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Virus, i fatti e le balle

Come avevo previsto un mese fa, non appena chiuse le urne, si ritorna alle segregazioni e alle chiusure vitali per una politica ormai in pieno degrado, tanto che già il confine con la Francia è semi sigillato, aperto solo a chi lo attraversa per lavoro o per periodi di non oltre 72 ore: tutti provvedimenti che svelano da se medesimi la loro pretestuosità e il loro obiettivo terroristico visto che il virus non si diffonde selettivamente tra chi va in vacanza o a spasso per più o meno un certo periodo di tempo:  se ci fosse un reale timore allora la chiusura dovrebbe essere totale, ma evidentemente non è questo lo scopo del provvedimento, bensì quello di ricreare in toto la paura e allontanare dalla pur ottenebrata consapevolezza dei cittadini, le conseguenze del disastro economico imminente. C’è però una grande differenza, diciamo così morale, tra la primavera e questo autunno da noi come altrove: sei mesi fa l’allarme per il Covid era in qualche modo giustificato dalla “novità”, dalle poche conoscenze che arrivavano, dagli allarmi che venivano diffusi e anche se fin da subito si è cominciato a barare pesantemente sui numeri si poteva ancora invocare  un qualche residuo di buona fede al fondo della retorica apocalittica. Oggi invece la pandemia assume la sua inequivocabile veste di eterogenesi dei fini sanitari, essendo ormai chiara da una parte la debolezza del virus e la sua scarsissima pericolosità, dall’altra la volontà di una parte del potere economico mediatico di gestirlo come peste per ottenere trasformazioni sociali ottenibili solo attraverso il ricatto del terrore.

Esiste in Svizzera un noto progetto di ricerca, chiamato Swiss Policy Research, che studia in termini rigorosi come i media affrontano i problemi che di volta in volta arrivano alla cronaca. Si tratta  di una sorta di sorveglianza condotta da esperti e da giornalisti che si focalizza principalmente sull’informazione in lingua tedesca e su quella che proviene dalle tre principali agenzie di stampa mondiali: l’Associated Press, la Reuters e France presse. Ci sarebbe un mondo di cose da dire e materiale per almeno un centinaio di post, ma quello che in specifico ci interessa ora è il panorama che  queste fonti informative ufficiali  forniscono in termini di numeri e dati sulla cosiddetta pandemia da coronavirus, ma che  vengono presentati, come suggeriscono ben note tecniche di disinformazione, in maniera “disaggregata” e isolata dentro l’incessante flusso di chiacchiere e allarmi, in modo tale da permettere qualsiasi indebita narrazione. Nondimeno essi esistono, sono forniti dalle stesse autorità competenti e una volta recuperati dalla discarica del mainstream e rimessi insieme come i frammenti di uno specchio rotto restituiscono finalmente l’immagine della realtà. Ecco dunque quali sono le reali notizie recuperate da Swiss Policy nella sua opera di fact checking:

