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Draghitalia in volo

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Tra un secolo o due quando i nostri pronipoti leggeranno  la storia di questo disgraziato Paese, si chiederanno che testa avevano il loro bisnonni o trisnonni, quale fosse l’oppio che impediva loro di vedere ciò che veniva detto a chiare lettere, in cosa consistessero i limiti caratteriali e culturali che li inducevano a trovare i più stravaganti e complicati modi di evitare il riconoscimento della realtà, quanta parte abbia avuto la rassegnazione o il piccolo egoismo individuale nell’incapacità di opporsi a un destino già segnato altrove e da altri.

Eppure non c’è dubbio che Draghi abbia detto a chiare lettere che il governo del Paese deve essere affidato alle tecnocrazie europee, dirette dal lobbismo atlantico e dai poteri finanziari. E il presidente del consiglio, tanto per rispolverare un termine più dignitoso per una carica che ormai si riduce a quella di fiduciario, replica che lui sta effettuando le riforme, anzi la madre di tutte le riforme, ovvero il taglio della democrazia, necessario per procedere all’abolizione dei diritti sociali. Non c’è bisogno di scavare molto sotto le chiacchiere per ritrovare il significato effettivo di ciò a cui andiamo incontro: non si dica che non lo si era compreso perché tutto l’impianto è a vista.

Lo sa bene anche l’opinione di sinistra che cerca di tenere assieme il rifiuto della sovranità nazionale e la lotta al massacro sociale finendo così per rivolgere le armi dell’analisi o meglio dei riflessi condizionati contro se stessa. Ieri per esempio mi è capitato di leggere le parole di un dirigente Usb sulla vicenda Alitalia il quale  si compiace dell’operazione Ethiad fingendo poi che gli esuberi siano una variabile autonoma dell’accordo e rivendicando che loro , Usb, sono sempre stati per un’alleanza internazionale:  “con una compagnia aerea che fosse complementare, come è Etihad, e non in competizione, come Air France”. Non mi soffermerò sul merito della questione visto che il dirigente sembra ignorare che Etihad è già il maggiore azionista di una compagnia aerea concorrente (più grande della nostra di bandiera) e cioè Air Berlin molto forte sull’Asia,  sul mediterraneo e sul Medioriente per cui il ruolo di Alitalia in questo contesto si farà sempre più marginale. Anzi vorrei suggerire al dirigente di Usb di andarsi a vedere perché Etihad ha scelto Air Berlin, qualche anno fa, come suo maggiore partner europeo e scoprirà che la ragione consiste anche nel fatto (ci sono dichiarazioni ufficiali in merito) che compagnia tedesca ha sede formale a Londra per evitare la cogestione sindacale obbligatoria in Germania.

Ma ad ogni modo  proprio un sindacato che fa dell’inesistente “altra Europa” uno dei suoi cavalli di battaglia, poi quando si tratta di alleanze europee storce il naso, vi vede una spietata concorrenza e preferisce soluzioni esotiche e molto pericolose perché totalmente al di fuori della contrattazione fra stati che fanno parte di una unione controllo e completamente determinata dal mercato e dalle aspettative degli azionisti. E’ un piccolo fatto, ma molto significativo dell’incapacità di vedere chiaramente dietro il sipario di carta velina. L’ “altra Alitalia” è come una cartina di tornasole di ciò che sta accadendo.

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