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Archivi categoria: Giornali

La caduta delle Repubbliche

415218-thumb-full-720-cernoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Qualcuno, malizioso, ha insinuato sospetti  sulla credibilità dei giornalisti di Repubblica folgorati dalla  inattesa rivelazione che il loro non era un editore puro, ma un imprenditore spregiudicato che coltivata relazioni opache con decisori funzionali ai suoi profitti.

Così non ha creduto alla loro ferma presa di distanza, un po’tardiva magari, ma certamente sincera. Invece ieri abbiamo avuto la conferma che si tratta di professionisti indipendenti che rivendicano nei documenti e negli atti la loro autonomia dal padrone: mentre De Benedetti ha fatto sapere che considera Renzi e il partito del quale è stato il primo e prestigioso tesserato, un investimento sbagliato, un leader ormai bollito e un brand decotto, ecco che il co-direttore chiamato dall’Espresso a risollevare le sorti dell’autorevole quotidiano,  rende  palese a scopo dimostrative  la sua scapigliata inclinazione alla disubbidienza costruttiva candidandosi col Pd.

Motiva la sua scelta con la volontà di trasferire dal giornale al Parlamento la battaglia per la difesa dei diritti, ad esclusione, si direbbe di quello alla salute dei cittadini esposti all’amianto e pure a conflitti di interesse che drogano la democrazia, la libera concorrenza e anche la libera informazione.

Gli va dato atto che per realizzare il suo insano proposito avrebbe dato le dimissioni da co-direttore. Ma resta un interrogativo a proposito della discesa in politica di soggetti anche apprezzabili che a differenza delle abitudini presenti nella nostra autobiografi nazionale, decidono di salire entusiasticamente sul carro dei perdenti: a cominciare dalla elezione a senatore del padre fondatore i giornalisti  prestati alla politica aderivano sia pure con aristocratico distacco a formazioni in ascesa, al culmine se non di consenso almeno di popolarità. Mentre il Cerno offre in giocondo olocausto  la sua faccia e il suo nome a  un organismo in stato di avanzata putrefazione, da qualche tempo diagnosticata perfino dal suo giornale,  perfino dal suo direttore che ha dedicato uno dei suoi rari editoriali diventato topico, al tramonto , meritata, del bullo e della sua leggenda.

Non è la prima volta che per interpretare i fenomeni del consenso e della fidelizzazione a l Pd servirebbe più che il sociologo lo psichiatra. E per comprendere lo strano fenomeno che da una parte conduce persone in vista a scegliere una volontaria eclissi e il sacrificio rituale della propria reputazione per finire tra i ranghi vituperati dei peones. E dall’altra la voluttà che mostrano alcuni di partecipare in prima persona alla catastrofe, non solo come spettatori, come invece fanno tanti che aspettano la catartica salvezza guadagnata tramite il suicidio del capitalismo, il regicidio della cattiva politica, il naturale epilogo dei giornaloni destinati a incartare le scarpe da risuolare, a meno che anche per quello non vengano imposti opportuni sacchetti biodegradabiili.

Sembra un episodio marginale questo, invece è una allegoria forte dell’agonia accelerata che accomuna politica e informazione, costretti a stringere sempre di più vincoli difensivi per contrastare  l’egemonia della contro la molesta comunicazione – disordinata  plebea volgare ignorante populista – della rete.