  1. Secondo gli ultimi studi immunologici, la mortalità complessiva del Covid-19 nella popolazione generale varia tra lo 0,1% e lo 0,5% nella maggior parte dei paesi, il che è paragonabile alle pandemie influenzali del 1957 e del 1968.
  2. Nella maggior parte dei luoghi, il rischio di morte per la popolazione in buona salute in età scolare ed in età lavorativa è paragonabile a un viaggio quotidiano in macchina per andare al lavoro . Il rischio è stato inizialmente sovrastimato perché molte persone con sintomi lievi o assenti non sono state prese in considerazione.
  3. Circa l’80% di tutte le persone sviluppa solo sintomi lievi o nessun sintomo. Anche tra i 70-79 anni, circa il 60% sviluppa solo sintomi lievi . Circa il 95% di tutte le persone sviluppa sintomi al massimo moderati e non necessita di ricovero.
  4. Fino al 60% di tutte le persone potrebbe già avere una risposta immunitaria parziale dei linfociti T contro il nuovo coronavirus a causa del contatto con precedenti coronavirus (cioè virus del raffreddore). Inoltre, fino al 60% dei bambini e circa il 6% degli adulti possono già avere anticorpi cross-reattivi.
  5. L’ età media dei decessi da Covid nella maggior parte dei paesi occidentali è di oltre 80 anni – ad esempio 84 anni in Svezia – e solo il 4% circa dei deceduti non aveva precondizioni gravi. A differenza delle pandemie influenzali, l’età e il profilo di rischio dei decessi corrispondono quindi essenzialmente alla mortalità normale .
  6. In molti paesi, fino a due terzi di tutti i decessi aggiuntivi si sono verificati in case di cura , che non beneficiano di un blocco generale. Inoltre, in molti casi non è chiaro se queste persone siano realmente morte per Covid-19 o per settimane di estremo stress e isolamento .
  7. Fino al 30% di tutti i decessi aggiuntivi potrebbe essere stato causato non da Covid-19 , ma dagli effetti del blocco, del panico e della paura . Ad esempio, il trattamento di infarti e ictus è diminuito fino al 40% perché molti pazienti non hanno più avuto il coraggio di andare in ospedale.
  8. Molti resoconti dei media di persone giovani e sane che muoiono di Covid-19 si sono rivelati falsi: molti di questi giovani o non sono morti a causa di Covid-19, erano già  gravemente malati anche se non sempre – come nel caso delle leucemie – queste patologie erano state diagnosticate.
  9.  Il  dichiarato aumento della malattia di Kawasaki nei bambini si è rivelato esagerato . Come scrive la Ul Kawasaki disease foundation: “Molti di questi articoli sui media erano confusi e contenevano poche informazioni concrete.Attualmente si registrano meno casi di malattia di Kawasaki di quanto ci si aspetterebbe normalmente in questo periodo dell’anno, non di più”.
  10. Le curve esponenziali spesso mostrate dei “casi corona” sono fuorvianti , poiché anche il numero di test è aumentato esponenzialmente. Nella maggior parte dei paesi, il rapporto tra test positivi e test complessivi (cioè il tasso di positività) è rimasto sempre al di sotto del 20% . In molti paesi, il picco dello spread era già stato raggiunto ben prima che il blocco entrasse in vigore.
  11. Diversi media sono stati beccati mentre cercavano di drammatizzare la situazione negli ospedali, a volte anche con immagini e video manipolatori . In generale, la segnalazione non professionale di molti media ha massimizzato la paura e il panico nella popolazione. Di conseguenza, secondo sondaggi internazionali, la maggior parte delle persone sovrastima drammaticamente la mortalità e la mortalità del Covid-19.
  12. kit di test per virus utilizzati a livello internazionale possono produrre risultati falsi positivi e falsi negativi, ma soprattutto reagire a frammenti di virus non infettivi  o reagire ad altri coronavirus comuni con una sequenza genica parzialmente simile.
  13. In nessun momento c’era una ragione medica per la chiusura delle scuole elementari , poiché il rischio di malattie e trasmissione nei bambini è estremamente basso . Non ci sono nemmeno ragioni mediche per classi piccole, maschere o regole di “allontanamento sociale” nelle scuole elementari.
  14. Diversi esperti medici hanno descritto i vaccini express contro il coronavirus come non necessari o addirittura pericolosi . Infatti, il vaccino contro la cosiddetta influenza suina del 2009, ad esempio, ha portato a casi di gravi danni neurologici e cause legali a milioni. Anche nella sperimentazione di nuovi vaccini contro il coronavirus sono già state segnalate gravi complicazioni e fallimenti .
  15. Gli infermieri statunitensi hanno descritto una cattiva gestione medica spesso fatale per i pazienti Covid a causa di incentivi finanziari discutibili e protocolli medici inappropriati. Tuttavia, in molti luoghi la letalità di Covid è diminuita in modo drastico a causa di migliori opzioni di trattamento.
  16. Il numero di persone che sono rimaste disoccupate o che soffrono di depressione  o che subiscono violenza  domestica a causa delle misure anti coronavirus ha raggiunto livelli record storici . Diversi esperti prevedono che le misure cisteranno  molte più vite del virus stesso. Secondo le Nazioni Unite 1,6 miliardi di persone nel mondo corrono il rischio immediato di perdere i propri mezzi di sussistenza.
  17. Uno studio dell’OMS del 2019 sulle misure contro l’influenza pandemica ha rilevato che dal punto di vista medico, il “tracciamento dei contatti” è “non raccomandato in nessuna circostanza” . Tuttavia, le app di tracciamento dei contatti sono già diventate parzialmente obbligatorie in diversi paesi .

