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Archivi categoria: Fascismo

Ostie sconsacrate

ostiaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ci voleva un naso rotto “inviato speciale”   per rivelarci che esiste  un territorio a ridosso della capitale dove comandano sgherri che combinano appartenenza a organizzazioni criminali e dichiarate simpatie per il fascismo, miscela non certo nuova stando a quanto ci ha narrato la storia  a proposito di alleanze e patti scellerati del passato.

E subito nasi ancora più speciali, che di solito si tengono fuori, preferendo quella loro protuberanza non metterla in certe faccende, si impadroniscono del succulento canovaccio sperando di ricavarci una loro Gomorra, una loro Banda della Magliana, una loro Suburra. Ma non sono mica i soli: reagiscono immediatamente all’inatteso disvelamento anche gli instancabili produttori di vibranti allarmi, compresi quelli ignari fino al pestaggio, cui dedicano compunta attenzione in difesa dell’informazione irrinunciabile presidio di democrazia, oltraggiato da una plebaglia miserabile e infame della quale non avevano finora avuto notizia.

Con ricostruzioni e indagini nel più dinamico stile investigativo, negletto fino al caso naso, scopriamo che, a seconda delle testate,  il litorale, ma tutte le propaggini di Roma sarebbero infiltrate – o forse occupate militarmente – da un numero di clan che va da 75 a 80, e più. Che si tratta di estensioni di camorra con un pedigree di tutto rispetto: Femia, Moccia, Mallardo,  Iovine, Alfieri, o di mafia,  come i Triasso, sulle quali indagò Calipari. E chi è penetrato grazie alle caciotte e alle mozzarelle imposte in esclusiva ai ristoranti, chi con la droga, chi con bar e ritrovi, chi con la monnezza, chi con l’abusivismo delle casette tirate su spiagge in concessione che gestiscono in regime di esclusiva passata per via dinastica.

C’è da essere meravigliati per  la stupefazione  dei soliti sbalorditi, quelli che erano insorti per l’accusa mossa a Roma di essere una capitale mafiosa: politici, amministratori e giornalisti, gli stessi che quando si scoperchiò l’immondo vaso raccontarono con spudorato disincanto che “tutti sapevano” . tranne loro? – che gli attori protagonisti e le comparse trattavano i loschi affari al bar, che si telefonavano in una sconcertante pretesa di impunità, che erano a conoscenza delle strane amicizie avventori dei caffè dove si passavano buste sospette, vicini, gente che lavorava nelle cooperative coinvolte, passanti “testimoni per caso”. Eppure anche allora ci fu un generale sbigottimento. E anche allora, come oggi, la colpa venne imputata infine e con sollievo al popolino correo e omertoso, a Roma come a Ostia, come in Sicilia, come a Afragola, come nei paesi dove la folla si apre, piamente vicina e solidale, al passaggio dei funerali dei boss, per paura o per miserabile interesse.

Allo stesso modo si sono accorti che ci sarebbe un pericolo di “rigurgito” neofascista, in puro stile europeo si direbbe, che ha colpito come una sgradita mazzata tutti, ma soprattutto il partito della pacificazione a cominciare da Violante coi cari ragazzi di Salò,  lo stesso che  alle sue feste dell’Unità promuoveva pensosi confronti con la destra, quella “colta” e “solidale”, lo stesso che tratta come ragazzate di tifosi entusiasti o di giovanotti focosi certe intemperanze nere, lo stesso i cui amministratori finanziano sacrari e musei che dovrebbero essere fuori legge, lo stesso che ha autorizzato e infine legittimato l’occupazione fisica e morale di luoghi e territori, concessi benevolmente a Casa Pound, riconoscendo all’occupazione Via Napoleone III lo status di “occupazione  a scopo abitativo che rientra tra le occupazioni storiche di Roma riconosciute dal Comune e dall’allora sindaco Walter Veltroni con la delibera 206/2007”, lo stesso che rincorre i Salvini e presto forse i Fiore preferendo aiutare i profughi a casa loro in comodi lager libici, i cui amministratori pensano di tassare chi accoglie, avendo ormai introiettato la eterna triade della destra: autoritarismo, demolizione di democrazia e rappresentanza, xenofobia e razzismo, cui mette qualche pezza a colori proponendo misure più severe contro l’apologia, quando non ha mai preteso l’applicazione di leggi vigenti, o con la pretesa paternità su una imitazione grottesca dello ius soli.