Ancora una volta  gli addetti ai lavori si sono fatti sorprendere, come succede con le crisi, le epidemie senza vaccini, le alluvioni prodotte dal preventivabile dissesto idrogeologico, i morti sotto le case prove di requisiti antisismici, e così via, non avevano messo in conto   che la gente, anche i più affezionati alla stampa di partito, Repubblica compresa, vuole dati  e non le sussiegose e superciliose opinioni di una cerchia autoreferenziale che ha dimenticato non solo i principi enunciati da Brecht «Chi ai nostri giorni voglia combattere la menzogna e l’ignoranza e scrivere la verità, deve superare almeno cinque difficoltà. Deve avere il coraggio di scrivere la verità, benché essa venga ovunque soffocata; l’accortezza di riconoscerla, benché venga ovunque travisata; l’arte di renderla maneggevole come un’arma; l’avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani essa diventa efficace; l’astuzia di divulgarla fra questi ultimi”, ma perfino le cinque regolette ripetute stancamente i ogni prodotto hollywoodiano  e quindi anche da noi, che ci siamo fatti colonizzare anche la immaginazione. Tanto che a fronte dell’accettazione e addirittura del gradimento di censure e stampa comprata e venduta dii continuiamo a beare delle gesta – purché lontane, antiche e ben confezionate  – di gole profonde, Pentagon Papers, giornalismo investigativo. Proprio quello che da noi non si pratica, preferendo veline e intercettazioni passate sottobanco, somministrate dagli attori della contesa per bande, carriere dinastiche tramandate per li rami a beneficio delle fucine privilegiate dei master prestigiosi per acchiappacitrulli, la riduzione in schiavitù precaria di potenziali talenti, la pubblicazione oculata e selezionata di quello che gli arcana imperii vogliono rendere noto in cambio dell’ammissione alle loro stanze e in cambio di miserabili benefici.

Chi ha rinunciato alla preghiera laica del mattino, chi ha scelto di cercare e anche di contribuire alla verità altrove non si stupisce: da tempo eravamo passati da diritto di cronaca  a delitto di cronaca.

 

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Privati spiati, politici salvati

veritàAnna Lombroso per il Simplicissimus

Si conclude oggi un anno nel quale la menzogna ha fatto da padrona, arma potentissima al servizio di chi comanda e di chi accondiscende a farsi comandare per mantenere inalterate rendite e posizioni, contento di sacrificare dignità e rigore morale in cambio di privilegi e cariche.

E  se un tempo le verità inconfessabili di chi stava in alto potevano venir celate negli arcana imperii e coperte dal segreto, oggi la guerra alla realtà incontestabile che minaccia di apparire e mostrarsi, ha bisogno di grandi mezzi che la gente qualunque non possiede, malgrado la narrazione di regime racconti una potenza della rete così formidabile da dover essere contrastata come un pericolo per la sicurezza e l’armonia sociale.

Una guerra nella quale linguaggio e informazione sono diventate terreno di scontro cruciale della lotta di classe all’incontrario  mirata a privare i cittadini della capacità di giudizio preliminare alla facoltà di scelta, per persuaderli di necessità improrogabili e imprescindibili: politiche economiche inique, partecipazione a missioni di guerra, sottomissione a ricatti e intimidazioni sul lavoro fino alla morte in altoforno o per veleni emessi da industrie assistite e foraggiate dallo stato, vendita di beni comuni a privati dei quali è stata provata inefficienza e avidità, accettazione supina dell’implacabile certezza che la via al potere non possa essere virtuosa, tanto che è inevitabile accontentarsi di supposti “meno peggio”.

Non bastano più veli pietosi, non sono più sufficienti riservatezza o segretezza. La verità viene neutralizzata:  mutilandola  secondo le regole dell’ipocrisia eufemisticamente denominata politically correctness,  sicché si allarga il vocabolario delle parole messe al bando per non urtare la delicata sensibilità dei vertici, con acido esteso anche al reflusso, fondi, proibiti come residuo del caffè, da usare solo nel contesto di opportunità offerte a risparmiatori dinamici, costituzione da impiegare solo in riferimento a fisici sani e robusti, voto festosamente sostituito da giudizi emessi nel contesto degli invalsi, democrazia decisamente censurata in favore di governabilità.

O deve essere rimossa e dimenticata. Come nel caso degli eventi del secolo breve mai finito, in modo da non permettere molesti paragoni tra passato e presente che potrebbero indurre risentimento e ribellione, per combinare oblio e pacificazione. O deve essere abbellita secondo le procedure del camouflage impiegato anche in caso di grandi opere, grandi eventi e grandi ricostruzioni, per coprire falle e crepe e le grida di terremotati,  senzatetto, profughi. O deve essere “spettacolarizzata”nei suoi aspetti più  teatrali e cinematografici: bombe come fuochi d’artificio, raid e sbarchi sceneggiati a scopo propagandistico, attentati come fiction, di modo che la violenza del potere sembri sopportabile anzi gradita in forma di colossal a sfondo bellico, da godersi sul divano sgranocchiando pop corn e sorseggiando coca cola dalla lattina.