Si tratta solo di alcuni fatti, quelli più importanti, supportati da una cinquantina di link ad articoli che compaiono sulla stessa stampa che poi alimenta il millenarismo pandemico anche grazie alle generose donazioni di Bill Gates. A mio parere la situazione è anche meno grave di quella che appare nei report seri e nei dati non allarmistici, dal momento che esiste pur sempre un grande pressione non solo sul pubblico, ma anche sui presidi sanitari. C’è comunque molto materiale per meditare sulla riorganizzazione autoritaria del neo liberismo che si serve di un virus peraltro debole per aumentare la posta della sua lotta di classe al contrario. E per non cadere vittime del sonno della ragione.


Virus, i fatti e le balle

Come avevo previsto un mese fa, non appena chiuse le urne, si ritorna alle segregazioni e alle chiusure vitali per una politica ormai in pieno degrado, tanto che già il confine con la Francia è semi sigillato, aperto solo a chi lo attraversa per lavoro o per periodi di non oltre 72 ore: tutti provvedimenti che svelano da se medesimi la loro pretestuosità e il loro obiettivo terroristico visto che il virus non si diffonde selettivamente tra chi va in vacanza o a spasso per più o meno un certo periodo di tempo:  se ci fosse un reale timore allora la chiusura dovrebbe essere totale, ma evidentemente non è questo lo scopo del provvedimento, bensì quello di ricreare in toto la paura e allontanare dalla pur ottenebrata consapevolezza dei cittadini, le conseguenze del disastro economico imminente. C’è però una grande differenza, diciamo così morale, tra la primavera e questo autunno da noi come altrove: sei mesi fa l’allarme per il Covid era in qualche modo giustificato dalla “novità”, dalle poche conoscenze che arrivavano, dagli allarmi che venivano diffusi e anche se fin da subito si è cominciato a barare pesantemente sui numeri si poteva ancora invocare  un qualche residuo di buona fede al fondo della retorica apocalittica. Oggi invece la pandemia assume la sua inequivocabile veste di eterogenesi dei fini sanitari, essendo ormai chiara da una parte la debolezza del virus e la sua scarsissima pericolosità, dall’altra la volontà di una parte del potere economico mediatico di gestirlo come peste per ottenere trasformazioni sociali ottenibili solo attraverso il ricatto del terrore.

Esiste in Svizzera un noto progetto di ricerca, chiamato Swiss Policy Research, che studia in termini rigorosi come i media affrontano i problemi che di volta in volta arrivano alla cronaca. Si tratta  di una sorta di sorveglianza condotta da esperti e da giornalisti che si focalizza principalmente sull’informazione in lingua tedesca e su quella che proviene dalle tre principali agenzie di stampa mondiali: l’Associated Press, la Reuters e France presse. Ci sarebbe un mondo di cose da dire e materiale per almeno un centinaio di post, ma quello che in specifico ci interessa ora è il panorama che  queste fonti informative ufficiali  forniscono in termini di numeri e dati sulla cosiddetta pandemia da coronavirus, ma che  vengono presentati, come suggeriscono ben note tecniche di disinformazione, in maniera “disaggregata” e isolata dentro l’incessante flusso di chiacchiere e allarmi, in modo tale da permettere qualsiasi indebita narrazione. Nondimeno essi esistono, sono forniti dalle stesse autorità competenti e una volta recuperati dalla discarica del mainstream e rimessi insieme come i frammenti di uno specchio rotto restituiscono finalmente l’immagine della realtà. Ecco dunque quali sono le reali notizie recuperate da Swiss Policy nella sua opera di fact checking:

  1. Secondo gli ultimi studi immunologici, la mortalità complessiva del Covid-19 nella popolazione generale varia tra lo 0,1% e lo 0,5% nella maggior parte dei paesi, il che è paragonabile alle pandemie influenzali del 1957 e del 1968.
  2. Nella maggior parte dei luoghi, il rischio di morte per la popolazione in buona salute in età scolare ed in età lavorativa è paragonabile a un viaggio quotidiano in macchina per andare al lavoro . Il rischio è stato inizialmente sovrastimato perché molte persone con sintomi lievi o assenti non sono state prese in considerazione.
  3. Circa l’80% di tutte le persone sviluppa solo sintomi lievi o nessun sintomo. Anche tra i 70-79 anni, circa il 60% sviluppa solo sintomi lievi . Circa il 95% di tutte le persone sviluppa sintomi al massimo moderati e non necessita di ricovero.
  4. Fino al 60% di tutte le persone potrebbe già avere una risposta immunitaria parziale dei linfociti T contro il nuovo coronavirus a causa del contatto con precedenti coronavirus (cioè virus del raffreddore). Inoltre, fino al 60% dei bambini e circa il 6% degli adulti possono già avere anticorpi cross-reattivi.
  5. L’ età media dei decessi da Covid nella maggior parte dei paesi occidentali è di oltre 80 anni – ad esempio 84 anni in Svezia – e solo il 4% circa dei deceduti non aveva precondizioni gravi. A differenza delle pandemie influenzali, l’età e il profilo di rischio dei decessi corrispondono quindi essenzialmente alla mortalità normale .
  6. In molti paesi, fino a due terzi di tutti i decessi aggiuntivi si sono verificati in case di cura , che non beneficiano di un blocco generale. Inoltre, in molti casi non è chiaro se queste persone siano realmente morte per Covid-19 o per settimane di estremo stress e isolamento .
  7. Fino al 30% di tutti i decessi aggiuntivi potrebbe essere stato causato non da Covid-19 , ma dagli effetti del blocco, del panico e della paura . Ad esempio, il trattamento di infarti e ictus è diminuito fino al 40% perché molti pazienti non hanno più avuto il coraggio di andare in ospedale.
  8. Molti resoconti dei media di persone giovani e sane che muoiono di Covid-19 si sono rivelati falsi: molti di questi giovani o non sono morti a causa di Covid-19, erano già  gravemente malati anche se non sempre – come nel caso delle leucemie – queste patologie erano state diagnosticate.
  9.  Il  dichiarato aumento della malattia di Kawasaki nei bambini si è rivelato esagerato . Come scrive la Ul Kawasaki disease foundation: “Molti di questi articoli sui media erano confusi e contenevano poche informazioni concrete.Attualmente si registrano meno casi di malattia di Kawasaki di quanto ci si aspetterebbe normalmente in questo periodo dell’anno, non di più”.
  10. Le curve esponenziali spesso mostrate dei “casi corona” sono fuorvianti , poiché anche il numero di test è aumentato esponenzialmente. Nella maggior parte dei paesi, il rapporto tra test positivi e test complessivi (cioè il tasso di positività) è rimasto sempre al di sotto del 20% . In molti paesi, il picco dello spread era già stato raggiunto ben prima che il blocco entrasse in vigore.
  11. Diversi media sono stati beccati mentre cercavano di drammatizzare la situazione negli ospedali, a volte anche con immagini e video manipolatori . In generale, la segnalazione non professionale di molti media ha massimizzato la paura e il panico nella popolazione. Di conseguenza, secondo sondaggi internazionali, la maggior parte delle persone sovrastima drammaticamente la mortalità e la mortalità del Covid-19.
  12. kit di test per virus utilizzati a livello internazionale possono produrre risultati falsi positivi e falsi negativi, ma soprattutto reagire a frammenti di virus non infettivi  o reagire ad altri coronavirus comuni con una sequenza genica parzialmente simile.
  13. In nessun momento c’era una ragione medica per la chiusura delle scuole elementari , poiché il rischio di malattie e trasmissione nei bambini è estremamente basso . Non ci sono nemmeno ragioni mediche per classi piccole, maschere o regole di “allontanamento sociale” nelle scuole elementari.
  14. Diversi esperti medici hanno descritto i vaccini express contro il coronavirus come non necessari o addirittura pericolosi . Infatti, il vaccino contro la cosiddetta influenza suina del 2009, ad esempio, ha portato a casi di gravi danni neurologici e cause legali a milioni. Anche nella sperimentazione di nuovi vaccini contro il coronavirus sono già state segnalate gravi complicazioni e fallimenti .
  15. Gli infermieri statunitensi hanno descritto una cattiva gestione medica spesso fatale per i pazienti Covid a causa di incentivi finanziari discutibili e protocolli medici inappropriati. Tuttavia, in molti luoghi la letalità di Covid è diminuita in modo drastico a causa di migliori opzioni di trattamento.
  16. Il numero di persone che sono rimaste disoccupate o che soffrono di depressione  o che subiscono violenza  domestica a causa delle misure anti coronavirus ha raggiunto livelli record storici . Diversi esperti prevedono che le misure cisteranno  molte più vite del virus stesso. Secondo le Nazioni Unite 1,6 miliardi di persone nel mondo corrono il rischio immediato di perdere i propri mezzi di sussistenza.
  17. Uno studio dell’OMS del 2019 sulle misure contro l’influenza pandemica ha rilevato che dal punto di vista medico, il “tracciamento dei contatti” è “non raccomandato in nessuna circostanza” . Tuttavia, le app di tracciamento dei contatti sono già diventate parzialmente obbligatorie in diversi paesi .

