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Archivi categoria: Sabina Ambrogi

Vesti anche tu la tua bambolotta

Sabina Ambrogi per Il Simplicissimus

 

Esclusivo su Repubblica.it

Vesti Belen e Ely con dei meravigliosi abiti da ritagliare per tante stupende occasioni!

Qui il kit dell’indignazione:

Partecipa all’evento: “Donne dove siete? Bah…chissà?”.

Manda la tua foto a Repubblica.it e ricorda di indignarti con la scritta : “Sono una donna e dico basta”.

Scendi in piazza il 13 e poi tutte a teatro a vedere la pièce di Concita De Gregorio.

Qui le donne che chiedono un minimo di coerenza

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Caro Masi ti scrivo… chiediamo i danni

Sabina Ambrogi per il Simplicissimus

Caro Masi,
lei non deve guardare molta tv. Ma dal tipo e dalla frequenza dei suoi interventi si intuisce che lei   guarda di preferenza  programmi che non disprezzano gli spettatori.
A maggior ragione, allora, perché li  perseguita ?
Anziché adoperarsi come ogni bravo  direttore di azienda a creare nuovi
Santoro, nuovi Fazio  o nuovi  Floris, anche di destra, come vorrebbe
il famoso merito e il libero mercato, si  accanisce a intervenire,
censurare, ostacolare rischiando di sottrarre alla pubblicità,  cioè
all’industria, cioè al mercato, cioè allo sviluppo,  un’ enorme fetta
di pubblico ovvero potenziali consumatori, che non saranno mai
spettatori dell’80 % dell’intera  produzione televisiva italiana, né
tanto meno dei suoi grotteschi telegiornali. Ci sono milioni di
italiani che leggono, studiano, parlano lingue,  viaggiano, si
informano su stampa libera,  o anche gente semplicissima ma con un
altro tipo di coscienza della res pubblica di quella rappresentata da
Mediaset o in grandissima parte della programmazione Rai.

Come può credere che  reprimere  l’elaborazione  della rabbia diffusa e
impedire un’informazione completa  non  possa generare reazioni
incontrollate?
Perché  non lascia la direzione dell’azienda  a persone capaci di essere libere che sappiano intuire  la necessità di certi programmi e crearne di nuovi sempre migliori? O allora,  perché con orgoglio non  manda  a quel paese chi la  mette sotto pressione  e non  lavora per la Rai trattandola come un comparto industriale che ci rappresenta tutti? Vuole mostrarci anche lei il suo merito?

Al prossimo intervento e alla prossima ingerenza nel pochissimo spazio di programmazione  che rappresenta milioni di persone, vuol dire che le
chiederemo il risarcimento danni e la restituzione del canone.
Qualche tempo fa Linea Notte ha ospitato Lamberto Sposini per chiedergli come fosse possibile  trattare il  caso Avetrana  in modo così ossessivo. Il giornalista ha risposto: “E continuerete a vederne ancora. Anche perché: chi decide? Chi giudica quando ci si deve fermare?”.

Domande legittime, nella dittatura della libertà. Dopo la sua telefonata  a
Annozero  abbiamo finalmente scoperto che, avvalendosi di un codice che regolamenta la “rappresentazione dei processi in tv”,  è lei che
potrebbe fermare la violenta  intromissione dell’azienda  pubblica Rai
nella vita privata dei protagonisti della tragedia di Sarah Scazzi e
di Yara, oltre che nelle delicate fasi processuali.
E’ chiaro che  questo codice è da estendersi anche a Mediaset. Ma lì, siamo sicuri, telefonerà Pier Silvio. Cogliamo perciò quest’ occasione  per segnalare a lei e ai politici telefonisti, che  da più  di cinque mesi, su
entrambe le reti Rai uno e due, si sperpera denaro pubblico parlando
tutti i giorni, domeniche comprese,  di Avetrana – Brembate, in  una
sorta di stalking mediatico contro spettatori inermi. Si è indugiato
su  particolari ripugnanti, intralciato indagini e ridotto una bimba
strangolata, forse violentata da morta, e poi gettata  in un pozzo, in
un lucroso format televisivo a tinte moraleggianti,  in cui tutti si
sentono  migliori di un mostro prodotto esattamente da questa società.
Il corpo senza vita di Sarah e la sparizione di Yara sono una mecca non
solo per le  due reti Rai (non parliamo di Mediaset), ma anche per
quelle maschere grottesche, impropriamente detti “esperti” che creano
centri di potere e guadagno  partecipando assiduamente a questo
interminabile reality della crudeltà, trasmesso a reti unificate.