Però presso popoli meno progrediti, sia pure col talento dei commedianti, resta ineluttabile il ricorso al nascondimento promosso grazie a leggi speciali a tutela dell’ordine pubblico, del decoro e della sicurezza minacciata da terrorismo e eversione. Così a ridosso dello scioglimento, pardon, dell’eutanasia, peggio ancora, diciamo del sobrio disfacimento della legislatura, si è pensato bene di provvedere a concludere quel processo avviato dal Cavaliere, dando forma alla più improrogabile delle riforme, quella delle intercettazioni, tassativa secondo il ministro Orlando per fermare le macchine del fango, per tutelare la privacy di soggetti pubblici, per garantire riservatezza di indagati:  mai più trascrizioni di intercettazioni irrilevanti per le indagini, quindi. Regole per l’utilizzo dei virus-spia come il Trojan. Solo “brani essenziali” e quando “è necessario” nelle ordinanze di custodia cautelare. Un nuovo reato nel codice penale: la “diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente”, punito con la reclusione fino a 4 anni. Accesso autorizzato, ma solo tra un anno, dei giornalisti alle ordinanze del gip, una volta che le parti ne hanno avuto copia.

Quando Berlusconi diede il via alla campagna per il bavaglio andò di moda dichiarare sui social la propria disponibilità a farsi intercettare a riconferma dell’uguale diritto dei cittadini tutti alla privacy quanto alla trasparenza di atti e informazioni.

Io no, io allora come oggi ne ho abbastanza di essere sottoposta a invadenza nella mia sfera personale, di controllo di spese e consumi, di comportamenti e attitudini, di preferenze e sentimenti. Ero e sono indignata per l’esistenza di cupole dello spionaggio che si fanno i fatti nostri come la famigerata Prisma, il programma che ha configurato un accordo tra NSA, l’agenzia di intelligence Usa, e numerose major del mondo digitale, come Google, Microsoft, AOL e Skype, molte delle quali in tempi diversi smentirono formalmente il coinvolgimento e la collaborazione. Istituita per raccogliendo dati direttamente dai sistemi e dalle reti per consentire di intercettare comunicazioni ed accumulare una grande mole di informazioni su cittadini statunitensi e non, realizzando così un esteso sistema di sorveglianza approfondita su comunicazioni in tempo reale o dati immagazzinati in email, chat video, foto, file e social network. Mentre è stata via via sempre più limitata l’attività di vigilanza e rintracciabilità delle operazioni economiche a contrasto dei  reati finanziari. E quando i servizi pubblici online sono volutamente inefficienti, producendo una fatale emarginazione di larghe fasce di utenti.

Io no, perché sono un soggetto privato. Mentre altro trattamento deve essere riservato a chi  assolve funzioni pubbliche, obbligato all’atto di assumerle a rendere conto dei suoi atti, sia Cesare, sua moglie, suo padre, un appartenente a un ceto  che oggi ha voluto costruirsi una rete di protezione che lo metta al riparo da una conoscenza diffusa di fatti che potrebbero mettere in evidenza corruzione, conflitti d’interessi, evasione fiscale, prepotenze privatistiche.

Quelli che per il Ministro Orlando sono squallidi gossip, in questi anni si sono dimostrati un necessario anche se sgradito disvelamento di vizi e talenti criminali. Le intercettazioni telefoniche che sono arrivate ai giornali e alle televisioni, quel cinico discorrere che ha fatto irruzione  nel contesto controllato, addomesticato e in ultima analisi falso, del discorso pubblico, sono state e sono “essenziali”. E non a caso oggi sono sottoposte a censura malgrado la ferma opposizione di magistrati e autorità investigative: è perché da un lato si vogliono salvaguardare gli autori di malefatte sospettate ma non accertate, dall’altro screditare i giornali, prima di tutti quelli che sia pure in regime di assoggettamento, hanno reso noti scandali pruriginosi e dialoghi pepati per ragioni di convenienza,  spesso quelli che oggi hanno preso – perfino loro – le distanze dalla cerchia del segretario del Pd, preferendogli una parvenza più educata e prelatizia, infine le poche voci che si riferiscono all’invisa opposizione, e un domani – presto – i blog.

