
Allora c’è una causa fra due donne in carriera, suscitata nel sottofondo da una rivalità amorosa. La differenza fra le due è data dal fatto che una, quella che ha messo in ridicolo coram Facebook l’avversaria, dispone di larghi mezzi economici, mentre l’altra no. Fin qui siamo nella normalità attuale, ma con il passo successivo entriamo in quella che viene indicata come la normalità futura: la prima donna ha ordito un piano per sputtanare la seconda via web contando sul fatto che la rivale non abbia i soldi per dimostrare il dolo, visto che per farlo è necessario mettere in campo un costoso investigatore. Il suo avvocato, dotato di incrollabile deontofobia tranquillamente rivendicata in questo burlesque legale, non solo è a conoscenza di tutto il retroterra, ma imposta la causa proprio sul presupposto che sarà proprio la differenza di mezzi a determinare il giudizio favorevole al proprio cliente. A questo punto però con grande indignazione del legale interviene un colpo di scena: la controparte riesce a procurarsi le prove dell’imbroglio. Ma come si permette questa pezzente? E soprattutto dove ha trovato il denaro per smascherare la mia linea di difesa? Così si scopre che la poveraccia per procurarsi i soldi ha temporaneamente attinto ai fondi di clienti o sottoscrittori (qui la cosa è vaga) e dunque da offesa passa ad essere truffatrice. Ben le sta.
Ora proprio la natura immaginaria della trasmissione e nel contempo la sua pretesa di rappresentare la giustizia italiana che rende queste scelte indicative dell’ideologia della disuguaglianza. In sostanza si suggerisce che i tribunali sono e dovranno sempre più essere tavoli da poker dove chi ha più soldi e può rischiare di più finisce per vincere. Che insomma se qualcuno con più denaro calpesta i vostri diritti dovete abbozzare perché non potete permettervi di avere giustizia o potete entrare in un gioco più grande di voi. Vedete la fine che fanno quelli che tentano di resistere. Ora giustamente qualcuno si chiederà che senso possano avere queste considerazioni su una trasmissione televisiva che immagino non spopoli. Chissenefrega. Invece è un esempio di scuola di come certi concetti vengano prima insinuati e poi conficcati nella testa delle persone che non hanno sufficienti difese: si tratta di metafore e apologhi che quando vengono da una fonte considerata autorevole lavorano in sottofondo, nel substrato emotivo dove l’insieme di suggestioni provoca un effetto paradosso trasformando, per via imitativa ciò che appare come negativo in positivo. E’ una tecnica per far perdere allo spettatore la sovranità delle idee:la natura della giustizia diseguale diventa così una specie di prodotto accreditato.
In ogni caso è certo che la costruzione di questo tipo di storie, di questo falso reale, non è per niente fortuito, risponde da una parte alla mentalità “avanzata” degli autori che le pensano e dall’altro a un sottinteso progetto pedagogico subliminale che viene portato avanti su ogni fronte. E del resto una ragione ci sarà se siamo arrivati a considerare una perversa manipolazione della Costituzione che oltretutto è anche infantile e ridicola.