Del resto si è visto che i bambini, si possono usare in tanti modi. In tv,
si intende. “Ti lascio una canzone”, andato in onda per mesi, in
contemporanea alla sua  fotocopia  Mediaset,  prevedeva  bimbi di 8- 10
anni vestiti da adulti che cantavano canzoni per adulti, diremmo anche
anziani (successi anni ’40, ’50 e ’60)  esibendosi davanti a un
pubblico adulto. I bimbi numerati come scimmie sono stati  poi
sottoposti al voto da casa, espresso da altri adulti. Il messaggio
stravolto è stato che i bambini intrattengono vecchi cantando loro
canzoni ammiccanti, autorizzati  dai  genitori a confrontarsi con delle
autorità sostitutive come le giurie televisive, e il pubblico di
anziani che valutano il livello della loro esibizione.

Tuttavia va pure ricordato che  il governo attuale ha posto un rimedio a questo vivaio di futuri  border line: il cinque in condotta e l’ “insegnante
meritevole”. Speriamo esca fuori presto anche “il direttore d’azienda
meritevole”.
Eppoi ci sono ovviamente le donne: non quella metà di
cittadine competenti  e di  consumatrici del paese  cui l’attuale
governo delega tutto il welfare (aiuti agli anziani, ai disabili e
accudimento figli e famiglia), o ancora peggio che, pur essendo molto
competenti non lavorano – e ne andrebbero capite le cause –  ma quella
parte di donne funzionale alla sottocultura. Decorative porta oggetti,
o  pagate per  azzuffarsi su temi come: Avere un seno grande è un
limite o un vantaggio? Essere madre è anche essere donna? Mamme a 13
anni, con tanto di  parroco indignato  dall’esistenza dei preservativi.
Una prostituta è libera? (qui c’è sempre Sgarbi che urla: sì, è libera
perché pagata).  Una  bulimia di idiozia e  corpi denudati
proporzionale all’anoressia culturale imposta: nel caso della Rai
viene anche chiesto un contributo economico per  insultare le donne,
nel caso di Mediaset   gli spettatori insultati  (che consumano sempre
meno)  firmano  un assegno in bianco  per il presidente del consiglio e
la sua famiglia.  Ricordiamo dunque  a lei e  tutti i telefonisti che
l’80% dei programmi  elargiti a  questa audience  sono  informazione
pura, hanno un peso politico e sociale enorme, incidono enormemente sul consenso, e sui consumi (o non consumi) e sono  già un ampio
contraddittorio alle due, tre  striminzite isole di informazione alle
quali si continua a telefonare  e che si  incriminano compulsivamente.

Indirizzi a cui mandare il documento

ufficiostampa@rai.it

e per cc politico@ansa.it    r.iotti@confindustria.it


Dimettiti! Lettera aperta a Nicole Minetti

Sabina Ambrogi per Il Simplicissimus

Cara  Nicole Minetti,

12 mila euro al mese pagati dai cittadini,  questo è il costo collettivo delle  tue prestazioni  private  a favore del presidente Berlusconi.

Un’attività solerte, abbiamo letto dalle tue stesse parole,  che ti  occupa a tempo pieno sottraendo questo tempo ai compiti pubblici per cui vieni  pagata. Per non parlare del costo dello  staff di  persone impiegate a far fronte alle  tue   incompetenze. Perché  non ti fai venire un rigurgito di coscienza e  non ti dimetti?  Perché non provi pudore e vergogna come la stiamo provando noi nei confronti del mondo?

Una donna della tua età, con laurea breve in igiene dentale, nella società attuale, così come è stata costruita e incoraggiata  dal “Governo del Fare”  ha un contratto a tempo determinato al massimo di 800 euro al mese, apre la porta del dentista, toglie il tartaro dai denti, regge l’aspiratore, e prende appuntamenti dei clienti. Del dentista si intende. Se poi è incinta, viene licenziata, e si occuperà a tempo pieno dei suoi figli rinunciando al lavoro, poiché, nella società attuale, non ci sono asili, né aiuti alla maternità. Anche se la politica del “fare”, quella che ti ha messo lì dove ti trovi,  fonda potere e guadagno straparlando di  maternità e  famiglia.