Questa “riforma” è proprio la sublimazione del familismo renziano accolto e perpetuato dal dopo renzi, e dei vari conflitti d’interessi del giglio magico, un salvagente lanciato alla Boschi,al papà Pier Luigi,a Banca Etruria e all’ombra della P3, tra Flavio Carboni e Denis Verdini, un recupero di Marco Carrai, delle sue società di cybersicurezza, una tutela indiretta dei faccendieri locali che sogghignano in caso di terremoto, o di amministratori periferici collusi e correi.

Non la vogliono una casa di vetro, vedi mai che cominciamo davvero a tirare un po’ di sassi, come Davide o come Masaniello.

 

 


Le truppe del Mi Piace

 

Renzi-sorridente-600x400Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma allora avevano ragione.

Ma allora esiste davvero un complotto orchestrato contro verità e buonsenso e condotto a suon di balle, sussurri, avvertimenti trasversali, intimidazioni.

Ma allora è giusto istituire una commissione parlamentare d’inchiesta e redigere rapporti periodici con cadenza quindicinale,  supportati scientificamente da un algoritmo della verità predisposto all’uopo dall’enfant prodige degli spioni, allo scopo di smascherare e mettere alla gogna le trovate balzane e le insidiose menzogne fatte circolare in rete, per rimbambire la massa beota, incline a farsi turlupinare.

Ieri uno dei congiurati è uscito allo scoperto e ha pubblicato con sfrontata tracotanza nel social network più amato dagli italiani una invereconda bufala, per “difendere” l’organizzazione della quale fa parte dall’accusa di essere stata promotrice – dopo aver favorito la cessione della sovranità dello Stato in materia economica- della consegna del Paese  al crimine finanziario, con il salvataggio dei suoi casinò e grazie all’impunità dei loro croupier malandrini , facendo  vincere anche in futuro il banco e la roulette truccata, in Toscana, in Veneto, che il procuratore antimafia ha definito la “lavatrice” dei soldi sporchi proprio in virtù del clima favorevole all’infiltrazione mafiosa, creato da un sistema bancario  opaco e dominato da cerchie spregiudicate.

Abbiamo sempre detto: il tempo è galantuomo, ha avuto la faccia di tolla di scrivere su Facebook, la Commissione di Inchiesta sulle banche lo ha dimostrato anche in queste ore. Il PD è stato accusato per anni, oggi sono in tanti che dovrebbero chiederci scusa: non eravamo noi il problema. Ma adesso non vogliamo riaprire polemiche: quello che è accaduto sia di insegnamento per il futuro e si aiutino famiglie e piccole imprese ad avere accesso al credito.

Il fatto è che fake ha un forte carattere onomatopeico, richiama lo scoppiettio della bomboletta puzzolente lanciata in mezzo alla gente da qualche teppista e suona meglio dei termini più bonari e domestici, bufala, patacca, balla, frottola, storia, fandonia, invenzione, panzana.

Quello che  è più bizzarro  e avvilente è che qualcuno si goda quei miasmi, che si compiaccia di quegli afrori e si complimenti con bullo che l’ha fatta scoppiare. Perché vi stupirà ma mentre c’è gente che si suicida perché le hanno estorto con l’inganno i sudati risparmi e i  figli non hanno tribune parlamentari dalle quali difendere l’immagine di padri poco noti accusati di essere stati posseduti dall’avidità, mentre si autorizzano in maniera definitiva e bipartisan i più indecenti conflitti d’interesse, mentre si dice che i soldi ci sono ma per salvare le banche, non quelli per salvare le vite dei terremotati, dei malati, per garantire istruzione e cura, per assicurare la tutela del territorio, per riscattare una città e i suoi lavoratori avvelenati e mazziati, si, vi stupirà, ma in calce alla esternazione del cazzaro convertito in sacerdote della verità un tanto al metro, si possono scoprire,  sotto la foto profilo con l’imperturbabile sorriso, ben 975 condivisioni e leggere ben 1341 commenti all’ora nella quale scrivo.

