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Cronache dal terremoto: “insieme la scuola non crolla”

Claudia Pepe dall’ Emilia per il Simplicissimus

È di oltre tredici miliardi il conto dei danni del terremoto che nel mese di maggio ha messo in ginocchio l’Emilia Romagna e parte di Lombardia e Veneto.
Una serie di violente scosse nella notte del 20 maggio (5.9 di magnitudo Richter) e poi la mattina del 29 maggio hanno colpito la zona di Finale Emilia e di Cavezzo radendo al suolo diverse abitazioni e provocando 26 vittime e numerosi sfollati (al momento sono ancora 8.729 ). Proseguono le verifiche per gli edifici che hanno subito danni. Quelle fatte dalla protezione civile sono state già oltre 35mila: il 36,1% degli edifici è risultato immediatamente agibile, il 22,5% temporaneamente o parzialmente inagibile, il 35,7% inagibile e il 5,7% inagibile per rischio esterno, ossia a causa di elementi esterni pericolanti il cui crollo potrebbe interessare l’edificio. Quelle invece effettuate dai Vigili del Fuoco nella sola Emilia Romagna sono state 56.880: poco meno di 45mila si sono concluse con la dichiarazione di agibilità, mentre altre 12mila, hanno invece richiesto una verifica più approfondita.

Le aziende hanno subito danni per 350 milioni. Si tratta, soprattutto, di danni alle strutture e di spese necessarie per l’adeguamento antisismico dei capannoni, visto che molti degli edifici coinvolti erano stati costruiti quando la zona non era considerata a rischio sismico.
Per chi va oggi nei luoghi del terremoto – io ci sono appena stata – e chiede alle persone cos’ hanno provato, subito e sentito, si sente rispondere con una parola sola : un suono.Sì, perché il terremoto non è solo distruzione di case, aziende, scuole, chiese, persone e pensieri . Il terremoto si presenta con un suono inequivocabile che nasce dal ventre del mondo e in un attimo spazza via tutto quello che è cedibile alla natura. Dopo l’agghiacciante musica di morte avviene tutto ciò che hai solo sentito raccontare da persone che non conosci e che guardavi distrattamente alla televisione durante l’orario di cena. Ci si ritrova a ballare sulle note di un disco che salta, che non smette di suonare , improvvisamente hai le mani nella melma , nel buio assoluto, dove cerchi affannosamente i figli, la gente cara, la tua memoria. Cadono come inutili barriere tutti gli orpelli della tua esistenza e della tua mente.

Ti abbracci, incominci a spalare, culli dolcemente i bambini. Scopri che la loro ferita non la faranno vedere subito, ma la assorbiranno lentamente, scoprendone il dolore poco alla volta. Ognuno la curerà a modo suo con l’aiuto degli affetti e la guarirà con l’andare del tempo. Ti volti. Un bambino non vuole vedere e sentire. Urla , piange, balbetta :”C’è il terremoto nonna, ho paura , fallo smettere”…Un ragazzo guarda il foro dove prima c’era la sua scuola . Non inizierà le lezioni come gli altri studenti ma la guarda, capisci che vuole rivedere i suoi compagni con i quali ha perso il contatto da quel maledetto 20 Maggio. Ti racconta che dovevano fare la festa finale, avevano preparato tutto per la Maestra che andava in pensione, ma il suono è arrivato, con lui la loro gioia e il loro entusiasmo è diventato un’eco.