E perciò una Minetti qualsiasi non si potrebbe fare manco un po’ di botulino, extention, o comprare  borse cafone,  perché nella società  attuale, un solo stipendio del marito basta appena. E se per caso i due vorranno divorziare, il marito diventerà poverissimo. E quindi converrà che magari odiandosi e infelici restino assieme, tradendosi, come suggerisce il presidente del consiglio e schiaffando i figli davanti alla tv,  a guardare tante future Nicole Minetti. Oppure, una Minetti vera, decide di non avere una famiglia e di non fare figli. Oppure di emigrare. A una donna come Nicole Minetti, oggi, potrebbe capitare che il suo datore di lavoro le metta le mani addosso, legittimato com’è dall’ipocrisia conclamata  da ore di programmazione Mediaset e Rai in cui si susseguono culi, idiozie e donne disponibili.

Un business di putrefazione culturale che ha espresso l’attuale classe politica  alla quale appartieni (grazie anche alla sinistra), che parla, pensa, fa sesso, compra, gode e si esaurisce  in  un  unico osceno programma televisivo organizzato per vendere merce. Una colonizzazione del pensiero collettivo in cui si alternano personaggi come il Principe Cacca,  pubblicità di gente he corre  dietro un rotolo di carta igienica, palle di polvere che devono essere pulite da donne, tronisti e  corteggiatrici, pianti e  urla, donne  declinate in – ine,  vivaio di carne  chirurgicamente modificata fonte di guadagno per la rete, e utile per la creazione di cervelli ubbidienti di elettori, felici di vedere uno solo che tocca mentre loro applaudono. E  tutto, sempre a favore della ricchezza della famiglia Berlusconi. Compresa la signora Lario,  che è  miliardaria grazie al “ciarpame senza pudore” con cui viene inondata la nazione da anni, e non solo il suo letto.

Può capitare anche, a una donna come te, che se si sottrae alle avances del datore di lavoro, venga licenziata. E le può anche  succedere che  dopo una lunga  e penosa gavetta, una donna raccomandata e disponibile ti rubi il posto. Perché  il lavoro delle donne avviene sempre di più  attraverso  la concessione del corpo, come suggerisce e conferma l’attuale classe politica, che ne crea tutte le condizioni  e che tu stessa esprimi. Un dato che ovviamente  riguarda  il lavoro degli uomini, che pure vengono discriminati dall’ invincibile scambio: uomo  in  posizione di potere  e sesso  in cambio di lavoro.  Alcuni uomini sono ottusamente contenti che si affermi il principio come se non andasse a loro immenso svantaggio.

E  se una Minetti,  trovasse  che la sua condizione fa schifo, quando torna a casa e accende la tv, in alternativa ai culi, potrà vedere il Ministro Brunetta  che dice che  lei è in quella condizione perché è una fannullona; il ministro Sacconi  che le ricorda che  si devono fare studi difficili, e per questo si trova in quella condizione; la Ministra Gelmini  che  massacra la scuola, ultima  insufficiente isola di protezione contro il massacro televisivo, insulta le insegnanti, leva aiuti ai disabili, dicendo che valorizza il merito. In nome del  cristianesimo, si intende, o del negoziato con la Chiesa, alla quale  si girano altri soldi pubblici per le scuole private. Una come Nicole Minetti, potrà poi sentire la ministra Carfagna, che amministra la res pubblica, e si occupa della questione femminile, essendo passata da un casting di un Lele Mora di turno e che dice che Berlusconi è un gran seduttore. E poi  la ministra in giarrettiera e mutande Brambilla che spende altro denaro pubblico, oltre quello impiegato per  lei e il suo apparato,“per rifare l’immagine dell’Italia” dopo che Berlusconi l’ha massacrata.

Una come Nicole Minetti,  se fosse credente potrà poi  sentire un coro di  farneticazioni  su un  cristianesimo sfigurato e piegato ai  vantaggi personali di una classe politica rapace,  che insulta, bestemmia e arraffa  in nome di Cristo.

Questo  subisce  una donna come Nicole Minetti se non è Nicole Minetti.

Chi volesse inviare questo documento per chiedere le dimissioni della Minetti può farlo indirizzando a roberto_formigoni@regione.lombardia.it

e per cc a politico@ansa.it


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