Ora, fatto salvo quel centinaio di possibili prezzolati, di ipotetiche truppe cammellate del “mi piaciare”, comprate con una gita premio alla Leopolda o in qualche stazione deserta ma ben presidiata dalla forza pubblica, fatto salvo un  duecento invettive troppo educate,  significa che ci sono più gonzi dei profeti dei rischi delle scie chimiche e dei propagatori delle cure del cancro tramite bicarbonato. O, più verosimilmente, che resta viva e vegeta una fazione irriducibile di soggetti ispirati da micragnosi interessi privati i più mediocri e miserabili, di cheerleader e ultrà da curva sud a caccia di autografi di star da idolatrare sia pure stonate e in disarmo, ben rappresentati da imperterrite santanchè e  accaniti razzi, di gente che è così drogata dalla possibilità di avvicinare i potenti ed esserne illuminati di luce riflessa, da voler salire a tutti i costi perfino sul carro del vinto, mutuando rabbia schiumante e linguaggi e slogan da stadio o da “boia chi molla”, sei tutti noi, va avanti così, stirali, falli neri, non mollare, Matteo.

Direte, ma sono pochi.

Sono pochi ma sono un campione demoralizzante di elettori e simpatizzanti dell’establishment che più ha saputo colpire nel mucchio, di quel “gruppo” di servi sciocchi incaricato di cancellare ceto medio e stadi intermedi: parlamento, sindacati, informazione, controllori e soggetti di vigilanza, per renderli impotenti e ridurre spazi critici. Ci  saranno anche i “punitori si se stessi”, qualcuno  più spaventato da un ignoto forse migliore preferendogli un noto brutto e cattivo ma conosciuto. C’è certamente quella categoria di famigli e valletti, amministratori e loro contigui, clientes, e pure un bel po’ di precari che sperano in qualche lavoretto interinale all’ombra dei palazzetti di provincia, di sedotti dalle promesse di start up  e carriere manageriali in B &B a spese di papà e mamma.

Ma c’è da sperare che via via sicuramente si è ridotta la cerchia dei pochi – anime ancora belle? – che avevano maldigerito la Bolognina, che aveva sofferto il Lingotto e la professione di slealtà veltroniana e la ripulsa di valori e mandato di sinistra, che aveva preso Repubblica per un fronte anti berlusconiano, che aveva paura del voto inutile nel timore di consegnarsi alla destra, ora che nelle mani della destra c’è cascata davvero.

Parafrasando Brecht se non è venuto il momento di sciogliere il popolo – che ci stanno già pensando loro – è arrivato quello di sciogliere il Pd.

 


Benvenuti nel capitalismo dell’oppressione e nel confusionismo

la-fine-della-storia-1Pubblico un lungo intervento di Robert Charvin  sullo stato delle cose che mi pare allo stesso tempo efficace e semplice nella forma, privo del birignao e dell’evasività di molti intellettuali nostrani, ossessionati dai bilancini e dalle alchimie di sopravvivenza editoriale. Charvin è uno specialista di diritto internazionale, decano della facoltà di  diritto e di economia dell’università di Nizza e membro esecutivo dell’Associazione Nord – Sud XXI, organismo consultivo dell’Onu  e in questo lungo excsursus si occupa in primo piano della Francia e del drammatico momento dello “stato di urgenza”, ma attraverso di essa fa un ritratto sintetico e tuttavia molto incisivo  di ciò che è divenuto il mondo e su ciò che ci attende. Buona lettura.

“Se c’è un ideologia dominante in Francia e in numerose aree del mondo questa è il “confusionismo”. Le questioni principali che determinano i comportamenti vengono nascosti dentro un miscuglio di riferimenti pseudo morali e religiosi per cancellare le diseguaglianze sociali, la precarietà sempre più normale, la frattura Nord – Sud, l’incapacità del sistema economico ad affrontare la distruzione dell’ambiente. Non abbiamo di fronte un mondo nuovo, ma quello vecchio che si degrada velocemente e accentua tutte le sue perversioni, con la ricchezza che si concentra in sempre meno mani, con una grave crisi sociali e ambientale a cui il sistema non offre alcuna soluzione.