C’è chi pensa che è meglio così, c’è chi spera in una tardiva resipiscenza. Io no, perché Ostia, passata la tornata elettorale tornerà nell’ombra nera che si addice ai polizieschi e alle fiction. Perché anche i questo caso si è resa palese la distanza tra politica della vita, la nostra, e politica del potere, la loro,  impegnata a prendere le distanze da cortei e manifestazioni, in un palleggio di responsabilità e di propaganda, intesa soprattutto a rivendicare pretese di innocenza. Quando nessuno di loro è innocente. innocente.

Perché sono quelli che scoprono il dramma dei senzatetto quando creano disordini che nuocciono al decoro dell’urbe, come Marino e provvedono istituendo commissioni d i studio e tagliando acqua e luce, come la Raggi che chiama gli agenti a sgomberare con la forza stabili occupati da anni da richiedenti asilo e rifugiati, che affrontano l’emergenza rom come la chiamano loro, inclusi i rifugiati della Bosnia, immotivatamente assimilati a nascondere pecche belliche, con qualche discreto pogrom, come Veltroni, che lamentano la presenza malavitosa delle cosche sul litorale, quando per legge governativa grazie a un provvidenziale emendamento targato Pd si sono prorogate concessioni anche le più opache, che sono le più, con un automatismo malandrino in barba alle direttive comunitarie, che si vede che stavolta l’Europa non ce lo chiede.

Perché sono quelli che il degrado delle periferie l’hanno creato, relegandovi esclusi, marginali, nuovi e antichi poveri, immigrati, condannati a trovare risposte e protezione in una molteplicità di organizzazioni criminali; usurai delle cosche e bancari, lavoro come manovalanza dei boss o delle coop che speculano sugli stranieri più redditizi della droga, passatempi con le macchinette mangiasoldi gestite in mezzadria da stato e clan, casa occupando alloggi – quando sono migliaia quelli sfitti o mai finiti e abbandonati, frutto di alleanze  oscene tra amministrazioni e costruttori, se Roma  è stata la città con la maggior quantità di edilizia economica e popolare realizzata in Italia, che però si trova in una condizione di degrado e abbandono – o ripopolando le baracche che qualche sindaco ormai in odore di santità aveva smantellato, terreno di tragici scontri tra disperati nostrani o esteri, visto che ormai l’urbanistica e il governo del territorio sono stati retrocessi a attività negoziale intesa a garantire e moltiplicare profitti privati e speculazione tramite grandi opere, stadi, centri commerciali (senza più soldi possiamo però comprare in almeno 40), grattacieli per uffici laddove non c’è più lavoro e grazie al Jobs Act la carriere più promettenti sono quelle di consulenti per la contrattistica precaria, di licenziatori e delocalizzatori, in studi  legali al servizio di multinazionali del casinò finanziario e di cravattari eccellenti.

Una volta si lamentava il passaggio delle città da metropoli a megalopoli. Adesso spetta ai cittadini non subire quello dalle megalopoli alle necropoli.

 

 

 

 

 

 

 

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Benvenuti nel capitalismo dell’oppressione e nel confusionismo

la-fine-della-storia-1Pubblico un lungo intervento di Robert Charvin  sullo stato delle cose che mi pare allo stesso tempo efficace e semplice nella forma, privo del birignao e dell’evasività di molti intellettuali nostrani, ossessionati dai bilancini e dalle alchimie di sopravvivenza editoriale. Charvin è uno specialista di diritto internazionale, decano della facoltà di  diritto e di economia dell’università di Nizza e membro esecutivo dell’Associazione Nord – Sud XXI, organismo consultivo dell’Onu  e in questo lungo excsursus si occupa in primo piano della Francia e del drammatico momento dello “stato di urgenza”, ma attraverso di essa fa un ritratto sintetico e tuttavia molto incisivo  di ciò che è divenuto il mondo e su ciò che ci attende. Buona lettura.

“Se c’è un ideologia dominante in Francia e in numerose aree del mondo questa è il “confusionismo”. Le questioni principali che determinano i comportamenti vengono nascosti dentro un miscuglio di riferimenti pseudo morali e religiosi per cancellare le diseguaglianze sociali, la precarietà sempre più normale, la frattura Nord – Sud, l’incapacità del sistema economico ad affrontare la distruzione dell’ambiente. Non abbiamo di fronte un mondo nuovo, ma quello vecchio che si degrada velocemente e accentua tutte le sue perversioni, con la ricchezza che si concentra in sempre meno mani, con una grave crisi sociali e ambientale a cui il sistema non offre alcuna soluzione.

