
Altro che negri da cortile, come Malcom X definiva gli afroamericani ansiosi di essere accettati e annessi allo stile di vita americano. A manifestare contro lo ius soli c’è addirittura uno che si definisce nero e fascista e che motiva la sua ferma opposizione con la convinzione che la cittadinanza italiana andrebbe meritata con studio, ubbidienza alle leggi, omologazione accertata e certificata da appositi organismi a usi, consuetudini e tradizioni italiche, prevedendo indirettamente un piano di espulsioni di massa di alcuni milioni di italiani che non rispondono ai requisiti richiesti.
E dire che zuffe in aula, proclami, sdegnosi agitano intorno a un provvedimento che, come nel caso delle unioni omosessuali, gioca al ribasso. E il ribasso si sa non significa ragionevole amministrazione del compromesso in società non ancora mature dove le leggi anticipano il costume. Macché, la dice luna invece su evidenti concessioni alla realpolitik che deve avere la meglio per garantire equilibri di bottega, patti e alleanze motivate dalla opportunità di consolidare posizioni e rendite, accogliendo valori prima trascurati e derisi, convertiti in vessillo da sbandierare in fasi prelettorali.
E infatti chiamare pomposamente questa misura che è poco più di una “sanatoria” ius soli, è – si direbbe a Roma – una sola, consumata in regime di politica dell’ipocrisia, che permette al Pd di rivendicare un primato etico e alla destra esplicita. Comprensiva del Moccia del marxismo, Fusaro – di esercitarsi sui temi cari del razzismo e della xenofobia, come vuole la loro ideologia del sospetto, del rancore e della paura. alternando la non nuova difesa della razza: li abbiamo sentiti inveire contro “la sostituzione etnica che va avanti da anni e mette in discussione la sicurezza e le legalità in Italia”, dolersi che “tra che tra 97 anni gli stranieri supereranno in numero gli italiani, grazie a un attentato irrimediabile all’integrità del popolo italiano”, mettere in guardia da una legge che rafforzerà irrimediabilmente il “partito islamico” in modo da farlo uscire vincente dalle urne.
E, come se non bastasse, denunciare come in poco tempo la rete dei servizi sociali al cittadino sia condannata a collassare, perché il Paese non ha i mezzi necessari per garantire la cittadinanza a tutti, in ossequio a quella bugia di successo ormai collaudata dai vari Fusaro, secondo la quale “concedere” diritti a nuovi pubblici, toglierebbe diritti ereditati o conquistati o pretesi ad altri, quando è invece certo che si tratta di beni e prerogative indivisibili, non sottoposti a gerarchie. Tanto che è invece vero l’inverso e che limitarli o ridurli a qualcuno comporta un abbassamento dei livelli di protezione e qualità per tutti, un principio cui dovremmo guardare quando siamo stranieri in patria, a scuola, in ospedale, a Taranto o a Amatrice dove il governo impone ai parenti delle vittime il pagamento delle imposte di successione per le abitazioni distrutte.
E nemmeno vale ricordare che anni di lotte e conquiste avevano, nel rispetto di quella carta che doveva ispirare attitudini e comportamenti civili e democratici, chi arriva qui gode già di cure e assistenza, anche grazie ai miliardi di contributi e tasse pagati dagli “stranieri” che a differenza di molti nativi non sono autorizzati a peccare del delitto di evasione.
C’è poco da cercare origini nobili per atteggiamenti e esternazioni che recano il marchio indelebile del razzismo, quello vecchio e quello nuovo che accomuna forestieri venuti da fuori e il terzo modo interno, che devono essere ugualmente ricattabili, ugualmente vulnerabili, ugualmente divisi e espropriati di tutto, ugualmente spaventati e minacciati da poteri che attuano una repressione variamente articolata, compresa quella burocratica e amministrativa, compresa quella delle file al pronto soccorso, compresa quella della precarietà e del caporalato anche di Stato e di governo. Ma con una differenza, che gli indigeni sono autorizzati per riconoscimento antropologico a odiare, respingere, emarginare e condannare va essere fantasmi che nessuno vuole quelli che arrivano qui, compresi quelli che incaricano di accudire vecchi e bambini, perfino quelli che riparano tubi e si inerpicano senza tutele sulle impalcature, perfino quelli che raccolgono i pomodori e le ciliegie, in modo da farli sentire superiori, loro e la loro civiltà sugli inferiori, coi loro usi e le loro fedi incompatibili con democrazia e libertà.
Abituati a vedere negli altri il peggio che risiede in loro i detrattore paventano speculazioni, immaginano negli altri la loro oscena indole a approfittare e speculare, suppongono che l’istinto a trasformare tutto e tutti in merce e prodotti grazie all’unica religione che professano, quella del profitto, darà luogo a un mercato delle nascite in modo da favorire la supremazia egemonica di neri e gialli, pericolosi, trasgressivi, inquietanti, infedeli, ingrati sui virtuosi connazionali.
Il “nero e fascista” ha proclamato che può meritare di essere cittadino dell’Italia solo chi la ama. Viene proprio da chiedersi come mai in tanti professino un amore non ricambiato e vogliano diventare nostri connazionali. E se fosse così, sai che ruspe servono..

