
Ad ogni modo la vicenda delle petroliere si è rapidamente sgonfiata, appena poche ore dopo l’evento, quando la compagnia cargo giapponese Kokuka Sangyo proprietaria di una delle petroliere danneggiate ha detto ai giornalisti che la versione della storia data dal governo statunitense era semplicemente fasulla: “L’equipaggio sta riferendo che la nave è stata colpita da un oggetto volante”, ha spiegato il presidente della compagnia, Yutaka Katada. Dunque tutta la pazzesca storia della mina iraniana, già di per sé incredibile ha fatto la fine di una certa carta avvolta a rotoli e oggi ci si trova a domandarsi da chi e da cosa abbia avuto origine tutta questa storia. Sta di fatto che il presunto attentato iraniano è stato come il cacio suo maccheroni per i mascalzoni di Washington, essendo avvenuto esattamente nello stesso momento in cui il primo ministro giapponese Shinzo Abe era a Teheran impegnato in uno storico colloquio con l’Ayatollah Khamenei con l’evidente intento di stabilire rapporti commerciali che gli Usa non vogliono, arrivando assai spesso sull’orlo del ricatto per convincere Tokio a privarsi del petrolio iraniano. Inoltre l’amministrazione americana ha diffuso le sue accuse infondate e oscure il giorno prima di un incontro importante della Shanghai Cooperation Organization, un’alleanza politica ed economica panasiatica che ha riunito i leader dei maggiori paesi del mondo ed è uno degli snodi della via della seta. Si è insomma voluto creare imbarazzo e divisione con un parziale risultato perché se il presidente iraniano Hassan Rouhani si è incontrato col presidente cinese Xi Jinping, con Vladimir Putin e col primo ministro pachistano Imran Khan, un incontro bilaterale con il presidente indiano Narendra Modi è saltato.
Ora è ben noto che fino a quando l’amministrazione Trump non ha violato illegalmente l’accordo sul nucleare nel maggio 2018, l’India era stata il secondo più grande acquirente di petrolio iraniano. Ma le minacce statunitensi di sanzioni secondarie hanno costretto Nuova Delhi a tagliare le importazioni di petrolio iraniano. Tuttavia Rouhani e Modi hanno recentemente aperto un dialogo su un nuovo meccanismo attraverso il quale l’India può pagare in rupie per il petrolio iraniano, evitando così le sanzioni americane. Si può facilmente immaginare che l’attacco alle petroliere e le accuse pretestuose lanciate contro l’Iran non siano state altro che un avvertimento rivolto genericamente al Giappone, ma soprattutto all’India che potrebbe sottrarre un’altra fetta di commercio planetario al dominio del dollaro, azione che per Washington è assai più grave di una semplice elusione delle sanzioni unilateralmente stabilite tradendo un patto già sottoscritto.
Così finalmente una storia che pareva non avere alcun senso ne acquista finalmente uno concreto e plausibile anche se inquietante dentro un mondo che sta acquistando ormai caratteri da malavita con i suoi avvertimenti e le sue sparatorie dimostrative da attribuire alla banda avversa. Ma se questa è la logica non c”è dubbio che il boss dei boss fa sempre più difficoltà ad imporre la sua legge e le sue gesta denotano debolezza più che forza.