In Sudamerica, dopo una dozzina d’anni di vittorie progressiste che hanno permesso a diversi Paesi di affermare la loro indipendenza dagli Usa, il nuovo allargamento della povertà ha dato le ali alla reazione che si presenta come confusa alleanza fra estrema destra, conservatori e socialdemocratici. La Bolivia di Evo Morale resiste, ma il Venezuela chavista s’indebolisce, mentre l’Argentina cambia di campo annunciando il ritorno degli States e delle sue multinazionali.

In Africa il disordine e la miseria hanno raggiunto livelli drammatici dopo la distruzione della Libia che ha destabilizzato molti Paesi vicini. Le disuguaglianze, il malgoverno, gli interventi esterni rinforzano il caos e si esprimono attraverso i conflitti religiosi.

In Asia la Cina che ha come suo obiettivo la creazione di una potente economia interna, non sembra ancora avere una strategia leggibile a livello planetario, La sua tradizione esclude qualsiasi precipitazione o fretta nel campo politico ed è difficile comprendere quali saranno gli sviluppi futuri.

Gli Usa sempre più divisi tra ultraconservatori e democratici sempre più moderati, le cui posizioni variano da uno stato all’altro, perseguono, qualunque sia la presidenza, una  politica egemonica facendo ricorso alla forza o all’ingerenza morbida per mantenere i propri interessi economici e strategici, mascherata dietro il velo di un umanitarismo adulterato: l’eccezionalismo esclude qualsiasi rispetto del diritto internazionale.

Gli stati europei che si sono imprigionati nella Ue e nella sua struttura affarista al servizio delle lobby dei più ricchi, sono politicamente malati. Malgrado la retorica democratica l’Unione accetta passivamente governi sostenuti da movimenti di ispirazione fascista (come l’Ungheria e la Lettonia) e si propone di accettare anche l’adesione della Turchia autoritaria, islamista e opportunista dell’ Akp così come non ha esitato a distruggere la sinistra greca vincitrice delle elezioni con un totale disprezzo per la democrazia rappresentativa. La socialdemocrazia che in anni non lontani governava gran parte del continente non è stata in grado di modificare una situazione sociale in via di deterioramento e anzi si è spesso associata alla destra conservatrice come in Germania che è diventata il modello politico per la Francia e per gli altri Paesi europei.

La Francia infine ha ormai perso tutti i suoi riferimenti e non c’è alcuna modernizzazione della vita politica, malgrado le pretese di certi sedicenti socialisti. Al contrario c’è un impoverimento di tutti i valori e il tradimento di ogni principio sotto l’egida di un tripartitismo i cui componenti Front National, socialisti e Ump hanno programmi praticamente identici. Ps e Ump hanno integrato la linea anti immigrazione e le rivendicazioni autoritarie del lepenismo, mentre quest’ultimo ha recuperato qualche elemento del programma sociale della sinistra: non ci pensano nemmeno a scontrarsi, anzi attendono un riallineamento miracoloso dell’elettorato e delle alleanze, comprese quelle contro natura.

Il fascismo imbecille del Daesh, aumenta l’influenza in Francia e in Europa dei peggiori nemici dell’Islam che perseguono il razzismo ant arabo come sostituto del vecchio antisemitismo, imbellettandosi con i colori dei laicismo e della difesa della civiltà. Nessuno può  ritrovarsi in tutto questo, compresa l’intellighentia malata di uno pseudo umanitarismo ossessivo e inefficace. Intellighentia che peraltro è colpevole di un’opacizzazione delle realtà politico – economiche e della lotta di classe (concetto divenuto osceno) che tuttavia sotto forma più complessa e nuove bandiere prosegue, malgrado la mediatizzazione a oltranza della società. Questa pseudo ideologia, questo “confusionismo” contribuisce a uccidere la politica spingendo i cittadini al privato e all’indifferenza verso le lotte sociali, preparando così la via  a un futuro di tipo neofascista, anche se i modi, le circostanze, il linguaggio paiono differenti.

