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Letta con svista: si è scordato la Costituzione

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La vivente confutazione di Parmenide secondo cui il nulla non è, vale a dire il premier che ogni giorno annuncia, rinvia e rimane immoto come una rana che gracida nel pantano, non si è accorto di una grave contraddizione nella sua orazione per vittoria. Ma assieme a Publio Letta l’Europeo, con in testa l’elmo di Giorgio, non sembrano nemmeno essersene accorti a Bruxelles e men che meno i media main stream: un caso di smemoratezza collettiva che di per sé dimostra l’assurdo in cui viviamo.

I primi giorni di luglio sono stati pieni di discorsi d’occasione dai quali emerge la speranza che nel 2014 si riesca a limitare il deficit al 3% del rapporto bilancio – Pil per poter usufruire delle ventilate “deviazioni temporanee” di cui ha parlato Barroso non si bene con quanta consistenza. Come si faccia ad arrivare a questo obiettivo è tutto da capire visto che la stessa Confindustria prevede che si arriverà al 2,6% pur incorporando nell’analisi l’immancabile ripresa nella seconda metà dell’anno che naturalmente non c’è e senza tenere conto dell’enorme esborso di 50 miliardi per il fiscal compact. Però sembra che nessuno si ricordi di un piccolo particolare: che sotto il mirabile governo di Monti, il Parlamento ha votato e approvato l’obbligo costituzionale di pareggio di bilancio che parte proprio dall’anno prossimo . Quindi teoricamente nel 2014 il deficit dovrebbe essere zero, per obbedire a una Costituzione già grottescamente deformata ancor prima che i saggi si mettessero all’opera.

Allora cosa facciamo? Qualcuno dovrà dire che abbiamo scherzato o sulle risorse fatte balenare per il lavoro e la crescita o sull’insensata modifica della Costituzione.  Il fatto che la cosa sia sfuggita ai più e devo confessarlo anche a me in un primo momento, è la migliore dimostrazione di come il Paese stia vivendo in stato di trance, che si muova come un sonnambulo non sapendo dove andare e che dire, consigliato dai ciechi di Bruxelles e al guinzaglio della Merkel Di certo c’è il caso che il Colle debba dichiarare carta straccia proprio quella parte della Carta che ha spinto ossessivamente a deformare, traendone viva e vibrante soddisfazione. De gustibus…

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