Sono tanti i ragazzi in Emilia che portano una maglietta :”Io non crollo” e questo grazie alla gente che è accorsa e si è prodigata per far riprendere quella normalità che per noi è noia e che per loro è vita. L’ordinaria quotidianità, quella di accompagnare i bambini a scuola, lavorare, fare la spesa , pagare le bollette. Si sono attivati con il cuore, con le mani, con la testa. Hanno creato immediatamente, grazie alla Protezione Civile, una tendopoli dove sono stati accolte le persone che non hanno trovato più le loro sicurezze , le loro copertine di Linus dove coprirsi quando in certi momenti della giornata hai voglia di strofinarti e di sentirne l’ odore. E nella tendopoli la vita cambia. Si riproducono le piazze, le vie , il frusciare dei passi ma sai che non sono quelle dove hai vissuto. Il tempo diventa un ritmo che scandisce le mansioni e le tende coprono la vita delle parole. La gente ha paura di ritornare a casa, perché sa che esistono forze più potenti di quelle umane, gestibili e controllabili. Ed ecco i volontari, magnifici angeli che non hanno perso un momento per organizzare centri per bambini ancora fermi nei loro banchi di scuola, anziani che non vogliono e non possono rimanere soli, persone straniere che hanno lasciato la vita in quei capannoni al posto di qualcuno di noi.

Arrivano le magliette rosse di ”Insieme la scuola non crolla” , genitori a cui non si deve insegnare cos’è la famiglia allargata e differenze di etnia, cultura, religione e credo politico. Arrivano anche i sindaci che non portano fasce inutili ma vengono a chiedere cosa possono fare di più, il perché quel bambino piange in un angolo, che ti porgono una parola in cui puoi veramente contare. Arriva il sindacato, il centro sociale, arriva chi ha qualcosa da donare. Non sembra di vivere in quell’Italia dove il proprio orticello è concimato dalle proprie intenzioni e dai propri interessi, dove la menzogna diventa legge e dove chi parla più forte è il vincitore. E’quell’ Italia che ci raccontavano i nostri padri , dove non ci si arrende, ci si rimbocca le maniche e dove l’altro è uguale a te .I partigiani di ogni giorno, che portano la bandiera non come abbellimento ma come valore reale nelle loro mani . Mani che sanno scavare, pulire, piantare, e che sanno asciugare lacrime orgogliose che scendono di nascosto, quando nessuno ti vede.Solo una cosa non potranno fare quelle mani: scongiurare quel suono .Quel suono che rimarrà nella loro memoria, scandendone i giorni e che ha insegnato loro il vero segreto della vita.


Monti porta in dote a CL i 210 milioni per clero e scuole private: scippo alla Costituzione

Claudia Pepe per il Simplicissimus

Una volta c’era lo sbarco in Normandia, ora in tempi di spending review, c’è lo sbarco sulla riviera romagnola. Ed ecco, senza loden e con sorriso asfittico, il nostro premier Monti, ospite da coccolare e atteso con trepidazione ,che approda al meeting di Comunione e Liberazione. Sì, perchè in tempi di magra, lui liscerà il pelo al mondo cattolico e il mondo cattolico cercherà di spremere e di ottenere benefici e “gadget”.Monti: “Posso assicurare che il governo non farà mancare al settore, cui riconosce una essenziale funzione complementare rispetto a quella esercitata dalle scuole pubbliche, il necessario sostegno economico”. Le scuole private e il clero, tirano un respiro di sollievo e ringraziano.Infatti per le scuole e Università private è stato previsto uno stanziamento di duecentodieci milioni di euro e, inoltre ,novanta milioni per un fondo intervento integrativo per la concessione di prestiti d’onore e borse di studio da ripartire tra le regioni.Ma come e perchè siamo arrivati a questo punto? Per meglio capire come il flusso di denaro pubblico finisca nelle casse delle scuole private cattoliche e del Vaticano dobbiamo risalire al lontano 1947 e alla stesura degli articoli della Costituzione da parte dei Padri della Costituente.

Art 33 : Scuole Private senza oneri per lo Stato.