L’apatia politica è coltivata dall’incultura di massa, da spettacoli rozzi, da giochi stupidi. L’emotività rimpiazza la ragione. Il controllo sociale in un format conservatore, rimpiazza la repressione resa per altro facile grazie al controllo della rete. E qualsiasi cosa cosa viene intrapresa pur di cancellare i contropoteri rimasti: l’ordine giudiziario, i sindacati non ancora sbiancati, gli stessi partiti e gli intellettuali critici. Del resto non c’è nemmeno più bisogno di leader autentici per conquistare le folle: un bel faccino o l’immagine di conformismo familiare sono più che sufficienti per manipolare efficacemente  le persone e, ricorrendo alle sinergia della paura, asservire lo Stato e la società ai soli interessi dei poteri dominanti.

L’intossicazione da paura è raggiunta semplicemente denunciandola continuamente e assimilando il coraggio al fatto si continuno a frequentare i dehor dei bistrot. La disoccupazione, la precarizzazione generalizzata, la repressione antisindacale selettiva, il reclutamento a tutti i livelli dei conformisti, compresi i docenti di economia, la valorizzazione costante dei fattori militari e polizieschi, sempre e comunque applauditi, assicurano la diffusione della paura in individui sempre più isolati gli uni dagli altri.

I ciechi assalti del terrorismo sono ancora più determinanti: essi impongono la ricerca di protettori, vale a dire dei più potenti. E tuttavia L’Isis e i suoi complici sono combattuti nell’ambiguità delle alleanze contro natura con L’Arabia Saudita e il Qatar per esempio e con gli “stati di urgenza” che divengono permanenti. Ma gli “esperti” scelti dai cortigiani del potere compaiono in fila attraverso tutti i media, imponendo l’idea che il disordine è “naturale” e che scelte diverse sarebbero peggiori o irrealiste.

D’altronde gli stessi programmi dei partiti sono semplicistici e privi di realismo: la battaglia politica si degrada a scontri di facce e non di progetti. Questi ultimi, a partire dai sondaggi, sono costruiti esclusivamente per piacere e poco importa se finiscono in carta straccia. Ma di fatto in molti Paesi d’Europa le destre estreme sfruttano a loro vantaggio questo clima sociopolitico confuso, ma pervasivo. Il font national per esempio si fa portatore sia delle rivendicazioni popolari, sia delle reazioni popolari più istintive e primitive, tra la compiacenza dei media e dei partiti di governo che si astengono da qualsiasi intervento forse nella speranza di percorrere la medesima strada.

Dalla parte opposta in Daesh non ha per nulla una generazione spontanea: le potenze occidentali hanno distrutto gli anticorpi presenti nel mondo arabo. La Francia e la Gran Bretagna hanno fabbricato dopo la prima guerra mondiale il Medio Oriente con criteri artificiali, strumentalizzando le minoranze e esaltando le differenze etniche o religiose: il risultato è stato un mosaico ingovernabile e soprattutto inespugnabile dalla democrazia il cui carico è stato preso dopo il 1945 dagli Stati Uniti, con il loro interventismo. Proprio gli occidentali hanno eliminato tutte le forze che davano loro fastidio; prima i comunisti e i progressisti, poi i nazionalisti di tipo nasseriano per  ridursi a sostenere i militari e i loro colpi di stato. Inevitabile che alla fine ci sia stata una marea islamista (in qualche caso finanziata direttamente dagli americani come i Fratelli Mussulmani in Egitto) a cui guardano le società meno miserabili e meno sottomesse.

Ma questo non è che un aspetto dello stato confusionale nel quale viviamo e che ha prodotto in tutto il continente  la convergenza di socialisti e destre conservatrici  entrambe profondamente rispettose del sistema capitalistico quali che siano i risultati e i danni che provoca. La democrazia sta male e peggiora: e in Francia si sta tentando di instaurare attraverso lo stato di urgenza un regime ultra presidenzialista, senza un opposizione reale, il tentativo di attuare artificialmente la “fine della storia”, vale a dire quella delle delle libertà e delle conquiste sociali che sono sopravvissute fino ad oggi. Comanda il profitto, comandano gli affari. La Confindustria francese ha condannato il Front National per il suo programma politico e sociale denunciato come “di estrema sinistra”, ma è rimasta del tutto indifferente al suo autoritarismo di tipo neo fascista: tanto un accordo si può sempre trovare come accadde in Germania con l’associazione fra l’industria pesante e il nazismo o in Italia con la conversione al fascismo dell’aristocrazia  nonostante il suo disprezzo di classe.