In Sudamerica, dopo una dozzina d’anni di vittorie progressiste che hanno permesso a diversi Paesi di affermare la loro indipendenza dagli Usa, il nuovo allargamento della povertà ha dato le ali alla reazione che si presenta come confusa alleanza fra estrema destra, conservatori e socialdemocratici. La Bolivia di Evo Morale resiste, ma il Venezuela chavista s’indebolisce, mentre l’Argentina cambia di campo annunciando il ritorno degli States e delle sue multinazionali.

In Africa il disordine e la miseria hanno raggiunto livelli drammatici dopo la distruzione della Libia che ha destabilizzato molti Paesi vicini. Le disuguaglianze, il malgoverno, gli interventi esterni rinforzano il caos e si esprimono attraverso i conflitti religiosi.

In Asia la Cina che ha come suo obiettivo la creazione di una potente economia interna, non sembra ancora avere una strategia leggibile a livello planetario, La sua tradizione esclude qualsiasi precipitazione o fretta nel campo politico ed è difficile comprendere quali saranno gli sviluppi futuri.

Gli Usa sempre più divisi tra ultraconservatori e democratici sempre più moderati, le cui posizioni variano da uno stato all’altro, perseguono, qualunque sia la presidenza, una  politica egemonica facendo ricorso alla forza o all’ingerenza morbida per mantenere i propri interessi economici e strategici, mascherata dietro il velo di un umanitarismo adulterato: l’eccezionalismo esclude qualsiasi rispetto del diritto internazionale.

Gli stati europei che si sono imprigionati nella Ue e nella sua struttura affarista al servizio delle lobby dei più ricchi, sono politicamente malati. Malgrado la retorica democratica l’Unione accetta passivamente governi sostenuti da movimenti di ispirazione fascista (come l’Ungheria e la Lettonia) e si propone di accettare anche l’adesione della Turchia autoritaria, islamista e opportunista dell’ Akp così come non ha esitato a distruggere la sinistra greca vincitrice delle elezioni con un totale disprezzo per la democrazia rappresentativa. La socialdemocrazia che in anni non lontani governava gran parte del continente non è stata in grado di modificare una situazione sociale in via di deterioramento e anzi si è spesso associata alla destra conservatrice come in Germania che è diventata il modello politico per la Francia e per gli altri Paesi europei.

La Francia infine ha ormai perso tutti i suoi riferimenti e non c’è alcuna modernizzazione della vita politica, malgrado le pretese di certi sedicenti socialisti. Al contrario c’è un impoverimento di tutti i valori e il tradimento di ogni principio sotto l’egida di un tripartitismo i cui componenti Front National, socialisti e Ump hanno programmi praticamente identici. Ps e Ump hanno integrato la linea anti immigrazione e le rivendicazioni autoritarie del lepenismo, mentre quest’ultimo ha recuperato qualche elemento del programma sociale della sinistra: non ci pensano nemmeno a scontrarsi, anzi attendono un riallineamento miracoloso dell’elettorato e delle alleanze, comprese quelle contro natura.

Il fascismo imbecille del Daesh, aumenta l’influenza in Francia e in Europa dei peggiori nemici dell’Islam che perseguono il razzismo ant arabo come sostituto del vecchio antisemitismo, imbellettandosi con i colori dei laicismo e della difesa della civiltà. Nessuno può  ritrovarsi in tutto questo, compresa l’intellighentia malata di uno pseudo umanitarismo ossessivo e inefficace. Intellighentia che peraltro è colpevole di un’opacizzazione delle realtà politico – economiche e della lotta di classe (concetto divenuto osceno) che tuttavia sotto forma più complessa e nuove bandiere prosegue, malgrado la mediatizzazione a oltranza della società. Questa pseudo ideologia, questo “confusionismo” contribuisce a uccidere la politica spingendo i cittadini al privato e all’indifferenza verso le lotte sociali, preparando così la via  a un futuro di tipo neofascista, anche se i modi, le circostanze, il linguaggio paiono differenti.

