Italia alla faccia dei giornaloni e delle loro insulsaggini. L’insieme del Pil dei soli Paesi del Golfo è sei volte quello iraniano, mentre il bilancio militare ufficiale degli Stati Uniti è tre volte l’intero prodotto interno di Teheran.

Secondo la visione neoliberista dominante, basata sulla supremazia del Pil si presume che , l’Iran non dovrebbe avere alcuna possibilità di opporre la minima resistenza all’offensiva americana: la guerra dovrebbe essere poco più di un’operazione di polizia da condurre in poche ore e senza alcun autorizzazione giudiziaria come accade. Invece, mentre la guerra compie il suo primo mese, assistiamo a una situazione che assomiglia all’esatto opposto di quella prevista dai sommi sacerdoti del Pil e del capitalismo finanziario. L’esercito statunitense è stato costretto a fuggire vergognosamente dall’Iraq, una nazione che occupa da 23 anni. Le basi militari americane nel Golfo Persico sono ridotte in macerie . Decine di migliaia di militari si nascondono negli hotel, usando di fatto i civili arabi come scudi umani. L’aeronautica statunitense è stata costretta a spostare i suoi mezzi strategici, come aerei cisterna, Awacs e velivoli Elint, più indietro verso l’Europa, nel tentativo di proteggerli dagli attacchi missilistici balistici iraniani, per non parlare di Israele che viene colpita ogni giorno. È dai tempi della seconda offensiva del 1950, quando le armate di fanteria di Peng Dehuai in Corea, sfondarono le linee di MacArthur e costrinsero l’esercito americano alla ritirata nel panico, che gli Stati Uniti non avevano più subito un simile schiaffo in faccia in una guerra convenzionale. Trump ha voglia di parlare di annientamento dell’Iran, se poi tale annientamento non ha effetti visibili e serve solo a sedare il suo ego e quello degli all american boys. 

Ora possiamo anche dilungarci in lunghi discorsi sulla guerra asimmetrica, ma sta di fatto che questo discorso del Pil è stato fatto anche riguardo alla Russia che, avendo un prodotto interno lordo  simile all’Olanda, non avrebbe mai potuto resistere all’assalto della Nato, rafforzata dal fatto di non dover contare le vittime sul campo di battaglia, visto che aveva a disposizione molta carne da cannone da sacrificare senza troppi problemi di consenso. Invece non è andata così e non sta andando affatto in questo modo. Forse il Pil non è una misura econometrica valida, come del resto dicono molti economisti, ma sostanzialmente c’è il fatto che la Russia ha vaste riserve di energia sconosciute in Olanda, ha ogni ben di Dio in fatto di minerali, ha beni reali che l’Olanda si sogna, ma ha anche un sistema scolastico che premia competenze concrete e non vaghi saperi intorno al business, produce laureati Stem a un ritmo doppio o triplo, talvolta persino quadruplo o quintuplo rispetto ai Paesi occidentali, ha inoltre un sistema di valori orientato, non all’apparire, ma al mondo reale e dunque possiede anche uno stato sociale che contraddice l’individualismo più assoluto, il narcisismo acuto e il desolante edonismo prodotto dalla visione neoliberista del mondo, ovvero quella del capitalismo finanziario subentrato alla fase produttiva. Queste caratteristiche “russe” le ritroviamo anche in Cina o in Iran e in molti altri Paesi, le potremmo anche trovare in Europa se esse non fossero fiaccate dal modello americano e dalle oligarchie che si ispirano ad esso. Ciò prescinde in qualche modo dagli stessi sistemi politici, perché il neoliberismo prima ancora che una dottrina socio economica, è un’antropologia che interviene e modifica tutti gli anfratti del vivere: non è soltanto la totale adorazione del mercato, la creazione di una oligarchia senza più limiti di profitto, la disuguaglianza vista come motore economico, è sostanzialmente un modo grossolano di considerare l’umanità. Da dire ce ne sarebbe per giorni, ma per tornare a noi sta di fatto che mentre russi, cinesi e persino iraniani, possiedono armi ipersoniche gli Usa stanno cercando da anni di fabbricarne una senza successo, pur disponendo di budget, solo per questo scopo, che farebbero invidia a piccoli stati.

La resistenza iraniana non è solo un fatto militare, è la contraddizione vivente di un sistema che lotta senza quartiere per sopravvivere alle sue stesse contraddizioni. E nel quale le armi servono a sostenere un corso forzoso del dollaro con il quale esse sono acquistate.

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