 

Il mondo degli affari e della finanza non è dogmatico: può sostenere indifferentemente sia la destra che la falsa sinistra o tutte le forze politiche simultaneamente se  questo appare utile e non sono certo ostili per principio all’instaurazione di un regime autoritario. Per gli affaristi che si riconoscono come nuova aristocrazia “la democrazia sommerge le elites con le onde della mediocrità e dell’incompetenza”. Sono “per una società stabile e funzionale che ha bisogno di autorità dall’alto e di responsabilità dal basso. Bisogna favorire il merito e non ostacolarlo”. Tutte cose che in qualche forma sentiamo ogni giorno e che appartengono nella stesura originaria al Mein Kampf.

Quel mondo ha il culto della libera concorrenza che tuttavia è sempre finta. Per contro essa è fin troppo reale tra i singoli individui che sono spinti alla guerra di tutti contro tutti per la sopravvivenza. Così tutte le strutture collettive collassano per il maggior profitto dei potenti che sono l’unica classe . ormai casta – coerente e legata al privilegio. Chi sta sotto viene disarmato: gli attentati islamisti del Daesh, finanziati dagli alleati della Francia e spesso chiamati “guerra” relegano la crisi sociale in secondo piano. Gli elogi continui alla forze dell’ordine e i metodi repressivi delle libertà aiutano allo sviluppo di un clima securitario, nel quale sono svalutate la giustizia, la scuola, r tutto il welfare che invece subisce critiche sistematiche. Il sistema mediatico informativo nelle mani dei grandi gruppi finanziari, non è più il quarto potere ma nient’altro che il megafono dello spirito del tempo.

Insomma ci sono tutti gli ingredienti del fascismo: il “capitalismo della seduzione” reso possibile dai “30 gloriosi” (gli anni dalla fine della guerra alla soglia degli ’80 ndr)  con il consumo di massa, non funziona più e la casta dominante si orienta verso un “capitalismo dell’oppressione”. E per meglio avallare questo passaggio si rafforza il fasto del del potere che assume caratteri mussoliniani più che repubblicani. Il grado di durezza con cui questa nuova oppressione verrà imposta dipenderà dalle reazioni più o meno forti che susciterà: nell’attesa il sistema si serve di qualsiasi evento e pretesto  per presentare un orizzonte infausto e per discreditare i contropoteri residuali e a trattare con disgustosa condiscendenza le autentiche opposizioni rimaste nello stesso modo con cui la Commissione europea ha ridotto all’impotenza ieri Syriza e in cui si appresta a ridurre Podemos. Del resto nessuna prospettiva di progresso o di crescita con ritorni sociali ha un qualche realismo nel quadro del capitalismo finanziario. Egli non può che provare a produrre le narrazioni manipolatrici o a colpire.

Molti non ci credono ancora in questa regressione come se le dittature e gli autoritarismi ci siano solo per gli altri: c’è un’amnesia sull’Europa degli anni ’30 e ’40, c’è ignoranza su molte realtà dell’est Europa, c’è la volontà di non sapere cosa davvero accade nel Sud del mondo. Non vi è che una stupida  lamentela sui progressi della Cina e sulla volontà della Russia di riprendere il suo posto nel concerto delle nazioni, come se fossero per questo stesso nemici. Tutto è sistemato in modo da far apparire gli arcaismi politici e le economie più artefatte come il vertice della modernità.

C’è un solo ostacolo, fortunatamente non così considerato: l’intelligenza e la mobilitazione dei cittadini.”


Chi dorme non piglia piazza

Il-Movimento-dei-Forconi-a-Servizio-pubblico-non-ci-fermeremo-VIDEO-638x425Anna Lombroso per il Simplicissimus

Fare leva sulle difficoltà degli italiani per salvare privilegi, rendite e potere. L’attuale  “classe dirigente italiana  tende a ricercare la sua legittimazione nell’impegno a dare stabilità al sistema, anche partendo da annunci drammatici, decreti salvifici e complicate manovre che hanno la sola motivazione e il solo effetto di far restare essa stessa la sola titolare della gestione della crisi“. Negli ultimi mesi si sono imposte così nell’agenda sociale e politica “tre tematiche che sembrano onnipotenti nello spiegare la situazione del Paese: la prima è che l’Italia è sull’orlo dell’abisso, la seconda è che i pericoli maggiori derivano dal grave stato di instabilità e la terza è che non abbiamo una classe dirigente adeguata a evitare il pericolo del baratro”.