L’apatia politica è coltivata dall’incultura di massa, da spettacoli rozzi, da giochi stupidi. L’emotività rimpiazza la ragione. Il controllo sociale in un format conservatore, rimpiazza la repressione resa per altro facile grazie al controllo della rete. E qualsiasi cosa cosa viene intrapresa pur di cancellare i contropoteri rimasti: l’ordine giudiziario, i sindacati non ancora sbiancati, gli stessi partiti e gli intellettuali critici. Del resto non c’è nemmeno più bisogno di leader autentici per conquistare le folle: un bel faccino o l’immagine di conformismo familiare sono più che sufficienti per manipolare efficacemente  le persone e, ricorrendo alle sinergia della paura, asservire lo Stato e la società ai soli interessi dei poteri dominanti.

L’intossicazione da paura è raggiunta semplicemente denunciandola continuamente e assimilando il coraggio al fatto si continuno a frequentare i dehor dei bistrot. La disoccupazione, la precarizzazione generalizzata, la repressione antisindacale selettiva, il reclutamento a tutti i livelli dei conformisti, compresi i docenti di economia, la valorizzazione costante dei fattori militari e polizieschi, sempre e comunque applauditi, assicurano la diffusione della paura in individui sempre più isolati gli uni dagli altri.

I ciechi assalti del terrorismo sono ancora più determinanti: essi impongono la ricerca di protettori, vale a dire dei più potenti. E tuttavia L’Isis e i suoi complici sono combattuti nell’ambiguità delle alleanze contro natura con L’Arabia Saudita e il Qatar per esempio e con gli “stati di urgenza” che divengono permanenti. Ma gli “esperti” scelti dai cortigiani del potere compaiono in fila attraverso tutti i media, imponendo l’idea che il disordine è “naturale” e che scelte diverse sarebbero peggiori o irrealiste.

D’altronde gli stessi programmi dei partiti sono semplicistici e privi di realismo: la battaglia politica si degrada a scontri di facce e non di progetti. Questi ultimi, a partire dai sondaggi, sono costruiti esclusivamente per piacere e poco importa se finiscono in carta straccia. Ma di fatto in molti Paesi d’Europa le destre estreme sfruttano a loro vantaggio questo clima sociopolitico confuso, ma pervasivo. Il font national per esempio si fa portatore sia delle rivendicazioni popolari, sia delle reazioni popolari più istintive e primitive, tra la compiacenza dei media e dei partiti di governo che si astengono da qualsiasi intervento forse nella speranza di percorrere la medesima strada.

Dalla parte opposta in Daesh non ha per nulla una generazione spontanea: le potenze occidentali hanno distrutto gli anticorpi presenti nel mondo arabo. La Francia e la Gran Bretagna hanno fabbricato dopo la prima guerra mondiale il Medio Oriente con criteri artificiali, strumentalizzando le minoranze e esaltando le differenze etniche o religiose: il risultato è stato un mosaico ingovernabile e soprattutto inespugnabile dalla democrazia il cui carico è stato preso dopo il 1945 dagli Stati Uniti, con il loro interventismo. Proprio gli occidentali hanno eliminato tutte le forze che davano loro fastidio; prima i comunisti e i progressisti, poi i nazionalisti di tipo nasseriano per  ridursi a sostenere i militari e i loro colpi di stato. Inevitabile che alla fine ci sia stata una marea islamista (in qualche caso finanziata direttamente dagli americani come i Fratelli Mussulmani in Egitto) a cui guardano le società meno miserabili e meno sottomesse.