“Enti privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”
Per meglio rimarcare il concetto di quest’articolo e non creare fraintendimenti,l’11 Febbraio 1950 , 62 anni fa, Piero Calamandrei intervenendo a Roma al III Congresso Nazionale in difesa della Scuola Pubblica disse:”Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a fare meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà.” Parole e concetti chiari ma che nel corso degli anni hanno subito un arroccamento e un’evoluzione opposta. Mentre la scuola pubblica subisce ulteriori tagli nell’organizzazione, nel corpo docenti, e in tutte le sue branche, la scuola privata viene foraggiata con i soldi di noi tutti. Vediamo le sostanziali differenze tra una scuola pubblica e una scuola privata: la scuola pubblica è gratis, aperta agli studenti di qualsiasi classe sociale , credo religioso e politico. La scuola privata è gioco-forza frequentabile da un ceto medio-alto che la sovvenziona con rette impegnative, d’ispirazione perlopiù cattolica, gestita quasi sempre da organizzazioni clericali che fanno confluire i proventi nelle casse del Vaticano. Il corpo docenti nella scuola pubblica passa attraverso una selezione che prevede :concorsi, graduatorie, tirocinii, specializzazioni, aggiornamenti;nella scuola privata l’assunzione è quasi sempre arbitraria e clientelare. Si lascia così anemizzare la scuola pubblica per favorire la scuola privata, con cure di denaro e privilegi. Si comincia, persino, a consigliare ai ragazzi di andare a queste scuole, perché in fondo sono” migliori di quelle di Stato” e, magari si danno dei premi o si contribuisce con benefici alle famiglie.” E’ più bello andare alle scuole private , si studia meno e si riesce anche meglio”. Così diventerà privilegiata e, la scuola pubblica, sarà la solita Cenerentola che deve annaspare tra scope, ramazze e qualche zucca da tramutare nel principe azzurro.

E pensare che i finanziamenti pubblici alle scuole private cattoliche, negati dalla vituperata Democrazia Cristiana , sono stati elargiti nel 2000 da Massimo D’Alema e Luigi Berlinguer , addirittura nel 2008 si era parlato di ridurli di una novantina di milioni, a fronte di nove miliardi di tagli alla scuola pubblica e, i vescovi italiani, annunciarono e minacciarono che sarebbero scesi in piazza contro il Governo. Il Ministro ombra Garavaglia, sapete cosa fece? Non solo reintegròi milioni decurtati ma presentò un DDL per aumentarli di un centinaio . Questa è la sinistra, ora e sempre.Amen .Concludo ricordando la dichiarazione di voto che fece allora (21 Aprile 1947) uno dei Padri costituenti , non un fervente cattolico e nemmeno un fanatico comunista, ma il repubblicano Della Seta “Lo Stato educa , anzitutto , con i suoi reggitori, se danno testimonianza di rettitudine e di carattere ; educa con le sue leggi , poiché c’è una vera funzione pedagogica della legislazione; ma educa soprattutto con la scuola .Quindi, scuola di Stato: questa è la parola della democrazia . Non come una delle tante scuole che debba gareggiare con le altre : ma come una scuola che sulle altre abbia la debita preminenza . Allo Stato le supreme direttive dell’educazione nazionale. Se abdicasse a questa sua funzione, lo Stato non sarebbe più lo Stato ; né noi più potremo coerentemente parlare di democrazia.”..da quella volta lo Stato ha abdicato e la democrazia è diventata una parola astratta,variabille e suscettibile a seconda di chi la indossa..


Bocciato = Peccato. Lo dice il curato

Claudia Pepe per il Simplicissimus

C’era una volta Don Milani. Oggi c’è don Roberto Scattolin, parroco di Rustega in provincia di Padova. Nell’atrio della Chiesa ha affisso un manifesto-proclama:il volto di Cristo con sotto il monito perentorio “Bocciato=Peccato. Provvedi!” Avviso Sacro. “Caro bocciato, mi fai pena e rabbia. E’umiliante anche per te dover segnalare ad altri la tua bocciatura.  Spiace a tutti, perdere un anno per pigrizia, leggerezza, indisciplina. Vizi o limiti che si radicano nella vita, ben oltre il periodo scolastico. Ti invito a verificare perché ciò è accaduto .Hai violato i comandamenti.. Qualcuno si salva dal peccato. Pochi , però. Quando manca l’impegno costante, un bocciato è quasi sempre responsabile della sua situazione. Ha arrugginito la sua volontà e sciupato un anno della sua vita, ha umiliato i suoi genitori, il loro sudore per farlo studiare, ha sperperato i loro soldi per mandarlo a scuola , intaccato il prestigio dell’ “intera famiglia”. E’ doveroso farsi un esame di coscienza , darsi una mossa, pentirsi e confessarsi .L’etica cristiana e impegno scolastico vanno a braccetto e, come diceva Socrate ,c’è un solo bene : il Sapere ; c’è un solo male : l’Ignoranza”.

