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Cartoline dal Venezuela e dal mondo – parte seconda

Cattura

Gigantesca manifestazione a Caracas contro il golpe e per festeggiare il 20° anniversario della rivoluzione bolivariana. 

Mentre cerco di trattenere la nausea per il comportamento dell’Europa che ha riconosciuto Guaidò come presidente ad interim  prestandosi a un golpe tanto morbido quanto vergognoso, proseguo con le mie  Cartoline dal Venezuela  perché in realtà ciò che sta accadendo al Paese sudamericano riguarda il futuro di tutti. Trump, come avevo previsto, ha avuto il merito di distruggere il sofisticato trompe l’oeil costruito attorno alla cittadella imperiale e alle sue operazioni, asciutte o bagnate, anche se non mancano i numerosi ciechi volontari in servizio permanente attivo che se fossero vissuti una settantina d’anni fa avrebbero trovato delle buone e umanitarie ragioni per i campi di concentramento. Ma a parte questi detriti della storia è interessante approfondire i termini di quella guerra economica sotterranea che è l’unico vero motore del tentativo di restaurazione dei precedenti regimi coloniali.

Come si sa i media e la politica mainstream accusano della crisi economica venezuelana esclusivamente il movimento chavista, mentre dalle documentazioni interna allo stesso governo di Washington appare chiarissimo come essa sia stata creata ad arte dalle “armi finanziarie” per poter depredare il Paese che dispone delle più ampie riserve mondiali di petrolio. Non è certo un mistero che siano state le sanzioni, aggravate dagli accaparramenti portati avanti dai “ribelli moderati”alla Guaidò a portare alla situazione attuale: il primo relatore delle Nazioni Unite a visitare il Venezuela  in due decenni, l’esperto legale Alfred de Zayas, ha dichiarato all’Independent che le devastanti sanzioni internazionali sul Venezuela sono illegali e potrebbero essere potenzialmente un crimine contro l’umanità. Mentre  il  professor Steve Ellner , uno dei principali studiosi della politica venezuelana un uomo che ha vissuto e insegnato nel paese per decenni, ha spiegato in un’intervista ai ribelli moderati  che le sanzioni hanno economicamente isolato Caracas: “Il timore di ritorsioni da parte dell’amministrazione Trump ha esercitato pressioni sulla comunità economica mondiale per distruggere l’economia venezuelana. Ciò equivale praticamente a un blocco del Venezuela “.

Questa strategia non è certo nuova, anzi è dichiaratamente una dottrina ufficiale di Washington: WikiLeaks ha pubblicato un estratto da quello che descriveva come il ” manuale del colpo di stato degli Stati Uniti “, l’opuscolo dell’Esercito, Special Operations Forces Unconventional Warfare ( PDF ). Una parte di tale pubblicazione, illustra come e in quale cornice il governo Usa utilizzi le armi finanziarie dicendo esplicitamente che questa guerra non convenzionale si serva di tre strumenti principali, ovvero la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Grazie a queste istituzioni interamente sotto il controllo di Washington ad onta della patina internazionale che ostentano, è possibile  la “manipolazione dei tassi di interesse e delle tasse” oltre ovviamente alla imprescindibili presssioni sulle istituzioni finanziarie per limitare “prestiti, sovvenzioni o altre forme di assistenza finanziaria agli stati come ad attori non statali”.

In questo quadro Steve Mnuchin, segretario del Tesoro di Trump ed ex responsabile dell’informazione di Goldman Sachs, ha suggerito che Juan Guaidó, il golpista morbido,dovrà utilizzare la compagnia nazionale petrolifera (PDVSA) e le attività petrolifere del Venezuela negli Stati Uniti, per finanziare il suo governo parallelo. Non è certo un caso se questo intollerabile burattino da quattro soldi, poche ore dopo essersi dichiarato “presidente ad interim” con il sostegno di Trump e dei suoi miserabili ascari europei, ha immediatamente lanciato il piano di privatizzazione della PDVSA in maniera da riscrivere tutta la legislazione del Venezuela sugli idrocarburi consentendo così alle multinazionali americane di accedere alle più grandi riserve di petrolio del pianeta. La cosa è talmente chiara nei suoi sviluppi che sempre Alfred de Zayas, citato precedentemente e docente alla Scuola di diplomazia di Ginevra, ha presentato un rapporto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, in cui si fa esplicito riferimento alla guerra economica che Stati Uniti, Unione europea e Canada stanno conducendo contro il Venezuela:  ” Le sanzioni economiche moderne sono paragonabili agli assedi medievali delle città solo che nel ventunesimo secolo cercano di mettere in ginocchio  non solo una città, ma i paesi sovrani “.  E poi in un intervista aggiunge: ” … quando dico che l’emigrazione dal Venezuela è in parte attribuibile alla guerra economica contro il Paese e alla sanzioni, alla gente non piace sentirlo, vogliono solo la semplice narrativa che il socialismo ha fallito e ha fallito il popolo venezuelano “. Se a socialismo sostituiamo Maduro, giusto per non perdere l’ultimo residuo dignità, abbiamo molte delle posizioni di certa cosiddetta sinistra in salsa italiana. 

Mi sono dilungato sulla guerra economica, peraltro esplicita, perché la cosa non riguarda il solo Venezuela: chi avrà voglia di leggere tutto il documento sulla guerra non convenzionale troverà che si tratta di un caso particolare ancorché esemplare, di una strategia generale che ci coinvolge tutti e il cui obiettivo finale in politica estera è: “Promuovere il libero scambio, non gravato da tariffe, interdizioni e altre barriere economiche, promuovere il capitalismo e promuovere la vendita  dei prodotti statunitensi ai consumatori internazionali”. Come si può vedere si tratta di una tesi piuttosto anziana, visto che gli Usa vivono del combinato disposto di dollaro, finanza e  consumo più che di esportazione e ora sono preoccupati per la gigantesca manifattura asiatica. Ma questo li spinge ancora di più alla guerra. Di ogni tipo.

 

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