Si tratta solo di alcuni fatti, quelli più importanti, supportati da una cinquantina di link ad articoli che compaiono sulla stessa stampa che poi alimenta il millenarismo pandemico anche grazie alle generose donazioni di Bill Gates. A mio parere la situazione è anche meno grave di quella che appare nei report seri e nei dati non allarmistici, dal momento che esiste pur sempre un grande pressione non solo sul pubblico, ma anche sui presidi sanitari. C’è comunque molto materiale per meditare sulla riorganizzazione autoritaria del neo liberismo che si serve di un virus peraltro debole per aumentare la posta della sua lotta di classe al contrario. E per non cadere vittime del sonno della ragione.


La filastrocca quotidiana

Si poteva pensare che la vicenda pandemica avrebbe risollevato le sorti dei quotidiani, come è sempre accaduto nei momenti drammatici e invece in questo caso sei mesi di narrazione pandemica hanno portato a un ulteriore calo di vendite in edicola  che hanno portato la Repubblica degli Elkann sotto quota 100 mila. Se penso che ho iniziato la non carriera giornalistica in un giornale regionale di modesta diffusione che vendeva quasi 300 mila copie posso misurare a pieno l’entità del disastro. Ma d’altra parte quando si vivevano momenti d’eccezione i giornali fiorivano di notizie, di opinioni contrastanti, di dibattiti e di idee, mentre oggi sono megafoni di una verità unica e inderogabile: per quanti sforzi possano fare per darsi qualche appeal risultano ormai invisi a chi ama il libero dibattito, inutili per i sostenitori della verità unica e noiosi per tutti. Ormai i quotidiani servono esclusivamente come mezzo di ricatto e di pressione, servono ai loro editori padroni palesi o occulti più che ai lettori e benché possano essere scritti da poche persone, magari pure malpagate e ricattabili le spese incomprimibili della carta, della stampa e della distribuzione, non li rendono più imprese capaci di generare profitti a questi bassi livelli di vendita e perciò anche di tariffe pubblicitarie: dunque il fatto che in queste condizioni nascano nuovi giornali, come l’annunciato Il Domani di De Benedetti, non è affatto un segnale di buona salute, ma anzi denuncia il male oscuro dell’informazione al tempo del neoliberismo.