Ma questo non è che un aspetto dello stato confusionale nel quale viviamo e che ha prodotto in tutto il continente  la convergenza di socialisti e destre conservatrici  entrambe profondamente rispettose del sistema capitalistico quali che siano i risultati e i danni che provoca. La democrazia sta male e peggiora: e in Francia si sta tentando di instaurare attraverso lo stato di urgenza un regime ultra presidenzialista, senza un opposizione reale, il tentativo di attuare artificialmente la “fine della storia”, vale a dire quella delle delle libertà e delle conquiste sociali che sono sopravvissute fino ad oggi. Comanda il profitto, comandano gli affari. La Confindustria francese ha condannato il Front National per il suo programma politico e sociale denunciato come “di estrema sinistra”, ma è rimasta del tutto indifferente al suo autoritarismo di tipo neo fascista: tanto un accordo si può sempre trovare come accadde in Germania con l’associazione fra l’industria pesante e il nazismo o in Italia con la conversione al fascismo dell’aristocrazia  nonostante il suo disprezzo di classe.

 

Il mondo degli affari e della finanza non è dogmatico: può sostenere indifferentemente sia la destra che la falsa sinistra o tutte le forze politiche simultaneamente se  questo appare utile e non sono certo ostili per principio all’instaurazione di un regime autoritario. Per gli affaristi che si riconoscono come nuova aristocrazia “la democrazia sommerge le elites con le onde della mediocrità e dell’incompetenza”. Sono “per una società stabile e funzionale che ha bisogno di autorità dall’alto e di responsabilità dal basso. Bisogna favorire il merito e non ostacolarlo”. Tutte cose che in qualche forma sentiamo ogni giorno e che appartengono nella stesura originaria al Mein Kampf.

Quel mondo ha il culto della libera concorrenza che tuttavia è sempre finta. Per contro essa è fin troppo reale tra i singoli individui che sono spinti alla guerra di tutti contro tutti per la sopravvivenza. Così tutte le strutture collettive collassano per il maggior profitto dei potenti che sono l’unica classe . ormai casta – coerente e legata al privilegio. Chi sta sotto viene disarmato: gli attentati islamisti del Daesh, finanziati dagli alleati della Francia e spesso chiamati “guerra” relegano la crisi sociale in secondo piano. Gli elogi continui alla forze dell’ordine e i metodi repressivi delle libertà aiutano allo sviluppo di un clima securitario, nel quale sono svalutate la giustizia, la scuola, r tutto il welfare che invece subisce critiche sistematiche. Il sistema mediatico informativo nelle mani dei grandi gruppi finanziari, non è più il quarto potere ma nient’altro che il megafono dello spirito del tempo.

Insomma ci sono tutti gli ingredienti del fascismo: il “capitalismo della seduzione” reso possibile dai “30 gloriosi” (gli anni dalla fine della guerra alla soglia degli ’80 ndr)  con il consumo di massa, non funziona più e la casta dominante si orienta verso un “capitalismo dell’oppressione”. E per meglio avallare questo passaggio si rafforza il fasto del del potere che assume caratteri mussoliniani più che repubblicani. Il grado di durezza con cui questa nuova oppressione verrà imposta dipenderà dalle reazioni più o meno forti che susciterà: nell’attesa il sistema si serve di qualsiasi evento e pretesto  per presentare un orizzonte infausto e per discreditare i contropoteri residuali e a trattare con disgustosa condiscendenza le autentiche opposizioni rimaste nello stesso modo con cui la Commissione europea ha ridotto all’impotenza ieri Syriza e in cui si appresta a ridurre Podemos. Del resto nessuna prospettiva di progresso o di crescita con ritorni sociali ha un qualche realismo nel quadro del capitalismo finanziario. Egli non può che provare a produrre le narrazioni manipolatrici o a colpire.

Molti non ci credono ancora in questa regressione come se le dittature e gli autoritarismi ci siano solo per gli altri: c’è un’amnesia sull’Europa degli anni ’30 e ’40, c’è ignoranza su molte realtà dell’est Europa, c’è la volontà di non sapere cosa davvero accade nel Sud del mondo. Non vi è che una stupida  lamentela sui progressi della Cina e sulla volontà della Russia di riprendere il suo posto nel concerto delle nazioni, come se fossero per questo stesso nemici. Tutto è sistemato in modo da far apparire gli arcaismi politici e le economie più artefatte come il vertice della modernità.

C’è un solo ostacolo, fortunatamente non così considerato: l’intelligenza e la mobilitazione dei cittadini.”


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