Questo il diktat di Don Roberto . Probabilmente non ha tenuto conto che una bocciatura è somma di tanti fattori convergenti nella vita di un ragazzo. Dall’alto di uno” scranno”, pensando di avere una verità imprescindibile, ci si dimentica di stare vicino a chi è meno avvantaggiato, a chi non aderisce ad un pensiero imperniato sulla competitività, sul primato dei vincenti. E’ terribile che si esprima riprovazione per “chi non ce la fa”. Si mette in moto un meccanismo di emarginazione e condanna. Una condanna dichiarata, che passa dal pulpito alla famiglia, alla società, per finire ad una vita che ti rifiuta. La scuola e le persone che sono vicine ai ragazzi, devono motivare, devono attivare il bagaglio delle esperienze personali, perché queste sono le più sentite e non appartengono agli altri, non sono le aspettative a cui ambiscono i genitori o  persone vicine. Sono la voglia di esserci, di dire la propria, di mettersi in gioco come persona, di dare qualcosa di personale per migliorare una qualità di vita o di processi sociali ancora non sufficientemente sereni e agevoli.

Quando si parla di talenti , anche dal punto di vista teologico, si intende proprio questo: dare. Dare di sé, per ricevere ed apprendere, avere uno scambio vicendevole di realtà umane che sono tese ad una crescita collettiva densa di profondi segni di appartenenza e portante di evoluzioni caratteriali. In questo percorso è importantissima la stima che ognuno ha di sé e che attribuisce un senso di efficacia o non , che ci fa percepire un controllo o subire le conseguenze, che ci fa partecipare o riportare.”Ama il prossimo tuo come te stesso.” Lo” scranno” qualche volta dimentica anche questo ma, soprattutto ,quella congiunzione:”come”. Il “come”, tante volte dimenticato, è l’apertura che ti dà la chiave per aprire ogni porta. Il “come” si fanno le cose,” come” posso arrivare, “come” posso” raggiungere , “come “sentire ed ascoltare le mie parole”. Cambia completamente il senso delle cose della vita : i fallimenti diventano rinascite , le sconfitte resurrezioni. Don Milani , il più grande riformista della Scuola Italiana, aveva adottato il motto “I Care” letteralmente mi importa, mi interessa, ho a cuore, in dichiarata contrapposizione al “Me ne frego “, simbolo di una cultura fatta di apparenze, di ignoranza , di “vincenti”.Don Milani, amava i gregari , perché la scuola è fatta dagli ultimi come dai più bravi, e non esisterebbero nessuno dei due se le loro vite non si incrociassero , per arrivare non per primi, ma insieme.

I ragazzi bocciati , non sono peccatori..Anche qui,  lo” scranno “, non ricorda un altro episodio della vita di Cristo :”Chi non ha mai sbagliato, scagli la prima pietra”E di pietre ultimamente se ne vedono tante, ma mai le mani di chi le scaglia. Forse quelle pietre arrivano nel cuore di qualche ragazzo , che soffocato dalla sua stessa vita, decide che non vale la pena vivere da “peccatore”. A differenza della vita, che qualche volta umilia,la famiglia la scuola e la Chiesa, hanno l’obbligo di accogliere. In ogni luogo, esiste il Bene e il Sapere, il Male e l’Ignoranza. Sono nati dallo stesso albero da cui noi siamo stati alimentati.  Sta a noi ascoltare, vedere, osservare, capire, comprendere. Non condannare. Socrate, voleva estirpare dai ragazzi l’ignoranza, ma non con la violenza, bensì con l’azione quotidiana del cogliere. Cogliere tutto il mondo più bello che i ragazzi portano nella loro cartella.


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