Non c’è nulla di strano se in primavera, sotto l’infuriare della religione pandemica ci sia stato un qualche segnale di risveglio delle vendite che poi è rapidamente rientrato: del resto perché spendere soldi per avere un ampio panorama di assolute cazzate scritte in ginocchio, sia che si tratti del virus, che degli avvelenamenti di Putin, della generosità dell’Europa come della cattiveria della Cina, della malvagità di Trump, dell’intelligenza di Biden o della ineffabile bontà dei miliardari filantropi. Persino il pesce si rifiuta di essere incartato da questa robaccia e dunque l’acquisto del quotidiano finisce per diventare episodico, qualcosa a cui ci arrende quando si viaggia in treno per esempio, mentre la loro totale omologazione non fa avvertire ai più l'”effetto bolla”  della lettura sul web vuoi per gli algoritmi che ci presentano in primo piano  quello che è più cliccato, vuoi per la tentazione di leggere  solo quello che momentaneamente ci interessa. Ormai da molti anni da tutte le parti compaiono analisi che tentano di capire perché i giornali siano sempre meno letti e si tirano i ballo di solito i prezzi e la concorrenza dei nuovi media, ma non appena si vanno a fare confronti tra le  varie testate occidentali si scopre che questi sono elementi abbastanza marginali perché il vero problema è quello dei contenuti che riflette poi la caduta di dibattito di idee e di libertà, qualcosa che in realtà riguarda tutta la comunicazione, ma che diventa più grave quando affligge un mezzo, come quello della scrittura su carta che generalmente è associato a una qualità più elevata: sul web o in televisione le cazzate te le aspetti, ma sui giornali hanno un impatto molto maggiore, specie se sono le medesime cazzate televisive mentre la la loro  densità è ormai intollerabile.

Se poi come in questi mesi occorre comprare una specie di bollettino di sussiegosi cassamortari intenti a sparare   cifre senza alcun senso, a turibolare le varie task force e una scienza che non sanno nemmeno dove sta di casa: uno spettacolo così indecoroso che nel tempo finirà per segnare la definitiva scomparsa del quotidiano che non è più la preghiera laica, ma la filastrocca del neo bambino occidentale.


La caduta delle Repubbliche

415218-thumb-full-720-cernoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Qualcuno, malizioso, ha insinuato sospetti  sulla credibilità dei giornalisti di Repubblica folgorati dalla  inattesa rivelazione che il loro non era un editore puro, ma un imprenditore spregiudicato che coltivata relazioni opache con decisori funzionali ai suoi profitti.

Così non ha creduto alla loro ferma presa di distanza, un po’tardiva magari, ma certamente sincera. Invece ieri abbiamo avuto la conferma che si tratta di professionisti indipendenti che rivendicano nei documenti e negli atti la loro autonomia dal padrone: mentre De Benedetti ha fatto sapere che considera Renzi e il partito del quale è stato il primo e prestigioso tesserato, un investimento sbagliato, un leader ormai bollito e un brand decotto, ecco che il co-direttore chiamato dall’Espresso a risollevare le sorti dell’autorevole quotidiano,  rende  palese a scopo dimostrative  la sua scapigliata inclinazione alla disubbidienza costruttiva candidandosi col Pd.

Motiva la sua scelta con la volontà di trasferire dal giornale al Parlamento la battaglia per la difesa dei diritti, ad esclusione, si direbbe di quello alla salute dei cittadini esposti all’amianto e pure a conflitti di interesse che drogano la democrazia, la libera concorrenza e anche la libera informazione.

