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Sunny killer

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Quando mi chiedono l’amicizia sui social network escludo a priori quelle che si definiscono “solari”. Avevo ragione di sospettare.. è solare a suo dire e a detta di amiche anche coinquiline più fortunate di altre, anche Amanda Knox. Si perché il 2 novembre 2007 la ragazza ventunenne che divideva l’appartamento con lei viene trovata con la gola tagliata e praticamente nuda, in un lago di sangue. Amanda e il suo ex-ragazzo Raffaele Sollecito sono stati condannati in prima istanza a 26 e 25 anni di carcere per avere inflitto a Meredith il colpo letale, mentre un terzo uomo, Rudy Guédé, ivoriano, avrebbe tenuto stretta la vittima perché si rifiutava di partecipare a giochi sessuali. Tutti e tre erano sotto l’influenza di droga e alcool. Guédé condannato in un processo distinto, sta scontando 16 anni di carcere. Ma lui è nero e quindi conta poco.

Amanda invece è wasp, bella e stronza, che sia colpevole o innocente. Amava i beatles e i rolling stones veniva dagli stati uniti d’america, proprio da Seattle, la città Microsoft gemellata con Perugia. Iscritta all’università di Washington, la ragazza arriva a Perugia per frequentare un corso di italiano, guadagnato con volti molto buoni. Ma si capisce che anche se non l’avesse conquistato con il merito avrebbe probabilmente potuto comprarselo, se la sua famiglia ha assoldato una società di Pr per effettuare un sapiente restyling della sua immagine. Bella, stronza e furba: grazie anche ai buoni consigli tace in tribunale ricorrendo la facoltà di non rispondere ma comunica instancabilmente direttamente e tramite i suoi fan su tutti i media e la rete. Fan che comprendono molte tipologie: cappellani del carcere, criminologi in tv, cronisti, gente che l’ha incrociata per caso e è stata incantata dai suoi occhioni, dalle sue torte, dal suo strimpellare delicato, dalla sua gioia di vivere festosa, tanto che le è stata anche comminata un bella multa per schiamazzi. Ma certo questo non fa di lei una colpevole. Però fa capire perché sia perfetta per il ruolo di protagonista – Sollecito sembra una grigia comparsa intenta a ubbidire sollecitamente ai suoi comandi – di un telefilm della novelle vague americana di polizieschi un po’ ermetici, con meno spari e più camici bianchi.

Spregiudicata, forse spietata, privilegiata, americana. E infatti tutta l’America si è mossa per lei in una di quelle sue operazioni umanitarie, intente a esportare spocchioso disprezzo per l’approssimazione e l’inadeguatezza del sistema giudiziario italiano controllato dalla mafia come tutto il Paese, se si dà retta ai gruppi foltissimi di fan in rete. E giù a accanirsi contro i nostri Ris (altri casi lo dimostrano effettivamente un po’ pasticcioni), i nostri giudici (ma non saranno comunisti?), sui nostri avvocati (usciti da Frine con De Sica), sui nostro giornalisti, (poco investigatori e molto guardoni). Sulle televisioni che alimentano nel popolo degli utenti l’attrazione morbosa per delitti efferati montando palcoscenici orrendi e perversi patiboli. E infatti per il New York Times la studentessa americana è innocente: c’è stata una “collisione tra un giornalismo rapace e una procura sciatta”.

In larga parte sappiamo quanto la perdita della credibilità, l’erosione dell’autorevolezza di istituzioni e poteri, le ridicole performance di un ineffabile presidente del consiglio deriso in tutto il mondo, la diffusa tolleranza dell’illegalità e della irrisione di regole e leggi, la corruzione, insomma sappiamo quanto le anomalie italiane ci espongano a critiche e a una meritata marginalità nel contesto delle democrazie.
Anche di quelle un bel po’ barcollanti, dall’incerta impalcatura e dall’oscuro passato come il Brasile, o da quella dalle auguste radici ma che tollera pena di morte in molti stati, torture a Guantanamo, carceri bestiali, incertezza di un diritto amministrato da cariche elettive non sempre limpide, un’economia ingiusta che ha avviato la speculazione globale.

Certo questo paese che ha trasferito la politica e le esistenze dei cittadini dentro a un apparecchio televisivo trasformando la democrazia in mediocrazia, che tollera un potere plutorcratico che avvilisce conquiste diritti e aspettative, che corrompe bellezza e sapere non piace più nemmeno ai suoi colonizzatori, che hanno fatto un proficuo export di miti, mode, egoismi, edonismi .
Siamo stati la patria del diritto che ha dimenticato e omesso la giustizia, ce lo rinfacciano, ma siamo soprattutto noi che non ce lo possiamo perdonare.

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