La non tanto velata accusa di “golpismo” tecnico o tramite nomina imperiale, la denuncia di un processo eversivo culminato nel succedersi di governi di insigniti per chiamata, in presenza di un parlamento delegittimato non arriva da frange estremiste con tentazioni insurrezionaliste, ma dal rapporto annuale del Censis,   poco ripreso e propagandato da una stampa che si sente a un tempo classe dirigente, puntello di regime e opinione pubblica insieme.

Si sa che i vuoti vengono facilmente riempiti da varie tipologie di poteri sostitutivi: la politica viene occupata da “specialisti”in asservimento a ideologie e culture finanziarie, da solerti addetti a gonfiare “bolle” e conti, da tycoon e loro famigli, da dinastie di burocrati, boiardi e baroni, insomma da gente che poco ha a che fare con lavoro ma molto con lo sfruttamento, poco con la società ma molto con le SpA, poco con i bisogni e molto con i privilegi, poco con i doveri e molto con i diritti, purché siano i loro, inviolabili.

Gode della crisi con un antipotere fin troppo descritto, diagnosticato, trattato per via letteraria e cinematografica, demonizzato o sottovalutato, pochissimo contrastato, se non con brillanti operazioni di polizia o pervicaci indagini giudiziarie, che invece sull’origine, sulle cause ben poco si è fatto se tutta la massa di indagine, analisi e lettura del fenomeno conferma che si tratta del solito effetto perverso di disuguaglianze, debolezza istituzionale, fragilità democratica. E infatti non è un caso che in presenza della vulnerabilità di una Stato espropriato di sovranità, di un welfare impoverito nel quale i diritti si convertono in elargizioni arbitrarie, di una politica ridotta a retrobottega dove si consumano intrecci opachi, scambi e mercanteggiamenti, di istituzioni delegittimate e ruoli occupati abusivamente, di una giustizia terreno di contrattazione e scontro, inesorabilmente ingiusta, di un ceto inadeguato, corrotto, separato e remoto, le mafie finiscano per costituire un referente, protettivo, autorevole e salvifico per fasce di società che vivono la perdita di grandi certezze e di piccoli privilegi come un danno personale, che intravvedono in clientelismo, familismo e corruzione l’inevitabile espediente per aggirare ostacoli, svoltare la giornata, comprarsi una licenza, trovare un’occupazione.

Per questo ad approfittare della crisi ci pensano anche quelli che in misura minore l’hanno prodotta e perfino qualche vittima, oltre al solito ciarpame rappresentato ampiamente dalla destra in Parlamento che infatti ci ragiona e ci canta insieme, con quella aberrante paccottiglia oggi mirabilmente presentata in una ampia intervista su Repubblica da tal Zunino, leader dei Forconi, che guarda all’Ungheria come al paese di Utopia e che vuole  “la sovranità dell’Italia, oggi schiava dei banchieri ebrei”.

Casa Pound e Forza Nuova, foraggiati da anni da benevoli e generosi amministratori, razzisti e xenofobi vezzeggiati da partiti di governo, cretini semplici in forza sotto qualsiasi bandiera e con qualsiasi divisa con una netta preferenza per le camicie nere si sono incistati come da tradizione nel malessere di nuove e vecchie povertà, usurpano e fanno loro sofferenze e disagi, si acquartierano in città spaesate nel Paese, Torino senza la sua fabbrica, frontiere transitate dall’import export dell’immigrazione, zone un tempo rigogliose ridotte a depositi di veleno.

Si collocano poco nelle piazze quelle vere, per ora. Le loro roboanti dichiarazioni contro la politica e i politici non ci ingannano, la loro parte se la sono scelta. E infatti ieri non erano a fianco dei metalmeccanici e nemmeno degli studenti, che a loro non piace la parte giusta. Non resta che invitare quelli in nome dei quali parlano, a lasciar loro  telecamere e interviste e  non farsi rubare le piazze quelle vere, quelle della collera e della democrazia, della speranza e dell’utopia che non sta in Ungheria, non sta in Germania, ma magarui nel nostro coraggio di riprenderci la vita.

 


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