Gli va dato atto che per realizzare il suo insano proposito avrebbe dato le dimissioni da co-direttore. Ma resta un interrogativo a proposito della discesa in politica di soggetti anche apprezzabili che a differenza delle abitudini presenti nella nostra autobiografi nazionale, decidono di salire entusiasticamente sul carro dei perdenti: a cominciare dalla elezione a senatore del padre fondatore i giornalisti  prestati alla politica aderivano sia pure con aristocratico distacco a formazioni in ascesa, al culmine se non di consenso almeno di popolarità. Mentre il Cerno offre in giocondo olocausto  la sua faccia e il suo nome a  un organismo in stato di avanzata putrefazione, da qualche tempo diagnosticata perfino dal suo giornale,  perfino dal suo direttore che ha dedicato uno dei suoi rari editoriali diventato topico, al tramonto , meritata, del bullo e della sua leggenda.

Non è la prima volta che per interpretare i fenomeni del consenso e della fidelizzazione a l Pd servirebbe più che il sociologo lo psichiatra. E per comprendere lo strano fenomeno che da una parte conduce persone in vista a scegliere una volontaria eclissi e il sacrificio rituale della propria reputazione per finire tra i ranghi vituperati dei peones. E dall’altra la voluttà che mostrano alcuni di partecipare in prima persona alla catastrofe, non solo come spettatori, come invece fanno tanti che aspettano la catartica salvezza guadagnata tramite il suicidio del capitalismo, il regicidio della cattiva politica, il naturale epilogo dei giornaloni destinati a incartare le scarpe da risuolare, a meno che anche per quello non vengano imposti opportuni sacchetti biodegradabiili.

Sembra un episodio marginale questo, invece è una allegoria forte dell’agonia accelerata che accomuna politica e informazione, costretti a stringere sempre di più vincoli difensivi per contrastare  l’egemonia della contro la molesta comunicazione – disordinata  plebea volgare ignorante populista – della rete.

Ancora una volta  gli addetti ai lavori si sono fatti sorprendere, come succede con le crisi, le epidemie senza vaccini, le alluvioni prodotte dal preventivabile dissesto idrogeologico, i morti sotto le case prove di requisiti antisismici, e così via, non avevano messo in conto   che la gente, anche i più affezionati alla stampa di partito, Repubblica compresa, vuole dati  e non le sussiegose e superciliose opinioni di una cerchia autoreferenziale che ha dimenticato non solo i principi enunciati da Brecht «Chi ai nostri giorni voglia combattere la menzogna e l’ignoranza e scrivere la verità, deve superare almeno cinque difficoltà. Deve avere il coraggio di scrivere la verità, benché essa venga ovunque soffocata; l’accortezza di riconoscerla, benché venga ovunque travisata; l’arte di renderla maneggevole come un’arma; l’avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani essa diventa efficace; l’astuzia di divulgarla fra questi ultimi”, ma perfino le cinque regolette ripetute stancamente i ogni prodotto hollywoodiano  e quindi anche da noi, che ci siamo fatti colonizzare anche la immaginazione. Tanto che a fronte dell’accettazione e addirittura del gradimento di censure e stampa comprata e venduta dii continuiamo a beare delle gesta – purché lontane, antiche e ben confezionate  – di gole profonde, Pentagon Papers, giornalismo investigativo. Proprio quello che da noi non si pratica, preferendo veline e intercettazioni passate sottobanco, somministrate dagli attori della contesa per bande, carriere dinastiche tramandate per li rami a beneficio delle fucine privilegiate dei master prestigiosi per acchiappacitrulli, la riduzione in schiavitù precaria di potenziali talenti, la pubblicazione oculata e selezionata di quello che gli arcana imperii vogliono rendere noto in cambio dell’ammissione alle loro stanze e in cambio di miserabili benefici.

Chi ha rinunciato alla preghiera laica del mattino, chi ha scelto di cercare e anche di contribuire alla verità altrove non si stupisce: da tempo eravamo passati da diritto di cronaca  a delitto di cronaca.

 


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